Guggenheim Abu Dhabi, l’arte come nuovo spazio di dialogo in Medio Oriente

A pochi mesi dall’apertura, la ministra Noura bint Mohammed Al Kaabi difende la centralità della cultura: «I musei hanno una priorità diversa»

Il mondo dell’arte guarda con grande attenzione al Guggenheim Abu Dhabi, pronto ad aprire le sue porte l’11 dicembre dopo vent’anni di ritardi. Un progetto ambizioso, il cui costo ha ormai sfiorato il miliardo di dollari e che sta suscitando grande interesse negli Emirati Arabi Uniti. In una breve intervista alla rivista culturale tedesca MonopolNoura bint Mohammed Al Kaabi, ministra di Stato presso il Ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, ha sottolineato l’importanza di valorizzare la produzione artistica locale e regionale. «Sono orgogliosa del fatto che gli artisti della regione e degli Emirati non siano semplicemente presenti come attori di supporto, ma siano al centro della mostra», ha dichiarato. Il nuovo museo sorgerà sull’isola di Saadiyat, a circa un’ora di auto da Dubai, destinata a diventare uno dei principali poli culturali della regione. L’isola ospita già importanti istituzioni, tra cui lo Zayed National Museum, il Louvre Abu Dhabi e il Natural History Museum Abu Dhabi, oltre a essere sede di Frieze Abu Dhabi. Per Al Kaabi, lo sviluppo culturale di Saadiyat dovrà certamente contribuire ad attirare visitatori internazionali, dal momento che il turismo «è importante per la nostra economia». Tuttavia, la ministra ha chiarito che l’obiettivo delle istituzioni culturali non può limitarsi alla semplice attrazione di turisti. «Deve andare oltre. L’obiettivo principale è un pubblico che abbia voglia di tornare. Come possiamo creare un’intensità capace di coinvolgere le persone?», si è chiesta. L’apertura del Guggenheim arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per il Medio Oriente, segnato dalla guerra con l’Iran e dalle sue ripercussioni sull’intera regione. Anche gli Emirati Arabi Uniti, tra le destinazioni economicamente più solide dell’area, hanno dovuto affrontarne le conseguenze. «Lo shock provocato dalla guerra con l’Iran non è stato certamente facile», ha riconosciuto Al Kaabi. Le autorità hanno attivato programmi di sostegno sia per i turisti impossibilitati a proseguire i propri viaggi sia per gli operatori del settore turistico, seguendo un modello già sperimentato durante la pandemia. La ministra ha però evidenziato come il settore culturale abbia seguito una logica diversa. «Ma i musei hanno una priorità diversa, e questa non è cambiata. Continuiamo a costruire queste istituzioni. La comunità si è unita e questo è stato molto stimolante», ha affermato. Nonostante le tensioni e il conflitto che continuano a interessare la regione, l’apertura del Guggenheim Abu Dhabi resta confermata per l’11 dicembre. Secondo Al Kaabi, il museo dovrà rappresentare anche un’occasione per aprire nuovi spazi di confronto sul ruolo dell’arte e della cultura nel Medio Oriente. «Vogliamo stimolare ulteriormente il dibattito e continuare la conversazione con i nostri partner. Stiamo raccontando una nuova storia», ha concluso.

