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Quattro grandi artisti a fumetti

Gustav Klimt, Edward Hopper, Francis Bacon, Jackson Pollock: in rigoroso ordine di nascita. Quattro artisti immensi ai quali la casa editrice Centauria dedica altrettanti graphic novel – realizzati da differenti autori e illustratori, ognuno con il proprio stile – per celebrarne la vita e le opere, nell’ambito di una collana che coniuga volumi a fumetti e arte. Un poker di graphic biographies, dunque, che va ad integrare altre due pubblicazioni della casa editrice erede dei fratelli Fabbri (ognuna delle opere, di 128 pagine ciascuna, costa 19.90 euro): Basquiat di Paolo Parisi ed Egon Schiele, il corpo struggente (111 pagine, in questo caso) di Otto Gabos. Ed è sempre lui – pseudonimo di Mario Rivelli, cagliaritano, classe 1962 – l’autore di Gustav Klimt, la bellezza assoluta, fumetto contraddistinto da contrasti e tumulti, che prende vita mentre la storia sprofonda (”mentre infuria l’inferno della Prima guerra mondiale, Klimt ha raggiunto la fama suprema, ma la sua morte improvvisa avviene qualche mese prima del crollo dell’impero”). Artista, illustratore e scrittore che vive a Bologna, Otto Gabos focalizza il suo racconto sul rapporto tra il pittore austriaco, tra gli artisti più significativi della secessione viennese, e la psicanalisi, affondando all’interno dei suoi legami famigliari. Dotato di una naturale propensione al disegno – giovanissimo entrò alla Scuola d’arte e mestieri di Vienna – Klimt si colloca a metà tra due epoche e il principio di una nuova, rilevante era nell’arte. Un salto temporale ed ecco il volume Edward Hopper, pittore del silenzio scritto da Sergio Rossi (autore, sceneggiatore, divulgatore) e disegnato da Giovanni Scarduelli (illustratore, fumettista, graphic designer), già autori del graphic novel Nikola Tesla (Beccogiallo, 16 euro). Il graphic novel su Hopper – l’artista del ventesimo secolo che, più di chiunque altro, ha suggestionato l’immaginario collettivo nel mondo – ripercorre l’esistenza del pittore mediante un dialogo tra l’esponente del realismo americano e quella che si rivelerà essere Jo, ovvero l’amante, la musa, la confidente e l’agente di una vita. Edward Hopper, pittore del silenzio è un intenso viaggio nei non detti (il “peso del silenzio”) e nelle pennellate dell’artista noto in particolare per i suoi ritratti della solitudine nell’American way contemporanea. Ma non solo («quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa»). Dipinti che, ancora oggi, incarnano alla perfezione la cultura a stelle e strisce. Da un artista dal carattere tormentato ad un altro, perlopiù passionale e vizioso, Francis Bacon, scritto e disegnato da Cristina Portolano – napoletana, classe 1986, vive a Bologna – nel volume Francis Bacon, la violenza di una rosa. In ”Le passioni di Francis Bacon”, lo scrittore, saggista e filosofo transalpino Philippe Sollers scrive (è riportato nell’introduzione del graphic novel): «La mia pittura è giudicata spesso orribile, perché è diretta. Essa rivela il sonno della ragione in quelli che la trovano mostruosa, mentre io, al contrario, faccio vedere come il risveglio dei mostri abbia generato una metamorfosi della ragione. Voi non volete quest’altra ragione». La pittura di Bacon gronda di dolore e si popola di figure sfatte, deformi, simbolo (e sintomo) di paura e disfacimento. Da parte sua, Portolano si muove agilmente ”con lui” tra le capitali del vecchio continente e il Sudafrica – nato in Irlanda nel 1909, Bacon trascorse buona parte dell’esistenza in viaggio, tra Londra, Parigi, Tangeri, solo per fare alcuni esempi – ritraendone la vita contraddistinta da grandi contrasti. Infine, l’approdo di Centauria a Jackson Pollock, ritenuto tra i più influenti esponenti dell’espressionismo astratto o action painting. «Raccontarlo è come pedinare qualcuno di cui conosci già la destinazione. Per molti versi la sua vicenda ricalca il canone dell’artista maledetto, destinato a un finale tragico e fatale», riporta la quarta di copertina di Pollock confidential, titolo che rimanda al percorso del pittore statunitense, nel quale permane una variabile che ne permette una lettura al confine con la fiction. Tradotto: il piano della Cia che diede il là ad una cultura ”made in Usa” seducente per intellettuali, artisti e musicisti occidentali, spesso rimasti affascinati dalle sirene ideologiche del blocco sovietico. Dunque, nello sceneggiare ed illustrare il volume, Onofrio Catacchio ha fatto ricorso ad un fatto storico: il controllo degli artisti a finalità propagandistiche durante la Guerra fredda. Omaggiando Pollock, ”burbero cowboy – nato nella stessa città di Buffalo Bill – che pare possieda uno smisurato talento”.

Info: www.centaurialibri.it

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