Il cinema incontra l’arte contemporanea alla Festa del Cinema di Roma. Accanto alle proiezioni, agli incontri e agli appuntamenti tradizionalmente legati alla manifestazione, l’edizione 2026 apre uno spazio alla fotografia, alla pittura, alle installazioni e al design, portando all’interno dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone una selezione di artisti e progetti indipendenti. Dal 13 al 25 ottobre lo stand di Direct to Digital, partner culturale della 21ª edizione della Festa, cambierà infatti aspetto ogni giorno per ospitare il progetto “Alla scoperta dell’arte indipendente”, curato da Flavia Princi. Alle 18 è previsto un nuovo vernissage, con alcune giornate nelle quali saranno presentate due esposizioni contemporaneamente.
Il punto di partenza rimane il cinema, ma il percorso si allarga rapidamente. Ci sono i fotografi che osservano ciò che accade sul set, quelli che lavorano sui volti degli attori e chi sceglie invece di girare l’obiettivo verso gli spettatori. Altri progetti escono completamente dalla sala cinematografica per affrontare la memoria, il carcere minorile, il corpo, l’identità e il rapporto tra realtà e immaginazione.
Il cinema visto da dietro l’obiettivo
Ad aprire il programma, il 13 ottobre, sarà Lucia Iuorio con Frames. Fotografa di scena per produzioni Netflix, Sky e Amazon, Iuorio raccoglie immagini realizzate sul set cercando l’istante in cui ciò che nasce all’interno di un film riesce a vivere anche come fotografia autonoma. Il rapporto con il cinema prosegue il giorno successivo con Luisa Pagani e How bold is sweetness, un progetto che mette in comunicazione l’estetica della moda con una costruzione dell’immagine influenzata dal racconto cinematografico.
Il 20 ottobre sarà invece Paolo Palmieri a portare all’Auditorium L’altro lato della lente, selezione nata da quindici anni di ritratti d’attore. Il suo lavoro si concentra su ciò che accade quando l’interprete si trova davanti all’obiettivo fotografico, lontano almeno temporaneamente dal personaggio e dalla dimensione collettiva del set. Un punto di vista ancora diverso arriva con Naked di Maria Gaia Marotta, in programma il 24 ottobre. Questa volta a essere fotografato non è chi realizza il film né chi lo interpreta, ma chi lo guarda: una platea di spettatori svestiti diventa la rappresentazione della vulnerabilità emotiva di chi accetta di lasciarsi coinvolgere da una storia. Nel programma compare anche Filmhouse di Luisa Galdo, dedicato agli studi cinematografici di Formello fotografati nel 2016 in un momento di sospensione, quando set e spazi produttivi vengono sottratti alla loro abituale frenesia.

Dalle fotografie d’archivio all’Italia del Novecento
L’immagine diventa anche uno strumento per recuperare il passato. Il 16 ottobre Gianfilippo De Rossi presenterà Archivio Come Eravamo, costruito attraverso i negativi inediti del fotografo Gianfranco Torossi. Le fotografie attraversano un arco temporale che va dagli anni Trenta agli anni Novanta e mettono in relazione memoria privata e trasformazioni della società italiana. L’archivio familiare assume così una dimensione più ampia, nella quale le singole immagini diventano frammenti di un racconto collettivo.
Anche Olmo Amato, con Sentieri Sospesi, interviene sulle immagini provenienti dal passato, ma lo fa trasportando figure recuperate da vecchi archivi fotografici all’interno di paesaggi naturali. I suoi fotomontaggi costruiscono scenari nei quali diventa difficile stabilire il confine tra documento e invenzione, memoria e sogno. Su identità e immaginazione lavora invece Giulia Parisi con Inland Stories, mentre Jacopo Gentilini, in Who Do You See?, utilizza il ritratto per cercare un’immagine meno costruita del soggetto, lasciando spazio anche all’imperfezione.
Nisida, il corpo e l’identità
L’arte alla Festa del Cinema guarda anche alla realtà sociale. Il 19 ottobre Yarin Trotta del Vecchio presenta Nisida – L’isola della gioventù sospesa, reportage realizzato all’interno del carcere minorile di Napoli, una struttura particolare anche per la possibilità concessa ai detenuti di fare il bagno in mare. Il corpo diventa invece il territorio di ricerca di diversi artisti presenti nel programma. In RAW, Priscilla Nutshell mette in relazione la nudità e la vulnerabilità con la figura del cavallo, utilizzata come elemento di un paesaggio interiore nel quale dimensione fisica e immaginario simbolico si incontrano.
Con Animal, Mia di Domenico combina fotografia, scansioni e interventi sulla materia visiva per raccontare una forza latente che progressivamente emerge. Istinto, fragilità e trasformazione sono anche alcuni dei temi che attraversano l’intero percorso espositivo. Martina Mammola porta invece alla Festa Retroscena, una ricerca tra fotografia di moda e still life realizzata su pellicola, mentre Sofia Mari presenta Depositio – Oltre, Spazialismo e Creazione, progetto composto da un’installazione e da sei fotografie che rintracciano nel paesaggio un riferimento al gesto e al taglio di Lucio Fontana. Tra arte e design si colloca infine Amalia Gré, che il 15 ottobre presenta Mostra del cinema – L’Allegria e la collezione Home Jewellery, composta da oggetti per la casa pensati al confine tra funzione, decorazione e opera artistica.
Una piccola galleria dentro la Festa
L’idea è quella di costruire all’interno dell’Auditorium uno spazio che non rimanga uguale per tutta la durata della manifestazione. Le opere cambiano, arrivano nuovi artisti e il pubblico può incontrare ogni giorno un linguaggio differente. A promuovere il progetto è Direct to Digital, società che distribuisce film e documentari sulle principali piattaforme internazionali e che alla Festa del Cinema trasferisce la propria attenzione verso le produzioni indipendenti anche al di fuori dell’audiovisivo. Lo stand nasce inoltre dalla collaborazione con Fabrique du Cinéma e ospiterà durante la manifestazione il direttore responsabile Alessio Accardo per il reportage dedicato alla Festa.
Il programma si spingerà anche oltre le arti visive. Domenica 25 ottobre alle 14.30 sarà presentato “Il vestito buono”, romanzo d’esordio dell’autore e produttore audiovisivo Luca Monaco, un thriller psicologico che affronta il prezzo del successo e la fragilità dell’identità attraverso una storia legata a potere, tecnologia e controllo. La chiusura, alle 18, sarà affidata a MANI, Lorena Tiberi, con In bilico tra le forme, una selezione di opere del 2025 e 2026 accomunate dalla ripetizione di un gesto pittorico morbido e curvo.


