PhMuseum Days 2023. Alcune anticipazioni sulla terza edizione

Conferme importanti, ma anche grosse novità: Giuseppe Oliverio, fondatore della rassegna bolognese, ha parlato dei piani e delle ambizioni della manifestazione

“I don’t know how to respond to that”. L’espressione, con cui Siri e gli altri assistenti virtuali comunicano agli umani l’impossibilità di soddisfare una richiesta, è stata scelta come titolo della prossima edizione dei PhMuseum Days, giovane – e tuttavia in costante crescita – rassegna dedicata alla fotografia contemporanea.

Inaugurato, nel settembre 2021, negli spazi del DumBO di via Casarini a Bologna, e giunto al suo terzo anno di vita, l’evento ha il sostegno del Comune di Bologna, come parte di Bologna Estate (si segnalano anche il patrocinio di Bologna Welcome e la partnership con Photo Vogue Festival).

© Penelope Umbrico, 1320 TVs from Craigslist

Per il terzo episodio, che avrà luogo dal 22 settembre al 1 ottobre 2023, la kermesse intende confermare il trend positivo fatto registrare tra il debutto e la scorsa edizione. «Il festival – ha spiegato il CEO e fondatore Giuseppe Oliverio nella conferenza stampa dell’11 luglio – ha avuto 3700 visitatori il primo anno», un numero raddoppiato nel 2022 (circa 8500 presenze) che in autunno vorrebbe addirittura superare quota 15 mila spettatori: «quest’anno – continua Oliverio – puntiamo a crescere ancora in maniera sostanziale per consolidare l’iniziativa», e non solo dal punto di vista dell’affluenza. 

«Sfruttando anche la nostra community online, che conta più di 60 mila fotografi da tutto il mondo – spiega – il festival cerca anche di rafforzare la propria immagine sui canali social: dalle 400 mila interazioni del 2021, i PhMuseum Days hanno superato il milione nel 2022, mettendo ora nel mirino la soglia del milione e mezzo».

La diffusione online, tuttavia, è poi accompagnata da una ulteriore ramificazione degli eventi in città: se nel primo anno, infatti, i 4 giorni dei PhMuseum Days si svolgevano tutti all’interno del binario centrale di DumBO, la scorsa edizione, per la prima volta su due weekend (23 settembre – 2 ottobre) si è caratterizzata dallo spostamento nel grande padiglione dello Spazio Bianco (1600 mq) e dalla predisposizione di installazioni nel tessuto urbano, in quattro location differenti (piazza Minghetti, Via dell’Abbadia – in collaborazione con Cheap – Cassero e Cavaticcio), a cui si aggiungeranno Gallleriapiù, che ospiterà una mostra originale, Condominio, spazio milanese coinvolto per la personale di Martina Giammaria (Dreams of a Blue Garden), il PhMuseum Lab – dove verrà replicata RAM_4.0, personale dell’artista portoghese Sara Bastai già inaugurata a maggio – e altre due esposizioni, ancora da annunciare, per un totale di 14 personali e due collettive.

Il nucleo tematico prescelto – dal comunicato stampa – è la «riflessione sul dialogo tra gli esseri umani e le macchine, sull’evoluzione del linguaggio in senso lato e su alcune questioni ambientali che, nonostante la tecnologia, ancora non trovano una soluzione». Argomenti centrali, nella vita quotidiana prima ancora che nell’arte, che trovano spazio di espressione, oltre che nei progetti monografici, anche nel lavoro di quaranta fotografi di tutto il mondo, selezionati tramite open call e riuniti in una collettiva pensata come installazione pubblica.

Un simile intervento, concepito per «incoraggiare un dialogo collettivo con la sfera pubblica e la riflessione su questi temi fondamentali», è affiancato dai lavori di Folio, mostra che espone i risultati della masterclass sul fotolibro organizzata dalla stessa piattaforma. I protagonisti delle personali, oltre a Martina Giammaria (che assieme a Leonardo Magrelli, al duo The Cool Couple e a Luca Massaro completa il roster italiano), orientano inoltre l’offerta espositiva in direzione di una spiccata internazionalità.

© Brea Souders, Another Online Pervert

Provenienti da Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Portogallo, Spagna, gli artisti scelti sono figli di generazioni diverse (si va dall’americana Penelope Umbrico, classe 1957, alla portoghese Bastai, del 1996), e tuttavia ugualmente segnate dalle ultime tappe della rivoluzione digitale e dalla velocità di propagazione con cui questa invade le nostre vite.

Una rivoluzione dal respiro ampio, che non può non intaccare ogni certezza, in qualsiasi ambito dell’esistente. Da un piano più propriamente ecologico e ambientale, Andy Sewell, The Cool Couple, Penelope Umbrico, Felicity Hammond e Chloé Milos Azzopardi mettono in campo il tema dell’impatto ambientale. Si passa poi a questioni di ordine linguistico (Sara Bastai, Luca Massaro e Brea Souders realizzano inchieste visive sulla relazione, e i suoi limiti, tra parola e immagine), metalinguistico (Leonardo Magrelli e Martina Giammaria si focalizzano sulla messa in questione della fiducia accordata all’immagine fotografica) o ancora apertamente sociologico e politico (Daniel Everett, Gloria Oyarzabal). 

© Daniel Everett, Security Questions

PhMuseum Days 2023Festival Internazionale di Fotografia
I don’t know how to respond to that
22 settembre – 1 ottobre 2023
DumBO – via Camillo Casarini, 19, Bologna
info: phmuseumdays.it/