Fine delle elezioni, ed è già grande attesa per il nome del nuovo Ministro della Cultura

Da Mollicone a Sgarbi, al via il toto-ministro. Intanto ripassiamo il programma del centro-destra: la cultura è decima su 15 punti

Fine dei giochi. Il centrodestra ha vinto le nuove elezioni politiche.
In attesa di scoprire le dinamiche interne alle coalizioni e le relative scelte sul futuro premier e i relativi nomi coinvolti nella compagine di governo, rinfreschiamo la memoria sui programmi elettorali che il partito più votato ha espresso riguardo al futuro del settore culturale.

Nella coalizione di centro destra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) la cultura occupa solo il decimo posto di un programma articolato su 15 punti. Sotto l’etichetta “Made in Italy, cultura e turismo” l’interesse al mondo della cultura viene presentato nell’ottica della necessaria valorizzazione “della bellezza dell’Italia nella sua immagine riconosciuta nel mondo”. In questa prospettiva la destra si focalizza “sulla presenza dell’Italia nei circuiti dei grandi eventi internazionali”, sulla promozione del  “patrimonio culturale, artistico, archeologico”. Alla creazione di quello che l’onorevole di FDI, Federico Mollicone, definisce un racconto identitario italiano sarebbero funzionali misure come l’abbassamento dell’Iva al 4% sui prodotti culturali. A questo si aggiunge nel programma del cdx “il supporto alla digitalizzazione dell’intera filiera” e “la valorizzazione delle professionalità culturali”.

Tematiche che sono state già sollevate dal Sovrintendente capitolino ai beni culturali, Claudio Parisi Presicce, che ha evidenziato gli elementi di forza e di carenza del Sistema Musei di Roma Capitale, individuando strategie da attuare per migliorare le difficoltà come l’isolamento delle piccole realtà di periferia, la scarsa fruizione delle informazioni per il visitatore e la scarsa comunicazione tra le istituzioni culturali: «La digitalizzazione è fondamentale. […] Una città come Roma, ha bisogno di realizzarsi attraverso un collegamento con altri sistemi informativi perché il patrimonio culturale romano è unico al mondo ma è diviso tra diverse istituzioni, quindi l’interoperabilità tra i diversi sistemi è un obbiettivo che ci dobbiamo porre. Questo tipo di lavoro va svolto con il Ministero della Cultura e i Musei Vaticani, ma anche con i privati, in modo tale che le informazioni vengano messe in condivisione e possano produrre la moltiplicazione degli interessi e delle attrattività. Le potenzialità di sviluppo economico e culturale sono enormi. C’è bisogno di immettere forze adeguate anche dal punto di vista delle età, perché la media dei nostri funzionari è molto elevata. La qualità della preparazione delle nuove leve è ottima […] servono più mediatori culturali, cioè persone che comprendano le esigenze diversificate delle diverse tipologie di visitatori e li avvicinino all’offerta culturale del museo».

In attesa di scoprire il nuovo Ministro alla Cultura, fanno già capolino i primi potenziali nomi che potremmo vedere al Ministero: da Federico Mollicone, responsabile del programma Cultura di Fratelli d’Italia, a Vittorio Sgarbi che – nonostante non abbia ottenuto l’elezione nel collegio uninominale del Senato a Bologna quale componente di “Rinascimento” –  potrebbe tornare nella squadra di governo addirittura nel doppio ruolo di Ministro della Cultura e assieme Ministro dell’Istruzione. “Sulla cultura la destra è stata sterilizzata – aveva dichiarato prima del risultato finale – ma ora può tornare centrale: dovrà essere un ministero della coscienza ritrovata”. Nel toto-nomi, spunta anche quello del presidente della Quadriennale di Roma, Umberto Croppi che potrebbe tornare agli incarichi politici dopo aver ricoperto, durante la giunta Alemanno, il ruolo di assessore alla cultura del Comune di Roma.

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