C’è una soglia sottile fra un’immagine che abita la mente e un’immagine capace di sopravvivere alla mente che l’ha prodotta. È in questa soglia che si può leggere Talisman, la mostra di Ali Banisadr esposta fino al 10 ottobre 2026 da Thaddaeus Ropac Paris Marais, in dialogo con la carte blanche al Musée national Gustave Moreau e con Temple of the Mind al Buffalo AKG Art Museum. Tre luoghi convergono intorno a una questione: come una visione possa diventare esperienza, deposito e trasmissione.
A Buffalo, il titolo di Albert Pinkham Ryder definisce la mente come uno spazio in cui percezione, memoria e immaginazione si incontrano. Banisadr vi dispone figure, paesaggi, segni e frammenti entro un universo privo di una narrazione univoca. A Parigi, il talismano introduce una diversa idea di durata. Ogni opera conserva una traccia del proprio processo di formazione e, insieme, una forza capace di attraversare il tempo e il contesto.

Il talismano diventa così una figura dell’opera. La sua efficacia risiede nella concentrazione: qualcosa viene custodito senza essere ricondotto a un significato conclusivo. Banisadr procede attraverso disegno, pittura, scultura e pastello, portando forme intuitive verso una progressiva condensazione. Le figure acquistano una riconoscibilità emblematica e conservano una zona di indeterminazione. Ogni elemento sembra appartenere a un racconto più ampio, di cui affiora soltanto una parte.
In Smoke & Mirrors, questa tensione è inscritta nella superficie. Olio e pastello si sovrappongono creando un campo instabile, attraversato da presenze che emergono, si interrompono e arretrano. Il titolo richiama illusioni, riflessi e dispositivi di occultamento; la pittura li traduce in una materia stratificata, dove la percezione procede per successive messe a fuoco. La figura appare come il risultato provvisorio di una trasformazione ancora in corso.
Gustave Moreau è l’interlocutore storico più vicino a questa concezione. La carte blanche al Musée national Gustave Moreau mette in relazione la pratica di Banisadr con un artista per il quale il simbolo rappresentava una struttura aperta, capace di generare associazioni oltre il soggetto raffigurato. In Moreau, un dettaglio può contenere un intero repertorio culturale; una figura può diventare il punto di accesso a molteplici tradizioni. Banisadr assume questa logica e la trasforma in una grammatica contemporanea di archetipi, frammenti e forme ibride.
In Terrible Beauty, il rapporto fra riconoscibilità e apparizione raggiunge una concentrazione particolare. La scala raccolta intensifica l’esperienza dello sguardo. La bellezza evocata dal titolo porta con sé una minaccia latente, una perturbazione percepibile prima della sua identificazione. L’opera seduce attraverso una promessa rimasta parzialmente sospesa: qualcosa si offre alla visione e, nello stesso gesto, ne prolunga l’attesa.

La storia dell’arte attraversa questa ricerca come una materia operativa. Robert Storr, nel dialogo con Banisadr pubblicato in The Alchemist, ha individuato nella sua pratica una relazione intensa con la tradizione pittorica. John Vincler ha seguito la stratificazione di immagini che, attraverso la durata dello sguardo, rivelano dettagli e possibilità narrative ulteriori. In entrambi i casi emerge un principio centrale del lavoro di Banisadr: la storia diventa produttiva quando torna a generare esperienza.
Albert Pinkham Ryder costituisce una premessa essenziale, con la sua pittura sospesa fra percezione e immaginazione. Hieronymus Bosch offre un modello di universo fondato su metamorfosi, ibridazioni e proliferazione delle figure. Francisco Goya apre invece una zona più oscura, dove violenza, superstizione e fantasia condividono lo stesso spazio visivo. Moreau, Ryder, Bosch e Goya formano una costellazione. Banisadr la attraversa senza ricostruire una genealogia, attivando rapporti fra epoche, immagini e sistemi di visione.
La scultura porta questa ricerca sul terreno della presenza fisica. I bronzi sembrano emergere dalla pittura come presenze autonome, mantenendo qualcosa della loro origine visionaria. Le superfici lavorate e patinate evocano reperti, oggetti rituali, corpi separati dalla propria provenienza. La materia conserva le tracce del tempo e del gesto, mentre la forma assume una qualità quasi arcaica.
Nel pastello il processo procede in direzione opposta. Il segno si deposita sulla carta con una leggerezza che lascia percepire ogni passaggio. Carboncino, inchiostro e pigmento si sovrappongono, costruendo presenze esposte alla cancellazione e alla trasformazione. La fragilità diventa una qualità percettiva: l’opera sembra trattenere qualcosa proprio attraverso la precarietà della sua superficie.

Questa condizione raggiunge una particolare intensità in Before the world shattered, I was a part of you. Il titolo formula una memoria come frammento di relazione, una frase rimasta dopo una frattura. Pastello, carboncino e inchiostro costruiscono sulla carta una presenza raccolta, vulnerabile, distante dalla monumentalità della pittura. L’immagine assume il carattere di una traccia: qualcosa è accaduto, qualcosa è andato perduto, qualcosa continua a essere trasmesso attraverso il resto che rimane.
È qui che Temple of the Mind e Talisman si incontrano con maggiore precisione. Buffalo guarda al momento in cui la visione prende forma nella mente; Parigi segue il momento successivo, quando quella visione acquista una consistenza capace di attraversare altri spazi e altri tempi. Il tempio custodisce il luogo della formazione; il talismano registra il movimento della trasmissione.
Le tre opere — Smoke & Mirrors, Terrible Beauty e Before the world shattered, I was a part of you — articolano altrettante modalità di questa esperienza: l’affioramento, la perturbazione, la traccia. Pittura, bronzo e carta diventano strumenti differenti per interrogare la durata di ciò che viene visto. Il talismano, in Banisadr, coincide quindi con una condizione dell’opera: la capacità di custodire una forza anche quando il contesto originario è scomparso. Un’immagine continua a vivere attraverso ciò che trasporta, mentre il significato si sposta, si stratifica, cambia destinatario. La forma diventa il luogo in cui la memoria attraversa il tempo.

info: ropac.net


