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Fumetti di impegno sociale

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data non casuale, poiché rimanda al ricordo di un terribile assassinio – quello delle tre sorelle Mirabal – avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, sotto la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. Un tema, quello della violenza nei confronti delle donne, tutt’oggi di urgente rilevanza sociale, da affrontare in ogni sua sfaccettatura: dal femminicidio agli abusi domestici – e in questi giorni di convivenza talvolta ”forzata” il problema diventa, se possibile, ancora più grave –, dalla discriminazione agli stupri, dal bullismo fino al revenge porn (la diffusione illecita di immagini oppure video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate). Negli ultimi anni l’universo del fumetto ha mostrato, in più casi, particolare attenzione all’argomento, attraverso pubblicazioni di veri e propri volumi di denuncia contro qualsivoglia forma di sopruso: da Io sono Una (Add editore) di Una a Bezimena. anatomia di uno stupro (Rizzoli Lizard) di Nina Bunjevac, da Io so’ Carmela (Beccogiallo) di Alessia Di Giovanni e Monica Barengo a Inès (Renoir) di Loïc Dauvillier e Jérôme d’Aviau, solo per fare alcuni esempi. In questi giorni Shockdom ha dato alle stampe il graphic novel Pet, l’amore che non volevo (144 pagine a colori, 14 euro) scritto da Angelo Toso (nato nel 1989 a Reggio Emilia) e disegnato da Nicole ”Nim” Ballini (classe 1994, di Correggio). Un racconto realistico, di forte impatto, incentrato su un legame dove l’amore non c’entra nulla, che trascina Aria, la giovane protagonista, in un abisso, lungo una spirale di sofferenza dove si trova al centro di un rapporto nocivo e tossico. L’incontro della ragazza con Dani – che in principio sembra un ragazzo ”normale”, magari un pizzico misterioso – si rivelerà un vero e proprio incubo. Vittima di un manipolatore che cercherà in tutti i modi di soggiogarla mediante violenza fisica e psicologica. In parallelo, Elena Cacciabue – genovese, è scrittrice, sceneggiatrice, illustratrice, fotografa, pittrice – pubblica con Centro artistico Art’intorno (l’associazione che ha fondato) il corposo volume a fumetti Tavino l’aspirante medico (192 pagine, 35 euro) nel quale affronta, attraverso la relazione di Emma e Tavino, il caratteristico modello dell’amore malato. Un argomento delicato e complesso (dove l’unico colpevole è chi commette violenza, a prescindere dalla divisione tra i sessi), reso nero su bianco – o meglio, a colori – con un racconto-diario (strutturato in venti episodi) che si ispira al genere dell’humour noir per tracciare le caratteristiche più ricorrenti degli uomini abusanti nei confronti delle donne. Spiega Cacciabue: «Per questo personaggio ho creato un nome inesistente e che fosse ”particolare”. Il graphic novel affronta anche il problema dell’alcolismo e quindi ho voluto inserire la parola ”vino” al suo interno». E ”aspirante medico”? Pronta la replica: «Poiché, nonostante il personaggio sia un farmacista, non si comporta come tale. L’arroganza che lo contraddistingue lo induce, infatti, a prescrivere ricette mediche e dispensare medicine, anche quelle che non potrebbe e dovrebbe. Tavino ambisce a diventare medico, e un ulteriore aspetto del suo carattere è il non fare nulla per perseguire i suoi obiettivi». Tavino l’aspirante medico ha richiesto due anni e mezzo di lavoro («tutto è stato studiato nei dettagli e con infinite ricerche. Persino il cromatismo, che è anch’esso protagonista: muta a seconda dell’umore dei personaggi», precisa l’autrice), dove la protagonista della narrazione a fumetti, Emma, «diventa una figura in cui è facile riconoscersi, una sorta di specchio per percepire situazioni di pericolo e quindi strumento utile alle giovani lettrici. Così come del resto, tutti i personaggi del libro che individuano e rappresentano archetipi caratteriali e quindi comportamentali». Una sorta di vademecum, per nulla noioso, che consiglia alle donne quali sono i segnali da riconoscere. Ad esempio? «Esistono segnali tipici che accomunano questi individui: la gelosia morbosa, il controllo eccessivo, l’abuso di alcol, l’isolamento, le intimidazioni, le minacce, le aggressioni fisiche, il falso pentimento, lo scarico delle responsabilità», risponde Cacciabue. «Campanelli d’allarme che ho cercato di trasmettere, utilizzando l’arte visiva e immediata del fumetto, proprio per la sua forte peculiarità di condurre il lettore a essere a tutti gli effetti spettatore attivo della vicenda». Quindi, conclude: «Aristotele definiva l’amore come una gioia in cui le due persone vogliono il bene l’una dell’altra. L’amore, diceva, è composto da un’unica anima che abita in due corpi; ed è così che anche io la penso».

Info: www.elenacacciabue.com

 

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