El Gran Movimiento di Kiro Russo, ovvero come l’empatia sorpassa la storia. Il film che ha vinto il Festival del cinema di Villa Medici

Roma

Un’impressione nasce a conclusione del Festival del cinema di Villa Medici. Ci sono rari casi in cui dopo aver visto un’opera d’arte si percepisce addosso una sensazione fisica di malessere e insofferenza. Ciò non comporta alcun discredito negativo della stessa differentemente da quanto ingenuamente creduto da un certo tipo di critica che sa tanto di morale cattolica degli anni Novanta. L’opera d’arte, la sua immagine, può letteralmente farci stare male e le possibilità che questo accada sono direttamente proporzionali al suo contrario. L’immagine è qualcosa che ci tocca ogni qualvolta la incontriamo, spillo o punctum che letteralmente ci punge dove non ci aspettiamo, in modo sorprendente per noi, che nella maggior parte dei casi non ce ne siamo accorti. Riferendoci all’opera d’arte, includiamo naturalmente nel discorso anche il film. Anzi è proprio nel cinema che l’immagine «mi getta in faccia un’intimità che mi arriva in piena intimità – attraverso la vista, l’udito o il senso stesso delle parole» come Jean-Luc Nancy scriveva in uno dei suoi Tre saggi sull’immagine (tessere Cronopio, 2011). Il film detiene un primato unico e indiscusso, il potere di coglierci inermi per una o due ore di fronte ad un tipo di immagine che esercita su di noi un coinvolgimento tale da frugare nella nostra intimità unendo in un momento solo i sensi, la coscienza e l’intelletto (sempre che non decidiamo di volerglielo impedire a tutti costi, e qui l’indifferenza/non amore per il grande schermo…).

Questa lunga premessa serve ad introdurre un film insolito nel suo genere ma in grado di fare tutto ciò: El Gran Movimiento (2021), secondo lungometraggio del regista promessa boliviana Kiro Russo, uscito vincente dalla competizione internazionale in occasione del nuovo Festival del cinema di Villa Medici (ne abbiamo parlato qui) nonché presentato in anteprima mondiale alla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. El Gran Movimiento è un’opera d’arte la cui caratteristica principale è l’empatia che è in grado di creare con lo spettatore. Empatia in questo caso non riferita allo stato d’animo particolare di un personaggio ma verso l’atmosfera di magico malessere che permea tutto lo sfondo scenico e narrativo del film. Elder, il protagonista, minatore di ritorno nella città natale di La Paz, vive prigioniero di una strana malattia psico-fisica di cui non si riesce ad individuare il fattore scatenante oggettivo. La sua storia si intreccia con quella di Max, senzatetto dall’apparenza sciamanica, con il quale Elder stabilisce inspiegabilmente e a distanza una connessione spiritica fatta di visioni magiche e apparizioni miste a momenti febbrili che condurranno il protagonista sino alla morte. Lo sfondo è la città soffocante di La Paz, un cumulo di mattoni, cemento e calcestruzzo sull’altopiano montuoso delle Ande a ben 3600 metri, dove i suoi abitanti, personaggi caricaturali dalla grossa stazza, vivono le loro vite con la naturalezza del tempo che scorre. Tra Elder e il paesaggio cittadino si stabilisce da subito una forte connessione – “the environment makes me feel bad” dice ad un certo punto il giovane sulla funivia della città – e la sensazione di malessere si rispecchia nel ritratto della città fino a rimbalzare nello stato d’animo dello spettatore, contaminandolo.

Alla fine del film capiamo perché il Festival del cinema di Villa Medici l’abbia premiato. Il realismo magico ci ha attraversato e usciamo con una sensazione di stordimento misto a perplessità. Cosa è accaduto? Abbiamo il sentore di essere stati toccati anche noi dal flusso spiritico che scorre tra Elder e Max, la resa che Kiro Russo fa di La Paz ci ha tolto per un attimo l’ossigeno della comoda realtà e ci ha trasportati in un luogo esoterico o più semplicemente in un «mondo magico, orizzonte stabile della crisi […] dove accade l’opposto di ciò che accade nella storia» (Ernesto De Martino), ponte verso l’empatia assoluta e totalizzante dell’opera.

Info: https://www.villamedici.it/