Spazi

Cultura con la “c” maiuscola

Si chiamano Officine, e già nel nome risiede la missione del nuovo spazio inaugurato lo scorso 30 giugno dalla fondazione Varrone di Rieti. Un luogo di fermento e produzione artistica, che promette di regalare alla città – ombelico d’Italia – quella notorietà, quel successo e anche quel prestigio, fino ad oggi solo accennato – seppur rincorso con tenacia – ma mai raggiunto. Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia, tuonò dicendo: «Con la cultura non si mangia». Quest’affermazione, per diverso tempo, ha trovato seguito nel capoluogo del Lazio. Ma con la nascita delle Officine fondazione Varrone sembra che qualcosa sia destinato a cambiare. Come? Grazie a un polo culturale, ampio ben 4mila metri quadrati, che irrompe nella scena come nuovo catalizzatore culturale. Lo spazio è stato ricavato dalla ristrutturazione e dalla bonifica di una zona, nel centro storico della città, abitata fino a metà del Novecento da artigiani, fabbri, marmisti ed ebanisti che hanno poi trasferito le proprie attività in aree urbane più grandi e consone al lavoro, lasciando la chiesa di San Giorgio e l’area limitrofa abbandonata. «Abbiamo impiegato quattro anni per i lavori di ristrutturazione con un impegno economico ingente, circa 5 milioni di euro», dichiara Innocenzo de Sanctis, presidente della fondazione Varrone, che aggiunge: «Realizzare questo centro culturale rappresenta un passo importante per rendere la cultura e le arti, volani di benessere e crescita economica per una città come Rieti ricca di storia, tradizioni e possibilità».

Gli stessi abitanti della zona a ridosso del fiume Velino hanno dato il loro personale contributo quando la fondazione decise di metter mano alla ristrutturazione dell’area. «Oltre a creare un centro che nessun altro capoluogo della Provincia possiede – presegue de Sanctis – abbiamo riqualificato lo stesso quartiere, realizzando così una duplice missione: restaurare un’intera area urbana e regalare a tutti i cittadini un nuovo centro dove la cultura è declinata in ogni sua forma». E in effetti le iniziative che possono prender vita all’interno delle Officine sono molte. Da una parte la biblioteca, aperta durante la settimana fino alle 22.15 e il sabato fino alle 18.45, che vanta una collana di 45-50mila volumi donati alla fondazione Varrone da alcuni fondi privati di elevata qualità. Il fondo Riposati, acquisito dall’ente nel 1982 che si compone di ben 12.478 libri inerenti la letteratura latina, greca e italiana, ma anche il fondo Perini Bembo, di proprietà dell’ente dal 2010 che con oltre 4mila volumi testimonia il giornalismo, il mondo della comunicazione e la storia contemporanea, sono solo degli esempi. Insieme a questi, molte altre donazioni sono state messe a disposizione di studenti, appassionati e ricercatori. Tra le altre attività poi, va senz’altro menzionata la galleria d’arte moderna e contemporanea, Machina, il cui direttore artistico Claudio Scorretti, coadiuvato da Bruno Targusi, ha promesso di portare nella città una vera rivoluzione in fatto di mostre ed esposizioni. «Contiamo di organizzare circa undici eventi l’anno di giovani artisti contemporanei internazionali, permettendo anche ai talenti della città di emergere, di avere un luogo dove poter dar voce alle proprie espressioni». Ma non finisce qui.

Le idee di Scorretti – che si avvale anche dell’aiuto dell’università dell’Aquila, oltre al liceo artistico della città – sono molte altre, come la realizzazione delle residenze d’artista. «Desideriamo portare a Rieti nuove intuizioni, nuove idee, nuovi talenti. Per questo desideriamo – spiega Scorretti – realizzare anche qui, sulla scia del successo nazionale e internazionale, le residenze d’artista; permettere cioè a giovani artisti – più o meno famosi – di venire a Rieti per lavorare ed esporre, poi, all’interno delle Officine, realizzando scambi anche con altre fondazioni straniere, permettendo, magari anche alle “nostre leve” di poter migliorare stili e ricerche fuori dai confini nazionali». Inserire sostanzialmente la città di Rieti all’interno del complesso e articolato mondo dell’arte contemporanea. Come prima mostra le Officine aprono i battenti con Fragments of red memories, la personale di Cosmin Moldovan, visitabile fino al 15 settembre. L’artista romeno propone undici sculture in legno realizzate grazie al riciclaggio di materiali di scarto, con l’obiettivo di rappresentare – in chiave ironica – la situazione in cui versa la società del suo paese. A tutto questo si aggiungono, poi, corsi di pittura – tenuti da Franco Bellardi – corsi di inglese, corsi di organo, nonché il corso di moda, costume e design diretto da Silvia Bruschini, che vanta il merito di aver esposto gli abiti realizzati dai corsi precedenti in Campidoglio, nel 2011, nel corso delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unità di Italia. Ultimi, ma non per questo meno importanti, il caffè letterario e la libreria interna alle Officine – distaccamento della celebre libreria Moderna, già famosa per i suoi festival, le sue presentazioni che terrà nel mese di luglio nel cortile delle Officine incontri con autori e scrittori di chiara fama. Che sia questo veramente un primo passo per far crescere la cultura con la “c” maiuscola a Rieti? È la speranza che molti hanno.

Officine fondazione Varrone, piazza San Giorgio, Rieti.

info: www.fondazionevarrone.it

fotografie Gianluca Vannicelli

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