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Clownville

Benvenuti a Clownville, regno metaforico quanto surreale che dà il titolo alla personale fotografica di Eolo Perfido, alla Leica gallery di Roma fino all’8 ottobre. A due passi da piazza di Spagna la rassegna, curata da Biba Giacchetti dell’agenzia fotografica SudEst57, costituisce un estratto – in alcun modo limitativo – del più vasto progetto di Perfido – nato a Cognac, in Francia, è un fotografo ritrattista specializzato in fotografia pubblicitaria – sui clown e sulla metafora della maschera («date una maschera a un uomo e vi dirà la verità» citando Oscar Wilde). Partendo da un’idea del fotografo italo-francese in collaborazione con la make-up artist Valeria Orlando, il progetto artistico Clownville «ha a che fare con il subconscio», spiega la curatrice, nel quale l’autore ha cercato (riuscendoci) di percorrere «una strada totalmente sovversiva, in grado di liberare e trascendere ogni possibile limite». Addio – seppur temporaneamente – a qualsivoglia estetica comoda, confortante e levigata, determinata dai soggetti ritratti da Perfido nella sua affascinante (e ricercata) variazione di luci ed ombre, sguardi e gestualità. In questo caso il fotografo rappresentato da Sudest57 plasma il soggetto ritratto al pari di un materiale che rimanda alla plastilina con un intento preciso: muoversi (decisamente a proprio agio) nel regno della messa in scena, della commedia e dell’arte. Una sorta di Grand Guignol (teatro parigino attivo tra il 1897 e il 1963, specializzato nella messa in scena di spettacoli orripilanti e violenti) trasposto ai giorni nostri, dove si passa dal fumetto (il Joker, acerrimo nemico/nemesi di Batman su tutti) alla letteratura (Luigi Pirandello fa capolino, al pari di Stephen King con It) fino alla cinematografia iconica di Charlie Chaplin. «Il clown è una creatura del caos. Il suo aspetto è un affronto al nostro senso di dignità, le sue azioni una presa in giro del nostro senso di ordine», afferma lo scrittore statunitense Tom Robbins. Un caos nel quale Perfido cerca di mettere (a modo suo) un po’ d’ordine; ed ecco una carrellata di personaggi affascinanti e diversi – nell’accezione migliore del termine – laddove l’autore scava, libera e provoca, senza freni inibitori, con il suo obiettivo che funge da filtro privilegiato tra ciò che l’essere umano è e ciò che, invece, decide di mostrare. Ed ecco il fotografo che ci parla – meglio ancora, mostra – di un lato oscuro che si libera, scevro da pregiudizi, prendendo il là da una maschera dipinta sul volto che (quasi) ne permette l’impunità. Essere o sembrare. Come un moderno Caronte, Perfido guida il visitatore all’interno di un dark web su parete, raccontando – quasi sviscerando – questi personaggi surreali, forte di uno stile gotico (che farebbe la felicità di registi come Tim Burton, Rob Zombie, Guillermo del Toro) coerente sia nella scelta delle luci sia nella sostanziale tricromia (bianco, nero, rosso) delle immagini. Artefici o vittime (non lo siamo tutti?) di un universo inquieto, divertente e divertito, laddove permane il dubbio che un personaggio sopra le righe abbia molto più a che spartire con la realtà che con la fantasia. Visitare la mostra di Perfido, magari ascoltando in cuffia l’album dei Death SS Humanomalies. L’oscuro gioco è compiuto.

Info: www.leicastore-romapiazzadispagna.it

 

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