Il Guggenheim Abu Dhabi si prepara a entrare nel panorama internazionale dell’arte contemporanea con un progetto che punta a superare i tradizionali confini geografici e culturali della storia dell’arte. Il museo sarà infatti dedicato alla produzione artistica dal 1960 a oggi e proporrà una prospettiva ampia e multiculturale, con particolare attenzione alle esperienze provenienti da aree del mondo spesso rimaste ai margini delle grandi istituzioni museali occidentali. Il mese scorso è stata annunciata la nomina di Valerie Hillings alla direzione inaugurale del museo. Sarà lei a guidare la più grande delle sedi che fanno parte della rete Guggenheim, presente in quattro Paesi. A Hillings spetterà il compito di trasformare il Guggenheim Abu Dhabi da icona architettonica a museo capace di costruire una propria identità, una programmazione riconoscibile e un rapporto stabile con il pubblico. La nomina segna anche un ritorno alle origini. Entrata nella Solomon R. Guggenheim Foundation nel 2004, Hillings ha lavorato per anni sui progetti internazionali della Fondazione, seguendo in particolare il Guggenheim Abu Dhabi: dalla costruzione della collezione alla definizione dell’identità culturale dell’istituzione. L’idea alla base del progetto è quella di fare del museo un luogo di confronto, nel quale opere, artisti e pubblici differenti possano entrare in relazione. L’arte viene quindi interpretata non soltanto come patrimonio da conservare ed esporre, ma come uno strumento capace di favorire il dialogo tra culture e generazioni. In questa prospettiva, il Guggenheim Abu Dhabi ambisce a contribuire alla costruzione di una comunità internazionale più aperta e interconnessa, coinvolgendo anche le nuove generazioni nella scoperta dell’arte moderna e contemporanea. La nuova istituzione farà parte della rete dei Guggenheim, affiancando le sedi di New York, Venezia e Bilbao. Allo stesso tempo, però, il museo non sarà una semplice estensione del modello Guggenheim esistente. Il progetto è stato sviluppato per rispondere alle caratteristiche culturali e artistiche degli Emirati Arabi Uniti, dando spazio alla storia e alla creatività dell’emirato e mettendole in dialogo con quelle di altre regioni del pianeta. Questa duplice dimensione, locale e internazionale, rappresenta uno degli aspetti più caratterizzanti dell’istituzione. Anche il modo di concepire la visita riflette questa volontà di apertura. Il museo non proporrà necessariamente un racconto lineare della storia dell’arte, organizzato secondo una successione di movimenti e periodi. Le opere saranno invece messe in relazione attraverso temi, luoghi e momenti storici, permettendo al pubblico di seguire percorsi diversi e di costruire una propria interpretazione. Pittura, scultura, fotografia, installazioni, video, immagini in movimento e nuove tecnologie contribuiranno a creare un’esperienza articolata, nella quale linguaggi e culture differenti potranno dialogare tra loro. A rendere particolarmente riconoscibile il Guggenheim Abu Dhabi sarà inoltre la sua architettura, progettata da Frank Gehry, uno degli architetti più importanti della scena internazionale e autore anche del Guggenheim di Bilbao. L’edificio nasce dal rapporto con il paesaggio di Saadiyat e con la posizione dell’isola, sospesa tra terra e mare. La struttura non sarà quindi un semplice contenitore per le opere, ma una componente essenziale dell’esperienza museale. Il progetto architettonico si sviluppa intorno a un grande atrio centrale sul quale si affacciano 30 gallerie. A caratterizzare il complesso saranno soprattutto 10 grandi coni scultorei, alcuni dei quali raggiungeranno gli 88 metri di altezza. Nove saranno rivestiti con una rete in acciaio inossidabile, mentre uno presenterà una combinazione di onice e vetro. Questi elementi, oltre a definire l’immagine dell’edificio, avranno anche una funzione ambientale: la loro conformazione contribuirà infatti a favorire la ventilazione naturale e a creare aree ombreggiate, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica del museo. Le dimensioni del complesso confermano la portata del progetto. Gli spazi destinati alle esposizioni interne occuperanno circa 11.600 metri quadrati, mentre altri 23.000 metri quadrati saranno riservati alle attività e alle esposizioni all’aperto. La superficie complessiva costruita raggiungerà circa 80.000 metri quadrati, facendo del Guggenheim Abu Dhabi uno dei più grandi progetti museali dedicati all’arte contemporanea. Parallelamente alla costruzione dell’edificio, è proseguito negli anni lo sviluppo della collezione permanente, avviato nel 2009. La raccolta continuerà a crescere anche dopo l’apertura del museo attraverso nuove acquisizioni, con l’intento di restituire un’immagine sempre più articolata dell’arte degli ultimi decenni. La selezione non si limiterà ai principali protagonisti della scena occidentale, ma cercherà di includere una pluralità di voci, provenienze e prospettive. La collezione sarà attraversata da alcuni grandi temi che hanno segnato la produzione artistica dal 1960 a oggi. Tra questi figurano l’astrazione, la cultura popolare, il paesaggio, il linguaggio e la narrazione. Non si tratterà tuttavia di categorie rigide: le diverse sezioni saranno pensate come punti di partenza per creare collegamenti tra opere e contesti apparentemente lontani. È proprio nella possibilità di stabilire queste connessioni che si trova una delle idee centrali del Guggenheim Abu Dhabi. Il museo mira infatti a proporre una visione dell’arte contemporanea come uno spazio di confronto permanente, nel quale differenti tradizioni artistiche possano incontrarsi senza essere necessariamente ricondotte a un unico racconto. L’obiettivo è costruire un’istituzione capace di dialogare con il territorio degli Emirati e, allo stesso tempo, di inserirsi nella rete internazionale della cultura contemporanea. In questo senso, il Guggenheim Abu Dhabi rappresenta anche una componente significativa della trasformazione culturale della città. Attraverso il museo, l’arte contemporanea diventa uno strumento per creare nuove relazioni tra Abu Dhabi e il resto del mondo, tra artisti e visitatori, tra memoria e innovazione. L’architettura di Gehry, la collezione internazionale e il carattere aperto del percorso espositivo concorrono così alla definizione di un museo pensato non soltanto per conservare e mostrare opere, ma per generare nuove forme di incontro e di partecipazione culturale.