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Marco Ercoli in Notturno

Il bello naturalistico incontra il bello estetico. Notturno, la personale di Marco Ercoli all’Art Hotel Villa Fiorella a Massa Lubrense, punta di diamante agreste e incontaminata della costiera sorrentina, sembra ancora di poter vivere un turismo autentico tipicamente italiano e di alto livello che abbina all’amore per l’arte quello per tutti gli altri sensi. Alberto Colonna, proprietario dell’Art Hotel Villa Fiorella, ne è probabilmente uno degli ambasciatori più esemplari. Il merito non è unicamente dovuto alla passione per l’hotellerie, ma alla sua combinazione con un vero spirito mecenatistico per le arti contemporanee difficile da trovare nel panorama italiano attuale. Alberto infatti ha unito armoniosamente le due passioni di famiglia, il settore alberghiero di lusso e il collezionismo (Mario Sironi, Miltos Manetas, Davide Rivalta, Maria Lai, Eliseo Mattiacci per citarne alcuni) nella creazione di un’operazione a dir poco lungimirante per i tempi odierni, innanzitutto perché alla base troviamo la fiducia nelle giovani generazioni. Soprattutto, per i giovani artisti. Il 10 ottobre infatti ha inaugurato all’Art Hotel (sarà visitabile su appuntamento per un anno) Notturno, la personale di Marco Ercoli, artista originario di Roma ma dedito da alcuni anni alla vita appartata, quasi eremitica, sugli Appennini, che lo ha condotto all’osservazione meticolosa della natura e alla capacità di meravigliarsi dei suoi dettagli e delle sue atmosfere. La pittura di Ercoli è caratterizzata non a caso dalla proliferazione barocca di particolari presenti sotto forma di punti di luce tagliente che evocano il modus operandi del cinquecento nordico ma nelle sembianze ultra moderne di scenari fantastici a metà tra il surrealismo e il simbolismo. Cinque opere esposte nell’ambiente intimo della stanza d’albergo dell’artista stesso abitano lo spazio perfettamente a loro agio. Tra queste, il polittico Notturno Alfa Omega, diventa l’exploit di un processo iniziato dall’artista e culminato nella raffigurazione dell’atmosfera notturna dove l’elemento luminoso si fa ancor più pungente e rivelatore. Dall’esplosione figurativa delle tele Gnoti Sauton, Hortus Conclusus, Nosce Te Ipsum, Il Sonno della ragione, si passa all’essenzialità cromatica del dettaglio vegetale che riemergendo dal buio risplende di una luce bianca e specchiante – «se la notte regala una parvenza di quiete, è nel buio che le idee fermentano e si prepara la metamorfosi» scrive la curatrice Giorgia Basili –. L’horror vacui di cui si nutrono le opere di Ercoli sembra tramutarsi allora in una riproduzione fruttifera di concetti che affiorano da un sonno fertile. Il vuoto è occupato dalla pienezza teorica e l’abbondanza muta forme continua a regnare sovrana; i «contorti intrecci di giardini edenici dall’ambigua parvenza, mise en abyme senza punti cardinali» ci stordiscono tanto quanto la meraviglia di Ercoli per il lumen dei particolari definiti, siamo «rapiti dal desiderio di vedere ogni ombroso recesso e ogni valle lussureggiante» (Basili) sia immaginativamente nell’assenza della figura, che realmente nell’insaziabile riproduzione simbolista. Sulle tele affiorano dimensioni in cui le asincronie temporali coesistono, citazionismi storici e fantastici creano mondi unici e sospesi, a volte nuvole immaginative dense ma pronte a disfarsi un attimo dopo, come lo spazio di cielo di Gnoti Sauton lascia pensare. L’ambiente in cui si collocano le opere abbraccia in toto la poetica dell’iper stimolazione dei sensi che affiora dalle tele di Ercoli e il bello naturalistico sembra sposare il bello estetico dell’opera d’arte: «Un dialogo tra uomo e natura nell’istante stesso in cui tutto sta per accadere, è il preludio dell’imminenza, la quiete prima della tempesta» (Marco Ercoli).

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