Roma è una città nella quale il peso della storia rischia talvolta di rendere meno visibile ciò che è accaduto dopo. Il Novecento, soprattutto, ha lasciato nella Capitale un patrimonio architettonico diffuso, stratificato e spesso privo di una narrazione capace di restituirlo come sistema. È da questa esigenza che nasce il Distretto del Contemporaneo, progetto ideato dall’ambasciatore Umberto Vattani per riconoscere e valorizzare l’area compresa tra Flaminio, Foro Italico e Farnesina come una geografia culturale unitaria. A questa mappa si aggiunge ora una presenza meno prevedibile, ma significativa: il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il 15 ottobre alle ore 10, nella sede di via Flaminia 189, si terrà l’incontro Il TAR del Lazio nel Distretto del Contemporaneo. Riflessioni sulla promozione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale della Roma contemporanea. L’appuntamento è stato annunciato anche dal portale ufficiale della Giustizia Amministrativa.

Non è soltanto l’ingresso simbolico di un’istituzione nel racconto del Distretto. Al centro dell’incontro sarà infatti la presentazione del volume La sede del TAR del Lazio: uno sguardo interdisciplinare tra architettura ed urbanistica, pubblicato nel 2026 da Gangemi Editore. Un libro di 144 pagine che prova a leggere il palazzo non esclusivamente come contenitore di una funzione amministrativa, ma come parte della storia urbana del quadrante Flaminio. L’operazione è interessante proprio perché sposta lo sguardo. Un tribunale viene normalmente percepito attraverso ciò che accade al suo interno; qui, invece, è l’edificio stesso a diventare oggetto di indagine. Nel volume, l’architetto Franco Purini interpreta la sede del TAR come elemento di un organismo urbano nel quale passato, presente e futuro contribuiscono alla costruzione di una memoria collettiva.




A introdurre l’incontro sarà Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale. Interverranno Margherita Guccione, direttrice scientifica del Grande MAXXI; Antonino Savo Amodio, presidente emerito del TAR del Lazio; Gennaro Terracciano, presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, e Umberto Vattani, presidente del Comitato scientifico del Distretto del Contemporaneo. A moderare sarà Roberto Politi, presidente del TAR del Lazio. L’appuntamento si inserisce in un progetto più ampio che tenta di modificare la percezione della Roma moderna. Il Distretto riunisce idealmente un patrimonio architettonico molto eterogeneo: dal Foro Italico al Palazzo della Farnesina, dal Villaggio Olimpico al Palazzetto dello Sport, dallo Stadio Flaminio al MAXXI e all’Auditorium Parco della Musica, fino alla Moschea e al Centro Islamico Culturale. Il Tevere, con l’ansa Flaminia, ne costituisce l’ossatura geografica, mentre via Flaminia agisce come uno dei principali assi di connessione.

Più che inventare un nuovo quartiere culturale, dunque, il progetto cerca di rendere leggibile qualcosa che esiste già. La questione è mettere in relazione edifici appartenenti a stagioni, funzioni e linguaggi diversi, superando la consuetudine di considerarli come episodi isolati. È la stessa prospettiva sviluppata da Roma è una Cometa, progetto presentato nell’ambito della Biennale Architettura 2025 a Venezia. La forma della cometa proponeva una diversa cartografia della Capitale: il Distretto come “testa”, da cui immaginare una traiettoria capace di attraversare la città contemporanea fino a Ostia. La grande mappa realizzata da Laura Canali e l’installazione immersiva allestita a Ca’ Tron trasformavano questa intuizione urbanistica in un dispositivo visivo. L’ingresso del TAR in questo racconto allarga ulteriormente il campo. Il contemporaneo non coincide soltanto con musei, fondazioni e luoghi esplicitamente dedicati alla cultura. È anche fatto di infrastrutture, edifici pubblici e architetture istituzionali che partecipano alla costruzione dell’identità della città. Ed è forse questo il punto più fertile dell’iniziativa: considerare il patrimonio moderno non come una collezione di singoli monumenti, ma come un tessuto di relazioni. In una Roma abituata a riconoscersi soprattutto nelle proprie stratificazioni più antiche, il Distretto prova a rendere visibile un’altra città, molto più vicina nel tempo e tuttavia ancora bisognosa di essere raccontata.


