Chiamata alle Arti, a Roma una generazione cerca il proprio spazio

Fino al 18 ottobre, pittura, fotografia, scultura, video e installazione compongono una ricognizione sulle ricerche che stanno emergendo dalle scuole d’arte italiane

Che cosa accade dopo l’Accademia? È una domanda che riguarda da vicino ogni giovane artista e che non coincide soltanto con la possibilità di esporre. Tra la formazione e l’ingresso nel sistema dell’arte esiste uno spazio incerto, spesso difficile da attraversare, nel quale una ricerca deve trovare occasioni, interlocutori e luoghi capaci di renderla visibile. È proprio su questo passaggio che si concentra Chiamata alle Arti, giunta alla sua sesta edizione e ospitata fino al 18 ottobre negli spazi del WeGil di Roma, a Trastevere. Promossa dalla Regione Lazio in collaborazione con LAZIOcrea, la mostra riunisce 44 artisti provenienti da 17 Accademie di Belle Arti italiane, da Bari a Venezia, passando per Bologna, Firenze, Brera, Napoli, Palermo, Roma e Torino. Più che cercare un’immagine unitaria della nuova arte italiana, il progetto mette in evidenza la sua frammentazione. Pittura, scultura, fotografia, video e installazione convivono in un percorso che restituisce linguaggi, sensibilità e provenienze differenti. Una pluralità che la curatrice Giulia Abate definisce «corale, plurale e sperimentale» e che permette di osservare, su una scala nazionale, ciò che sta maturando all’interno delle Accademie. La questione interessante, allora, non è stabilire se questi artisti rappresentino già “il futuro” dell’arte italiana. Il futuro, soprattutto nell’arte, difficilmente si lascia riconoscere in anticipo. Più utile è osservare il presente che emerge dai loro lavori: quali immagini vengono prodotte, quali materiali utilizzati, quali inquietudini attraversano una generazione formatasi in anni segnati dall’accelerazione tecnologica, dalla circolazione incessante delle immagini e dalla crescente permeabilità tra discipline.

Le Accademie rimangono, da questo punto di vista, osservatori privilegiati. Sono luoghi nei quali la ricerca può ancora permettersi il tentativo, l’errore, l’incertezza. Ma sono anche istituzioni dalle quali, prima o poi, bisogna uscire. Ed è precisamente questa soglia a rendere significativo un progetto come Chiamata alle Arti: portare lavori nati nell’ambito della formazione davanti a un pubblico più ampio e metterli in contatto con critica, istituzioni e sistema espositivo. L’idea della mostra nasce da Delfina Bergamaschi, che ha concepito il progetto come strumento di sostegno alle Accademie e agli artisti nelle prime fasi del loro percorso professionale. La sesta edizione costruisce così una geografia estesa della formazione artistica italiana, coinvolgendo le Accademie di Bari, Bologna, Catania, Catanzaro, Firenze, Frosinone, Genova, L’Aquila, Lecce, Macerata, Brera-Milano, Napoli, Palermo, Ravenna, Roma, Torino e Venezia. Sono 44 gli artisti selezionati, da Aurora Amorelli a Min Hui Yun. Nomi in gran parte ancora lontani dai circuiti più consolidati e proprio per questo interessanti da incontrare in una fase nella quale poetiche e linguaggi non sono necessariamente cristallizzati. A rafforzare questa dimensione è il Premio Chiamata alle Arti, promosso dalla Regione Lazio, che offrirà all’artista selezionato l’opportunità di una successiva esposizione temporanea presso un prestigioso istituto.

A scegliere il vincitore sarà un Comitato di Valutazione che riunisce personalità provenienti da diversi ambiti del sistema artistico, culturale e istituzionale italiano: Giulia Abate, curatrice della mostra; Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia e Servizio civile della Regione Lazio; Delfina Bergamaschi, ideatrice di Chiamata alle Arti; Maria Emanuela Bruni, presidente del MAXXI; Carla Isabella Elena Cace, portavoce del Presidente della Regione Lazio; l’architetto Serafina Ferro; Giovanni Floridi, vicepresidente della Fondazione D’ARC; Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis; il critico d’arte e scrittore Roberto Litta; l’artista Michelangelo Pistoletto e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La composizione del Comitato restituisce la volontà di mettere in relazione mondi differenti, dalla pratica artistica alla critica, dalle istituzioni al collezionismo e alla filantropia culturale. Per un artista all’inizio del proprio percorso, del resto, la questione non è soltanto essere visto, ma riuscire a trasformare la prima visibilità in continuità. Il vero banco di prova arriva dopo la mostra, quando l’opera deve trovare nuovi contesti, confrontarsi con la critica e costruire relazioni senza perdere l’autonomia della propria ricerca.

Chiamata alle Arti – VI edizione
WeGil, Roma
Fino al 18 ottobre 2026
Ingresso gratuito