Ci sono fotografie che sembrano già contenere una canzone. Non perché la illustrino, né perché anticipino una storia, ma perché condividono con la musica quella particolare capacità di lasciare qualcosa in sospeso. Un paesaggio, una figura, una luce, un dettaglio qualsiasi possono diventare il punto da cui comincia un racconto che non ha bisogno di essere spiegato fino in fondo. È forse in questo spazio che si incontrano Lucio Dalla e Luigi Ghirri.
Esce oggi, 18 settembre, Sono Lucio, raccolta in doppio LP e doppio CD alcune delle canzoni più conosciute di Dalla insieme ad alcuni brani meno frequentati, restituendo alla musica anche una dimensione visiva costruita attraverso le fotografie di Ghirri. La copertina utilizza uno dei suoi scatti più celebri, mentre all’interno una selezione di immagini accompagna il disco. Il titolo è scritto con la calligrafia originale di Dalla: un dettaglio minimo che riporta l’oggetto alla persona, quasi che prima ancora di essere un’antologia sia una presentazione. Sono Lucio.


I due si conoscevano dagli anni Settanta e la loro amicizia si consolidò negli anni Ottanta, fino a produrre una relazione fatta anche di immagini, viaggi e occasioni condivise. Le fotografie di Ghirri non arrivano dunque a posteriori per costruire un’immagine dell’artista ma appartengono alla storia di quella relazione. Ghirri, del resto, aveva un modo tutto suo di stare vicino alle cose. Non cercava necessariamente l’eccezionale, quanto piuttosto quel momento in cui un luogo ordinario smette per un istante di esserlo. Una periferia, un’insegna, una porzione di cielo, un edificio, un tratto di mare: la realtà, nelle sue fotografie, non viene resa più spettacolare, ma leggermente spostata. È come se la macchina fotografica servisse a introdurre una piccola distanza tra le cose e il modo abituale in cui siamo abituati a guardarle.
Anche Dalla ha lavorato spesso dentro questa distanza. Le sue canzoni sono popolate da persone, strade, bar, città, mari, camere d’albergo, periferie, incontri mancati e vite osservate da vicino. Ma il realismo, in lui, non è mai soltanto descrittivo. Anna e Marco, La sera dei miracoli, Futura, Piazza Grande, Come è profondo il mare: luoghi e persone sembrano partire da un’Italia riconoscibile per diventare immediatamente altro. Una geografia concreta che la canzone trasforma in una geografia mentale.

Il mare, in questo incontro, assume un ruolo particolare. È già dentro l’immaginario di Dalla, dal titolo Come è profondo il mare alla presenza ricorrente dell’acqua, delle coste, delle partenze e degli orizzonti. Ed è anche un elemento che attraversa alcune delle immagini di Ghirri utilizzate nel progetto. Non è soltanto un paesaggio: è una superficie che separa e insieme mette in comunicazione, una linea oltre la quale il mondo sembra continuare.
La raccolta non è infatti costruita soltanto come un best of. Accanto a Caruso, Anna e Marco, Futura, Cara, Piazza Grande e Attenti al lupo compaiono brani come Tu parlavi una lingua meravigliosa, Il cielo, La casa in riva al mare, Nuvolari, Ayrton e La strada e la stella. Il progetto prova così a tenere insieme ciò che della figura di Dalla è già entrato nell’immaginario collettivo e ciò che continua a richiedere un ascolto più attento.

È un’operazione di archivio sì, ma anche di montaggio. Dalla non viene semplicemente ricordato attraverso Ghirri: viene rimesso dentro un paesaggio visivo che gli era contemporaneo e che, oggi, può essere guardato con la stessa distanza con cui guardiamo le sue canzoni. Il risultato è un oggetto che appartiene contemporaneamente alla musica e alla fotografia, all’archivio e al presente. Un vinile da ascoltare, ma anche da sfogliare.


