Il restauro della Madonna del latte alla Galleria Corsini. Una best practice tutta italiana che ha svelato un affascinante mistero

Roma

Gustave Flaubert nel 1851 ne restò ammaliato e scrisse “Sono innamorato della Vergine di Murillo della Galleria Corsini. La sua testa mi perseguita e i suoi occhi continuano a passarmi davanti come due lanterne danzanti”. Si riferiva alla Madonna del latte di Bartolomé Esteban Murillo, un capolavoro di cui le Gallerie Nazionali di Arte Antica, a Palazzo Barberini, dove l’opera è conservata, hanno avviato il restauro a ottobre 2020 e che ad aprile sarà finalmente ripresentato al pubblico con tutte le nuove scoperte che sono emerse.

Dentro un’opera d’arte antica spesso si nascondono particolari inediti, che con tempo vengono riscoperti. Questo fa parte del fascino e del mistero intrinsechi in questo splendido segmento del mondo dell’arte. La tela, infatti, è stata sottoposta per la prima volta ad una serie di indagini diagnostiche quali radiografia, riflettografia IR, analisi multispettrali, fluorescenza a raggi X (XRF) e a un’accurata opera di pulitura per rimuovere le vernici ossidate e vecchi ritocchi. Sono stati effettuati anche alcuni prelievi per effettuare analisi stratigrafiche sull’opera. E il risultato più eclatante è stato la scoperta della figura di un santo – quasi sicuramente di un San Francesco in preghiera – in fase avanzata di esecuzione, al di sotto della figura della Vergine.

Bartolomé Murillo, Madonna del latte

“Il riuso delle tele non è una novità – ha spiegato Alessandro Cosma, curatore delle Gallerie e responsabile dell’intervento – ma qui l’eccezionalità sta nell’impiego di parti appartenenti a una figura precedente riusate come base per il nuovo quadro, come le pieghe del saio del santo che formano il panneggio della gamba della Madonna”.

Questa scoperta è l’aspetto più eclatante di quest’esperienza. Ma è solo parte di questa storia. Perché anche l’impegno che ha reso possibile la fattibilità di questo lavoro contribuisce a confezionare quella che si potrebbe definire come un’autentica best practice di management artistico. Il restauro di quest’opera d’arte antica è stato finanziato, infatti, in parte dai fondi museali e in parte con i proventi raccolti con la vendita del Vino Civitas, iniziativa promossa dall’Associazione Civita in collaborazione con la Tenuta Caparzo di Montalcino. Una partnership, quella tra Civita e la Tenuta Caparzo, avviata proprio per sostenere il restauro delle opere d’arte con la vendita del vino.

Detta anche Madonna zingara, l’opera era una delle più ricercate e ammirate nell’Ottocento dai visitatori che frequentavano la Galleria Corsini e la sua preziosa collezione, dove l’opera è tutt’ora conservata. Quello portato avanti da Alessandra Percoco, del laboratorio di restauro delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, diretto da Chiara Merucci, è il terzo intervento documentato sulla tela, dopo alcuni lavori ottocenteschi e un restauro degli anni Novanta del Novecento.

I lavori di restauro adesso proseguono per cercare ulteriori segreti della tela e per approfondire l’avvincente storia collezionistica dell’opera, alla quale gli studi in corso hanno aggiunto importanti tasselli. Tutte le scoperte e le novità saranno oggetto di una presentazione a Palazzo Barberini nell’aprile di quest’anno.

Bartolomé Murillo, Madonna del latte

Info: https://www.barberinicorsini.org/

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