Costruzioni fisiche e mentali

Fino al 13 dicembre la galleria The Format di Milano presenta il lavoro di tre giovani artisti: Marco Abbamondi, Stefano Ciannella e Barbara Nati. Reinforced concrete è il titolo scelto da Abbamondi e Ciannella per la loro prima doppia personale a cura di Guido Cabib, mostra che racchiude una serie di opere, dalla fotografia, al neon, alla scultura, nate dalla collaborazione di due artisti autonomi, qui coautori di un comune progetto artistico. Concretezza è il concetto che sta alla base di questo lavoro, come concreti e solidi sono i materiali che lo costituiscono. Abbamondi porta con sé la ricerca sulle paste cementizie mentre Ciannella vi aggiunge il suo lavoro sul ferro, così che la materia principale di questa collaborazione diventa il cemento armato, come metafora dell’uomo e della complessità dei molteplici aspetti che lo caratterizzano.

Concrete sta per Being concrete, che, in un’epoca e in un paese di forti malcontenti come l’attuale Italia, vuole essere un inno all’azione, al fare che genera frutti. Così come farina e cemento, in partenza solo polveri, soddisfano le primarie esigenze umane di costruire e cibarsi solo se unite all’acqua, allo stesso modo il concetto di concretezza è la proposta del duo artistico di un medium idoneo a sviluppare l’idea in azione. Partendo da quella che sembra un’analisi del costruire e dei sistemi abitativi, uno sguardo verso l’architettura e un confronto uomo-natura, si sviluppa il concetto di creare solidità tramite l’unione di differenti mezzi.

Anche Barbara Nati, che qui espone nella mostra personale Unpredictable trees curata da b, lavora sull’unione di diversi elementi, ma la sua ricerca intreccia paesaggio naturale e umane costruzioni, luoghi fisici e spazi della memoria, mondo attuale e realtà cibernetiche. Le sei fotografie presentate alla galleria The Format sono il frutto di una ricerca di spazi per l’anima, luoghi fisici, seppure fantascientifici, che vogliono rappresentare le stratificazioni della memoria. Più che di mondi artificiali si tratta di mondi interiori, ruderi ma ricchi di vitalità, improbabili alberi sempre legati alla terra tramite radici o impalcature di cemento ma che svettano verso l’alto caricandosi di significati ultraterreni. Azione e memoria sono quindi le proposte di questi giovani artisti come basi da cui partire per costruire il futuro.