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La bicicletta è vintage

La bicicletta è stata negli anni simbolo di libertà e spensieratezza. Unico mezzo durante la seconda guerra mondiale per scappare dalle città, diventata negli anni ’60 simbolo dell’emancipazione della donna, ha rivestito un ruolo immaginifico all’interno di celebri pellicole. Da mezzo di lusso si è trasformata negli anni a mezzo di trasporto di massa. Una storia segnata da grandi appassionati e inventori, ma anche da fango e sudore. Oggi la due ruote è un desiderio di chi abita le città, come testimoniano le recenti manifestazioni per chiedere metropoli a misura di bicicletta. Didier Tronchet, nel Piccolo trattato di ciclosofia scriveva: “il ciclista non fa code, non ha problemi di parcheggio. Procede spavaldo, impettito, e il suo agile veicolo gli trasmette una tranquilla solennità. Beffardamente sorpassa l’automobilista imbottigliato nel traffico, rattrappito fra schienale e sedile in una regressiva posizione fetale. Il ciclista è anche un inventore. Tra una pedalata e l’altra, con i capelli scompigliati dal vento, costruisce e impone la propria dimensione del vivere nella confusione della città”.

E se negli anni ’80 ci fu la moda delle americane mountain bike, oggi sempre più a percorrere le strade sono le vecchie bici. Certo non la draisine di Karl Drais o la pedivelle di , ma, come racconta Paolo Sterpi esperto di restauri di biciclette e blogger di successo con il suo Decadence, “le Bianchi, le Umberto Dei, le Taurus” sono i marchi più ricercati tra le bici da passeggio e si muovono spavalde tra il traffico affannato. Gli amanti delle bici vintage da corsa invece sono matti per “le Cinelli e le Masi, seguite da Bianchi, Gloria e Legano”. Se interessa sapere quale sia il modello più ricercato l’esperto ci segnala “che ce ne sono molti, ma sicuramente la Bianchi R Super del 1924 (la bicicletta nera della foto) oltre ad essere un modello esclusivo dal punto di vista tecnologico, il picco massimo dell’ingegneria Bianchi, ai tempi era un modello molto costoso e ne hanno prodotte poche, di conseguenza sono una rarità”.

Con restauri accurati i ciclomeccanici ridanno vita a vecchie due ruote lasciate per troppo tempo nei garage, ma il fai da te è il modo migliore per entrare nella storia della due ruote trovata e nel mondo oltre gli schemi dei numerosi mercatini dedicati a questo mezzo. Chi ama le bici di un tempo solitamente è un appassionato di tutto quello che vecchio e ha un forte spirito da cacciatore, perché elemento essenziale di questa passione è il gusto di frugare tra la polvere e di sporcarsi nella ricerca. Numerosi sono i forum in cui appassionati si scambiano idee, domandandosi se sia idoneo mettere un sellino Brooks su una Marastoni o dove si parla di freni a stecca e dei trucchi per capire l’autenticità del telaio trovato. “Per capire l’anno di fabbricazione bisogna cercare una data sulle calotte e sul perno del movimento centrale o inciso dietro le pedivelle anche se sarebbe più sicuro trovarla in più punti”.

Le città si stanno ripopolando di ciclo officine popolari dove agli anziani si sostituiscono i giovani. La presentazione di una delle più note ciclo officine di Roma, la Don Chicciotte, recita:”per chi ama sporcarsi di grasso, per chi vuole la bici sempre in perfette condizioni, per chi non ha soldi per andare dal ciclista, per chi vuole imparar-facendo, per realizzare velocipedi di fantasia, cerchioni da sogno, bici che salgono sui muri, che volano, che nuotano…” E mentre sul mercato della grande distribuzione nascono biciclette hi-tech, gli amanti del vintage si incontrano a l’Eroica, la gara dedicata alle due ruote costruite prima del 1987.

 

Crediti fotografici: www.biciclettedecadence.blogspot.com

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