Museo di Rivoli, Jens Hoffmann rinuncia

«Avevo posto tre condizioni prima di accettare la proposta del presidente Minoli. La prima era di carattere economico ed è stata risolta. Ma le altre due, la possibilità di leggere il contratto in lingua inglese e soprattutto alcuni giorni di tempo prima di diffondere la notizia, perché potessi avvertire i miei attuali datori di lavoro, non sono state rispettate. Per cui a malincuore rinuncio». Queste le parole di Jens Hoffmann, trentacinquenne direttore del Wattis institute for contemporary art di San Francisco, nominato sabato sera al vertice del Museo del Castello di Rivoli dal neopresidente Giovanni Minoli. La scelta era caduta su Hoffmann in accoppiata col nostrano Andrea Bellini, sponsorizzato dall’assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva. La situazione, dunque, è congelata: rimane il solo Bellini alla direzione o si riparte da zero? «Certo ora non facciamo con il mondo intero una bella figura – osserva per esempio Francesco Bonami, direttore della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – il metodo scelto era giusto, con una serie di colloqui con curatori di livello internazionale. Ora la frittata è fatta, ma io credo che sarebbe opportuno azzerare tutto e ricominciare da capo. In fondo che senso ha avere un direttore per certi versi “commissariato”, visto che presto o tardi dovrà essere affiancato da qualcun altro?». (S. C.)

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