Giorno e notte come due parti della stessa esperienza, tra ciò che accade nella vita quotidiana e quello che rimane, si trasforma o riemerge durante il sonno. È attorno a questa relazione che Leonardo Crudi ed Elia Novecento costruiscono Di notte, notte e dì, la mostra in programma dal 15 ottobre al 15 novembre negli spazi di Gallery Morphè a Roma.
I due artisti, fondatori del Collettivo 900, presentano per l’occasione un nucleo di opere inedite che sviluppano due ricerche differenti ma complementari. Il punto d’incontro è lo scorrere del tempo osservato non attraverso i grandi avvenimenti, ma a partire da gesti ordinari, immagini, ricordi e sogni che accompagnano le giornate senza necessariamente lasciare una traccia evidente.
Crudi si concentra sulla dimensione diurna e sceglie le mani come protagoniste del proprio lavoro. Sono le azioni minime e spesso automatiche a diventare materia artistica: gesti ripetuti, apparentemente insignificanti, attraverso i quali si costruisce buona parte dell’esperienza quotidiana.
Novecento si muove invece sul versante notturno. Nelle sue opere ciò che è stato vissuto durante il giorno perde progressivamente definizione e ritorna sotto altre forme, trasformato dal sogno e dalla memoria. L’esperienza concreta lascia così spazio all’astrazione, in una pittura che cerca di restituire ciò che rimane quando i contorni della realtà diventano meno riconoscibili.
Due linguaggi nati anche dalla strada
Il dialogo tra Crudi e Novecento ha radici precedenti alla mostra. Il Collettivo 900 nasce a Roma nel 2016 dall’incontro dei due artisti con lo storico dell’arte e curatore Giovanni Argan e sviluppa un percorso nel quale pittura, poesia e intervento nello spazio pubblico procedono parallelamente.
Entrambi provengono dal writing, ma nel tempo hanno costruito linguaggi visivi distinti. Leonardo Crudi, romano, classe 1988, mette in relazione figurazione e astrazione geometrica. Nella sua ricerca confluiscono riferimenti che vanno dall’avanguardia russa e dal futurismo al neorealismo, dalla pop art romana alla poesia visiva e al cinema underground italiano.
Il suo lavoro è arrivato anche nello spazio urbano attraverso opere pubbliche realizzate a Roma, tra cui Fantasia in Piazza a Piazza dell’Immacolata, il lavoro dedicato a Pier Paolo Pasolini alla stazione di Santa Maria del Soccorso e Il suono di Roma a Piazzale Labicano. Nel suo percorso figurano inoltre esposizioni al MACRO di Roma e al MMMAC di Paestum.
Elia Novecento, nato a Roma nel 1989, ha invece sviluppato una pittura astratta e biomorfa nella quale riferimenti occidentali e orientali convivono. Alla pop art romana e all’esperienza dell’astrattismo di Forma 1 si affiancano motivi provenienti da tappeti asiatici, batik giavanesi e tessuti nepalesi.
La poesia occupa un ruolo centrale nella sua ricerca. Novecento definisce la propria pittura un “diario emotivo”, nel quale versi della poesia italiana del Novecento e composizioni personali vengono tradotti in forme e immagini. Le esperienze maturate durante residenze artistiche a Bali, Giava e Kathmandu hanno ulteriormente alimentato il confronto con linguaggi e tradizioni visive asiatiche.

Dalla città alla galleria
Accanto ai percorsi individuali, Crudi e Novecento hanno continuato negli anni a intervenire insieme nello spazio pubblico. Una delle pratiche sviluppate dal Collettivo 900 è quella dei manifesti dipinti a mano e affissi sui muri di Roma, utilizzati per riportare l’attenzione su figure culturali meno conosciute o dimenticate.
Con Di notte, notte e dì quella ricerca entra nello spazio della galleria e si concentra su una dimensione più personale. La città e la storia culturale lasciano maggiore spazio alla percezione del tempo e al rapporto tra coscienza e memoria.
Il giorno di Crudi e la notte di Novecento non vengono però presentati come mondi separati. La mostra cerca piuttosto il punto in cui le due dimensioni si influenzano reciprocamente: ciò che viene vissuto durante il giorno può riapparire nel sogno in una forma diversa, mentre immagini e sensazioni notturne possono modificare il modo in cui viene percepita la realtà al risveglio.
La bipersonale, curata da Giovanni Argan e sostenuta dall’Associazione Culturale ALETIS, inaugurerà giovedì 15 ottobre dalle 18 alle 21.30 con ingresso libero. Durante il vernissage è previsto anche un live set elettroacustico sperimentale di Giacomo Falciani.
La mostra sarà visitabile fino al 15 novembre 2026 presso Gallery Morphè, in via Giuseppe Dalla Vedova 14 a Roma, il giovedì, venerdì e sabato dalle 12 alle 18 e negli altri giorni su prenotazione. L’esposizione è inserita nel programma di Rome Art Week 2026.


