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Wes Anderson e Joman Malouf

Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori è una mostra che esce dagli schemi espositivi contemporanei per filosofia ed estensione. Il regista Wes Anderson (Houston, 1969) e l’illustratrice, designer e scrittrice Juman Malouf (Beirut, 1975), per l’occasione curatori, hanno selezionato 538 opere d’arte e oggetti provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum e dai dipartimenti che compongono il Naturhistorisches Museum, i musei gemelli di Vienna che hanno ereditato e integrato le collezioni imperiali degli Asburgo. ”Abbiamo accettato subito la proposta di Jasper Sharp che ci chiedeva di seguire le orme di Ed Ruscha ed Edmund de Waal e curare la nostra versione del migliore repertorio del Kunsthistorisches Museum” afferma il regista americano.

Ispirata al modello della Wunderkammer, l’esposizione ospitata dalla Fondazione Prada è una riflessione sulle motivazioni che sottostanno all’atto di collezionare e alle modalità con le quali la raccolta viene custodita, presentata e vissuta. Include reperti naturali, opere d’arte e manufatti che ricoprono un arco temporale che va da 4,5 milioni di anni fa a oggi, scelti da Anderson e Malouf insieme ai curatori delle collezioni e dei dipartimenti di, tra gli altri, Collezione NumismaticaWeltmuseum Wien, Collezione di Mammiferi, Collezione egizio-imperiale, Pinacoteca, Theater-Museum Wein.

L’allestimento è concepito come uno scrigno con i suoi tesori, dai tendaggi pregiati e i colori caldi. Il riferimento visivo e concettuale degli autori è il Castello di Ambras di Innsbruck, la residenza progettata nel 1570 per ospitare la collezione dell’Arciduca Ferdinando II d’Asburgo e della moglie Philippine Welser con l’intento di condividere con gli ospiti e i visitatori un patrimonio artistico fino ad allora destinato al piacere e all’educazione della famiglia reale.

Il percorso espositivo si divide apparentemente in tematiche e categorie, a volte più riconoscibili di altre. Spesso il fil rouge si declina nelle sue varianti pittoriche e oggettistiche, come tutto il ”giardino” che ospita elementi vegetali e animali nelle forme di fossili, oggetti domestici, dipinti e statue.  Altre volte il collegamento è più sottile. Per esempio, gli smeraldi seicenteschi sono stati posizionati in un piccolo spazio di fronte a un abito verde brillante proveniente da una rappresentazione di Hedda Gabler del 1978 per richiamare l’attenzione sulle similitudini molecolari tra i cristalli esagonali e la seta Shantung. La validità curatoriale delle connessioni proposte è stata messa in discussione nel momento in cui il curatore del Kunsthistorisches Museum non ne ha colte alcune. Su questo intervento tuttavia è interessante il punto di visita di Wes Anderson, che scrive “Se il nostro esperimento fallisse su questo piano, siamo fiduciosi che raggiungerà almeno lo scopo di escludere alcune ipotesi, offrendo nuovi impulsi alle metodologie della storia dell’arte attraverso un processo scientifico basato su tentativi ed errori (in questo caso, errori).

Per questo è giusto dire che Il sarcofago di di Spitzmaus sfida i canoni delle istituzioni museali, non solo a livello curatoriale, ma anche processuale, perché propone nuove relazioni tra queste e le loro collezioni, tra le figure professionali e il pubblico dei musei.

Info: fino al 12 gennaio 2020 http://www.fondazioneprada.org/project/il-sarcofago-di-spitzmaus-e-altri-tesori/

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