È partita a ottobre, nelle sale di Palazzo Ardinghelli, la stagione espositiva 2023 del MAXXI L’Aquila, con la mostra Marisa Merz Shilpa Gupta visibileinvisibile, la doppia personale di due indiscusse protagoniste dell’arte contemporanea internazionale, realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, con il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e il Patrocinio del Comune dell’Aquila.

Il titolo dell’esposizione si ispira al celebre testo incompiuto di Maurice Merleau-Ponty, Il visibile e l’invisibile, uscito postumo nel 1964. L’esposizione si compone di circa 50 opere delle due artiste, creando tra i loro lavori un dialogo sospeso nel tempo e nello spazio, che annulla le distanze e dona loro nuove prospettive e significati. Cultura orientale e occidentale s’incontrano e si confrontano in una conversazione sui temi del visibile e dell’invisibile, del detto e del non detto, del concreto e dell’astratto. «Quando osservo che qualcosa accomuna Marisa Merz e Shilpa Gupta ciò viene riconosciuto: credo ci siano sensibilità comuni. Da tempo volevo lavorare con l’artista indiana. Nella collezione del MaXXI abbiamo un’opera bellissima di Marisa Merz che abbiamo esposto nella mostra a L’Aquila da poco conclusa After Image, così mi è venuto in mente di creare un dialogo tra due artiste che non si sono conosciute ma sono fortemente radicate nelle loro culture, quella occidentale e quella orientale. E il MaXXI L’Aquila è adatto per provare esperimenti» osserva Bartolomeo Pietromarchi, direttore del museo aquilano.

La produzione artistica di Marisa Merz, unica rappresentante femminile dell’Arte Povera e protagonista della scena artistica italiana dalla fine degli anni Sessanta, Leone d’oro alla carriera nel 2013, esplora con sculture, installazioni e disegni la dimensione intima, domestica e privata in una poetica delicata, fragile. L’artista nelle sue opere, volutamente fuori da ogni tipo di definizione, esprime l’intimità del gesto artistico, lontana da mode e tendenze. Dai grandi disegni che evocano figure angeliche e spirituali con le quali l’artista invita a volgere lo sguardo verso l’io interiore, alle opere in filo di rame intrecciato attraverso cui propone una riflessione sui confini tra arte e artigianato, a quelle in stoffa e nylon che, come tutti i materiali utilizzati da Merz, rimandano a una profonda ricerca di qualità tattile, nonché una relazione con la sua fisicità, spesso ricercata in un contesto domestico come testimoniato anche dal video La Conta (1967) presente in mostra.

Di Shilpa Gupta il MAXXI propone disegni, sculture, proiezioni oltre a installazioni che a volte implicano un’azione dei visitatori come con I Will Die, specchio coperto che bisogna scoprire per vedere un messaggio nascosto, installazioni come Spoken Poems in A Bottle su poeti che sono stati interdetti, esiliati e censurati da più regimi, oppure opere sul multiculturalismo che i nazionalismi vogliono soffocare. Le sue opere conducono a un’ulteriore riflessione sul presente, in particolare sui temi sociali e sulle identità culturali. L’artista si interessa alla percezione umana e al modo in cui le informazioni, visibili o invisibili, vengono trasmesse e interiorizzate nella vita di tutti i giorni. Nel suo lavoro emergono temi quali le barriere di genere e di classe, le differenze religiose, il potere degli apparati statali repressivi e gli effetti negativi che questi producono.
La relazione creata fra le opere delle due artiste nelle sale di Palazzo Ardinghelli attiva percorsi che superano ogni limite e ogni confine e, dall’interno, si liberano verso altri spazi. Attraverso l’arte, il “vedere”, tradizionalmente privilegiato dalla cultura occidentale e il “sentire” in quella orientale, conducono a ripensare le categorie fondamentali su cui queste culture si fondano.


