Un ponte culturale tra le due sponde del Mediterraneo prende forma attraverso l’arte contemporanea. È stata inaugurata al Nuhad Es-Said Pavilion for Culture, all’interno del Museo Nazionale di Beirut, la mostra Echoes of Existence, un progetto promosso dall’Ambasciata d’Italia in Libano sotto l’alto patrocinio del Ministero della Cultura libanese e curato da Muriel Asmar. L’esposizione propone un dialogo artistico tra Italia e Libano, individuando nel pino il simbolo di una memoria, di un paesaggio e di un patrimonio condivisi.
All’inaugurazione hanno preso parte l’ambasciatore d’Italia in Libano, Fabrizio Marcelli, i rappresentanti del Nuhad Es-Said Pavilion for Culture, l’artista Gilbert Halaby e numerose personalità del mondo culturale e artistico. Al centro del percorso espositivo si incontrano le opere di Enzo Cucchi, tra i più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana, e quelle di Gilbert Halaby, artista libanese-italiano residente a Roma da oltre vent’anni, affiancate da una selezione di lavori dei grandi maestri dell’arte moderna libanese.


«Echoes of Existence riunisce artisti, istituzioni e paesaggi appartenenti a un comune spazio mediterraneo», ha dichiarato l’ambasciatore Marcelli. «Attraverso il simbolo del pino, condiviso da Italia e Libano, la mostra lega memoria culturale e responsabilità ambientale, rafforzando una collaborazione dedicata alla tutela del patrimonio naturale e culturale del Mediterraneo».
Il pino diventa così il filo conduttore dell’intera esposizione: emblema di resilienza, continuità e identità, ma anche testimone della fragilità ambientale che oggi minaccia gli ecosistemi mediterranei. Una riflessione che supera la dimensione estetica per affrontare il tema della conservazione del patrimonio naturale come parte integrante della memoria collettiva.
L’allestimento si sviluppa su tre livelli. Al piano superiore, una grande installazione di Enzo Cucchi, composta da schizzi, disegni e frammenti di opere, dialoga con due sculture e con il monumentale dipinto Sannine di Gilbert Halaby. Completa lo spazio un grande tondo di tre metri di diametro che invita il visitatore a una contemplazione del paesaggio mediterraneo e della presenza simbolica del pino.

Il livello inferiore ospita una sequenza di tele dedicate alle pinete realizzate da Halaby, accostate ai disegni essenziali di Cucchi. Il confronto si amplia grazie alle opere di alcuni protagonisti dell’arte moderna libanese, tra cui Omar Onsi, Moustafa Farroukh, César Gemayel e Aref El Rayess, che nel corso del Novecento hanno interpretato il pino come elemento identitario del paesaggio nazionale. La selezione, curata con il contributo dello storico dell’arte Saleh Barakat, costruisce un dialogo tra generazioni e linguaggi artistici differenti.
Il percorso si conclude con una sezione dedicata alla tutela ambientale, realizzata in collaborazione con i Carabinieri Forestali e per la Biodiversità italiani. Dieci sculture lignee, ricavate da diverse specie arboree presenti in Italia e accompagnate da pannelli informativi, raccontano l’impegno nella salvaguardia delle foreste e degli ecosistemi, sottolineando il legame tra arte, educazione ambientale e sostenibilità.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione editoriale composta da tre volumi dedicati alle opere di Enzo Cucchi, Gilbert Halaby e ai paesaggi del pino nell’arte moderna libanese, offrendo un approfondimento sul dialogo artistico e culturale sviluppato dall’iniziativa. Echoes of Existence resterà aperta al pubblico fino al 21 ottobre 2026 al Museo Nazionale di Beirut, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più significativi dedicati al dialogo tra Italia e Libano.



