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Coronavirus, addio Gregotti

Il patriarca degli architetti italiani, Vittorio Gregotti, si è spento domenica 15 marzo all’ospedale San Giuseppe di Milano a causa del coronavirus. Tramite social gli appassionati di architettura da tutto il mondo esprimono messaggi di cordoglio per il maggior teorico e critico italiano d’architettura della generazione successiva ad Aldo Rossi. Vittorio Gregotti infatti è stato uno dei più grandi protagonisti dell’architettura del Novecento, lavorando non solo in Italia ma anche in tutto il mondo, e tutti i giornali del mondo lo ricordano. Direttore della nota rivista Casabella, in Italia Gregotti ha contribuito a cambiare l’aspetto di Milano proiettandola in una dimensione internazionale. Nel 1964 è stato responsabile della sezione introduttiva per la Triennale di Milano e dal 1974 al 1976 direttore delle arti visive e architettura della Biennale di Venezia. Era presidente della Gregotti Associati e ha insegnato allo Iuav di Venezia e nelle Università di Milano e Palermo. All’estero ha insegnato in Giappone, Statui Uniti, Argentina Brasile e Regno unito. Tra i progetti più importanti in Italia si ricordano la prima sala alla Triennale del 1951, la riprogettazione del quartiere Bicocca a Milano e dell’Headquarters Pirelli (uno dei migliori esempi di riqualificazione industriale) e il Teatro degli Arcimboldi. Ha svolto progetti della chiesa di San Massimiliano Kolbe di Bergamo, il quartiere Zen a Palermo, il Centro ricerche dell’Enea a Portici e a lui si deve la sistemazione del Parco archeologico dei Fori imperiali a Roma. Il suo ultimo lavoro è stato la ristrutturazione del Teatro Fonderia Leopolda a Follonica (Grosseto), ex fabbrica. Tra i suoi lavori più internazionali importanti si ricordano la risistemazione di Potsdamer Platz a Berlino e i progetti del Gran Teatro Nazionale di Pechino, il Centro Culturale di Belém a Lisbona e il teatro lirico di Aix-en-Provence, forse uno dei progetti da lui più amati.

 

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