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Bowie a fumetti

«Non so in che direzione sto andando, ma prometto che non sarò noioso». Firmato David Bowie, icona mondiale e senza tempo, scomparso a New York quattro anni fa dopo una lunga malattia. Uno, nessuno e centomila. Londinese, classe 1947, il duca bianco viene omaggiato in Italia – in contemporanea con l’originale americano e in occasione del quarto anniversario della sua morte – con la pubblicazione della biografia a fumetti Bowie – Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams (Panini comics, cartonato cucito, 160 pagine a colori, 24 euro) a cura di Steve Horton, Michael e Laura Allred. L’opera glam, che racconta vita e successi del carismatico e camaleontico artista, rende il giusto tributo ad un anticonformista per eccellenza, capace di sedurre intere generazioni di fan e appassionati grazie alla sua musica e alle sue performance, tutt’oggi inimitabili. Scritto con puntiglio da Steve Horton (che ha lavorato come sceneggiatore per molti case editrici a fumetti di primissimo nome) e illustrato (in maniera sgargiante) da Michael e Laura Allred – «la coppia più pop e technicolor del fumetto americano», come è stata ribattezzata – il volume ripercorre l’incredibile scalata al successo di Bowie, dall’anonimato fino alla fama planetaria, in parallelo tanto all’ascesa quanto alla caduta del suo alter ego Ziggy Stardust, un alieno che approda sulla Terra per salvarla e invece scopre il pop e il rock («non riuscivo a comprendere se fossi io a creare i miei personaggi o se fossero i miei personaggi a creare me, oppure se eravamo la medesima cosa»). Contraddistinto da uno stile pop e immaginifico, perfettamente calzante con l’artista mutante del quale stiamo parlando, Bowie, Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams sviscera i tratti dell’uomo e, soprattutto, dell’icona fashion (i suoi abiti hanno influenzato i più grandi stilisti, dettando mode e costumi); due ”maschere” interscambiabili – meglio ancora, integrabili – come lo stesso Bowie riconosceva («non sono un profeta o un uomo dell’età della pietra. Sono soltanto un mortale con le potenzialità di un supereroe»). Nel corso della sua intensa carriera – mezzo secolo contraddistinto dall’incalzante voglia di percorrere e anticipare i tempi – nella quale sono state più che frequenti le incursioni nel teatro e nel cinema (il film Labyrinth diretto da Jim Henson nel 1986, nel quale Bowie interpreta Jareth, il re dei goblin, è una perla), il duca bianco ha flirtato – seppur indirettamente – con la nona arte. «La figura di David Bowie è più volte approdata sui fumetti, è il volto di Lucifer nella serie Sandman di Neil Gaiman e lo riconosciamo nel Detective senza nome di Massimo Rotundo», spiega Alessandro Ruggieri, docente di sceneggiatura e fumetto presso la Scuola romana dei fumetti. Quindi precisa: «Ma come sempre Bowie ha anticipato tutti facendosi ritrarre sulla copertina di Diamond dogs nel 1974 dal disegnatore Guy Peellaert, autore di Jodelle». E per quanto riguarda Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams? «In questo caso il racconto si concentra sulla nascita, il successo e la fine dell’era Ziggy Stardust – conclude Ruggieri –, dove sono molti gli aneddoti e gli incontri documentati con altre future celebrità (da Marc Bolan a Freddie Mercury), catturati dalla linea chiara pop e retrò del segno di Allred».

Info: www.comics.panini.it

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