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Il TEFAF di Maastricht

Saranno le luci, la moquette, i vestiti eleganti, il biglietto per Maastricht, al TEFAF si ha da subito, e per tutta la sua durata, la sensazione di trovarsi in una fiera unica. Nessun dettaglio è lasciato al caso, tutto è curato con la massima attenzione affinché la forma sia all’altezza del suo contenuto fatto di rarità e qualità estreme. Mentre la cittadina olandese è rimasta racchiusa nella sua fiaba, la crème dei collezionisti europei si è radunata presso il suo MECC il 14 e il 15 marzo, lasciando spazio al resto del pubblico da oggi e fino al 24 marzo. Delle 279 gallerie partecipanti, sono 40 le nuove arrivate, provenienti da tutti i segmenti coperti, ma con una netta prevalenza del moderno. Un riflesso, questo, della ventata di innovazione che sta attraversando la storica fiera, spinta da una politica di maggiore apertura nei confronti dell’arte moderna – e pian piano contemporanea – e risultante in 13 nuove gallerie appartenenti a questa fascia. La tendenza è verso capolavori indiscussi del surrealismo, del cubismo e, più in generale, del xx secolo. Tra veterane e iniziate, di seguito una selezione delle gallerie più interessanti della 32esima edizione.

Hammer Galleries, la prima a colpire nel segno, complice sicuramente la sua posizione strategica, delizia con una delle donne inconfondibili di Modigliani, avvolta in un abito ceruleo mentre si tocca i capelli rossi. E ancora, un Degas mai visto prima, che con i pastelli ha impresso su tela una donna appesantita da un carico di lenzuola ma leggera come le sue iconiche ballerine.

La Galerie Henze & Ketterer mette in mostra un magnifico trittico dei maestri dell’espressionismo tedesco, Ernst Kirchner, Emil Nolde e Erich Heckel, le loro storie e il loro rapporto con la guerra.

Passeggiando tra gli stand del moderno, a un certo punto si pensa di aver sbagliato, trovandosi una galleria che ha in mostra solo statue di finissimo marmo bianco e rosa, ma non è un errore: è la Fergus McCaffrey che ha scelto di portare una personale di Barry X Ball, forse il più alto momento di contatto tra moderno e antico.

Il marmo è il fil rouge della parigina Kamel Mennour, nuovo acquisto, che va a legare Daniel Buren, Tatiana Trouvé e Anish Kapoor, lasciando emergere un Ugo Rondinone in pietra e acciaio.

Curiosa la presenza del marmo anche in un artista come Ai Wei Wei, che ritroviamo con una telecamera di sorveglianza accanto ai dipinti viscerali di Karel Appel e all’imponente fotografia di Darren Almond alla Max Hetzler.

Pace Gallery, altra neofita, propone disegni e dipinti di Piet Mondrian, in una veste inedita dell’artista, per non disorientare eccessivamente i collezionisti affezionati, ma li affianca, tra gli altri, a James Turrell, Donald Judd e Studio Drift, facendo un occhiolino divertito ai navigati dell’arte contemporanea.

Per il suo debutto al TEFAF, Spruth Magers porta una serie di lavori in ceramica di Rosemarie Trockel. L’artista gioca sul dialogo dei materiali e dei messaggi che porta in fiera, proponendoli in richiamo delle sezioni più antiche e classiche e disfacendoli alla luce di un’ironia che ribalta la sua presenza, catturando l’attenzione del pubblico.

Tra i nomi italiani di TEFAF, dal 2016, Massimo De Carlo per Maastricht sceglie un gruppo vario di artisti legati da un filo sottilmente iridescente che è quello del contrasto tra apparenza e identità: Luigi Ontani Hiroshi Sugimoto, Urs Fisher. In fiera non mancano – anzi abbondano – i dipinti e i disegni di Picasso, sia cubisti che figurativi, così come alcune ceramiche inedite che continuano ad avere la sua impronta magnetica.

Tuttavia, è Brame & Lorenceau ad aggiudicarsi il più particolare ritratto di Dora Maar, circondato da altrettanti particolari disegni e opere di Maestri come Matisse e Rodin.

TEFAF Maastricht è un’esperienza da fare una volta nella vita, in un certo senso voyeurista, perché è come avere accesso ad uno spazio molto privato ed intimo per qualche ora prima che sia richiuso. La Osborne Samuel che espone la Processione di Riparazioniste mostra William Kentridge in veste di scultore, oppure la Galleria Sur appendendo Los Migrantes di Antonio Berni richiama l’attualità parlandoci dal passato 1956 o ancora la Gallery Hyunday espande la comunicazione alla scena artistica coreana.  Per non parlare di un rarissimo Rembrandt del 1635. TEFAF Paintings e TEFAF Antiques continuano ad essere i protagonisti dell’evento, a livello di spazi e di numeri coinvolti, nonché luoghi fisici e immaginari nei quali scegliere in quale secolo viaggiare e bloccare lì il tempo. Dickinson e Richard Green sono in scena con i Maestri dell’impressionismo, Haboldt con il Rinascimento, giusto per citarne alcuni, ma per la parte antica è impossibile racchiudere tutti in una cateforia, trattandosi di ceramiche, mobili, gioielli, pale d’altare. Per TEFAF La Haute Joaillerie, Van Cleef & Arpels presenta una collana del 1965, fatta di oro, diamanti e pietre preziose, mentre Siegelson svela pezzi disegnati da Suzanne Belperron. E ancora design, arte tribale, lavori su carta.

La trasversalità e l’ampiezza sono la forza di questa fiera incredibile, l’unica al mondo a coprire circa 7.000 anni di storia dell’arte, mentre propone al mercato opere rimaste nascoste al pubblico per secoli, talvolta nemmeno mai esposte. Nessuna controindicazione eccetto una: gli effetti della sindrome da tracotanza di bellezza potrebbero essere irreversibili.

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