I fondali di Alberto Luca Recchi tra gli stand di Arte in Nuvola

Tra gli stand della fiera romana, spicca quello di Alberto Luca Recchi, esploratore del mare e delle creature che lo popolano

Weekend di Arte in Nuvola, tra gli stand della fiera, quello di Contini Art Gallery dedica uno spazio alle opere di Alberto Luca Recchi.
Esploratore del mare, Recchi racconta con le immagini la vita degli oceani. Sono sue le prime spedizioni nel Mediterraneo alla ricerca di balene, squali e capodogli. L’unico italiano ad aver realizzato un libro per National Geographic e tenuto una conferenza sul mare all’Explorers Club di New York, gotha mondiale degli esploratori. Autore di podcast e libri, alcuni dei quali realizzati in collaborazione con Piero Angela.

Alberto Luca Recchi, stand Arte in Nuvola, Roma, 2022

«La mia vita ha coinciso con le prime esplorazioni dei fondali – racconta Recchi – ho visto spettacoli inimmaginabili: paesaggi incantati, creature mai viste, alcune bizzarre, altre mostruose. Meraviglia e stupore per decenni. Poi ho smesso di guardare e ho cominciato a vedere. Davanti a me non c’era più un pesce o un paesaggio, c’erano le mie radici. In mare non è nata solo la vita, ma tutto: l’Informazione, l’Economia, l’Arte, la Politica. Il mio esistere si è ricomposto in un mosaico – antico come il tempo – e ha preso senso».

Il mare, con le creature che lo popolano, continua a rappresentare una grande fonte di ispirazione e un motivo di attrazione, grazie alla sua indole così intrisa di emotività: è immenso, profondo, romantico, misterioso, subdolo, spettacolare, ignoto e potente. Tutte sensazioni che Recchi riesce a sintetizzare nei suoi scatti, senza tralasciare anche una vena ironica e briosa.

Alberto Luca Recchi, stand Arte in Nuvola, Roma, 2022

«Entrare sott’acqua vuol dire entrare in un mondo in cui siamo indifesi e lenti. Anche una tartaruga – spiega – è più veloce di un olimpionico. E dobbiamo mettere in conto che in mare non siamo sempre predatori, ma possiamo diventare prede. Quando arrivo tra gli squali cerco di unirmi a loro in punta di piedi. Sono immobile per un po’ e li guardo muoversi agitati. Solo quando si sono abituati a me comincio a muovermi anch’io e a fare il mio lavoro».

Alberto Luca Recchi e Guido Talarico

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