Un secondo di eternità: la transitorietà del presente nell’ultima esposizione della Collezione Pinault a Parigi

L’ex borsa di commercio di Parigi, oggi maestosa sede della collezione d’arte di François Pinault, propone il nuovo allestimento del patrimonio artistico del magnate francese

Immersa nel quartiere parigino Les Halles, lEx Borsa di Commercio della Capitale francese presenta al pubblico parte del prestigiosissimo patrimonio di François Pinault, sotto una nuova prospettiva, dopo la prima esposizione inaugurale, Ouverture. L’edificio storico è oggi la sede permanente della collezione dell’imprenditore multimiliardario francese – con un patrimonio stimato di circa 27 miliardi di dollari, secondo la rivista Forbes 2020 –  fondatore della holding Artemis e di PPR, oggi gruppo Kering, che comprende brand di lusso come Gucci e Yves Saint Laurent. Vittima, se a ragione o a torto lasciamo ai lettori il responso, l’operazione di restauro della struttura è una delle più recenti prove della rinascita di Parigi come capitale contemporanea, oggetto di interventi architettonici che hanno saputo accendere un aspro dibattito tra la parte di critica conservatrice e quella maggiormente progressista.

La sede apre le sue porte il 22 maggio 2021 in rue de Viarmes, 2, divenendo a tutti gli effetti terzo scrigno della collezione dopo Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia. A poco più di un anno dall’inaugurazione del nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea internazionale, è oggi disponibile per i visitatori un’inedita proposta che pone l’accento sulla polisemia del tempo presente, sospeso, fugace, abitato da presenze spettrali e attraversato dal tema dell’assenza.

L’esposizione prende il titolo dall’opera cinematografica dell’artista belga Marcel Broodthaers Une seconde d’éternité (da un’idea di Charles Baudelaire), concepita nel 1971, un film che fa apparire la presenza dell’artista, per un breve momento, attraverso la semplice figurazione della sua firma. L’opera da il giusto tono a una mostra in cui l’intensità della presenza di corpi e di immagini si misura con la loro transitorietà.

Un tempo presente immerso nella foschia viene dipinto alla stregua di un limbo, un dedalo in cui la vaghezza domina il tutto senza alcuno strumento per cristallizzarne l’attimo in perpetua fuga. Un riflesso percepito dalla coda dell’occhio senza possibilità di messa a fuoco, uno spettro appunto, questo è il soggetto che sala dopo sala si tenta incessantemente di rincorrere.

Philippe Parreno, Anywhere Out of the World (2000)

Maestoso, ai limiti della megalomania, l’ingresso dirotta lo spettatore immediatamente nel cuore dell’edificio, di fronte alla monumentale struttura di cemento concepita dall’architetto giapponese Tadao Andro, eretta sotto la volta decorata da maestosi affreschi. L’elemento si inserisce nello spazio violentemente, forzando le eleganti linee che ereditano il gusto ottocentesco dell’edificio un tempo borsa di commercio e creando un vibrante cortocircuito estetico. Nel monumentale cilindro trova posto la prima delle istallazioni di Philippe Parreno, Anywhere Out of the World (2000): uno schermo imponente svetta sul pubblico, schiacciandolo e introducendolo in una realtà semi-fittizia, in cui le scale dimensionali si alterano. Le grandi dimensioni di altri oggetti meccanici nello spazio rivelano quanto la natura umana sia oggi incapace di rendersi indipendente da ogni risorsa tecnologica, senza la quale si precipiterebbe inevitabilmente nello spaesamento. 

Il percorso continua con il dialogo tra Untitled (blood) (1992) e Untitled (for Stockolm) (1992) di Felix Gonsalez- Torres e Well and Truly (2009-10) e. A.K.A (2008-09) di Roni Horn, entrambe fortemente alla natura limitante dei due artisti, da sempre vicini alle tematiche relative al mondo LGBTQ, che si cimentano nel minimale tentativo di delineare un nuovo orizzonte possibile al di fuori del grigiore del presente. 

Untitled (for Stockolm) (1992), Felix Gonsalez- Torres

La sala successiva ospita l’intervento di Dominique Gonzales-Foerster con la sua OPERA(QM.15) (2015), installazione dalla natura spettrale che nella completa tenebra punta allo straniamento del pubblico, dissociandolo dal tangibile mentre osserva ologrammi spettrali tra tenui luci color porpora. 

Proseguendo il cammino lungo le sale che seguono la circonferenza dell’edificio si insegue l’ombra in dissolvenza evocata dal titolo dell’esibizione con le installazioni fotografiche di Liz Deschenes, Gustav Le Gray, Carrie Mae Weems, Nina Cannel e Miriam Cahn. Dinamiche e frammentate, le serie di scatti donano all’esposizione un ritmo dinamico che garantisce respiro al visitatore fino al suo arrivo nella sala dedicata a Rudolf Stingel. Tre trittici pittorici astratti, dalle trame cromatiche che giocano con tonalità prevalentemente argentee, danno di nuovo spazio alla vaporea atmosfera che domina la precedente parte del percorso espositivo. La presenza della figura scompare ancora una volta, lasciando il posto all’ectoplasmatica assenza delle forme. 

Realtà e finzione vanno di nuovo fondendosi come nel principio dell’esposizione anche nella sua fase conclusiva: il quesito che assale l’essere umano contemporaneo, ovvero se tutto ciò che lo circonda è finzione o reale presenza, si incanala nei super oggetti di Philippe Parreno. L’artista raccoglie nella sua sala i suoi fish-shaped ballons, palloncini colorati che si muovono nello spazio secondo logiche incomprensibili e imprevedibili, guidate randomicamente dalla volontà di un algoritmo da lui ideato. 

Philippe Parreno, Quasi Objects: My Room is a Fish Bowl, AC/DC Snakes, Happy Ending, Il Tempo del Postino 2014-2022

Disorientato lo spettatore termina la visita con la contemplazione dello scatto Tag/Nacht III (2015) di Wolfgang Tillmans tentativo di sigillare nell’istante l’orizzonte infinito, portale verso la definitiva astrazione delle dimensioni spaziali e temporali. 

Wolfgang Tillmans, Tag/Nacht III (2015)

Une seconde d’éternitè lascia il visitatore sospeso, con il respiro spezzato dall’atmosfera rarefatta che non abbandona mai un’esposizione complessa, ricca di elementi a tratti discordanti ma che certamente non nascondono la ricca e variegata natura della collezione Pinault. Il valore dello spazio, che impreziosisce senza alcun dubbio l’offerta culturale parigina in ambito contemporaneo, è un vantaggio innegabile, capace di sbalordire al primo sguardo gli ospiti. Tuttavia la sfida di valorizzare un patrimonio tanto vasto risulta ancora ardua: il potenziale della collezione rimane ancora parzialmente celato, lasciandoci in attesa di nuovi sguardi e nuove prospettive da cui poter cogliere la sua singolare e rara maestosità. 

Link: www.pinaultcollection.com/fr/boursedecommerce

Une seconde d’éternité
Bourse de Commerce, Pinault Collection
rue de Viarmes, 2, Paris
22 giugno 2022 – 3 gennaio 2023

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