Romaeuropa Festival riparte dalla domanda che accompagna da sempre le manifestazioni capaci di durare nel tempo, ovvero come cambiare senza perdere la propria identità. La risposta della quarantunesima edizione, presentata il 7 settembre a Roma e in programma dall’8 settembre al 15 novembre, passa ancora una volta dall’incontro tra linguaggi, generazioni e geografie. Quasi tre mesi di programmazione, 18 spazi della Capitale, circa 100 spettacoli per 240 repliche e un migliaio di artisti italiani e internazionali compongono il REF2026, presieduto da Guido Fabiani e diretto da Fabrizio Grifasi. Danza e teatro, elettronica e musica contemporanea, nuovo circo, cinema, arti digitali e creazione per l’infanzia convivono in un cartellone che sceglie di non organizzare il contemporaneo per compartimenti stagni.
A suggerire una chiave di lettura dell’edizione è l’immagine del “passo del mondo”, legata alla necessità di costruire equilibri e relazioni in una fase internazionale attraversata da instabilità e trasformazioni. Per Fabiani, la dimensione europea di Romaeuropa continua invece a tradursi soprattutto in una pratica concreta: una rete di alleanze artistiche e istituzionali fondata sull’attraversamento delle differenze.

Due artiste italiane aprono il Festival
Il primo segnale arriva dall’inaugurazione, che quest’anno raddoppia. L’8 e il 9 settembre l’Auditorium Conciliazione ospita due serate affidate a Sofia Nappi e Caterina Barbieri, artiste italiane che hanno costruito una parte importante del proprio percorso sulla scena internazionale. L’opening è sostenuto da Banca Ifis, per il secondo anno sponsor del Festival. L’8 settembre è la danza di Sofia Nappi ad aprire ufficialmente il REF. Con la sua compagnia KOMOCO, la coreografa presenta in prima nazionale Chora – Il vuoto all’origine, lavoro per sette interpreti nel quale il vuoto diventa materia generativa della coreografia: uno spazio attraversato da corpi che compaiono, scompaiono, si avvicinano e si sostengono.
Alla nuova creazione si affianca DODI, duetto del 2021 che appartiene agli inizi del percorso internazionale della coreografa e che indaga la relazione con l’altro attraverso tensione, desiderio, fragilità e abbandono. Il 9 settembre il testimone passa alla musica. Caterina Barbieri, oggi direttrice artistica della Biennale Musica di Venezia, torna a Romaeuropa con la première italiana di Non puoi contare l’infinito, commissionata dalla Philharmonie de Paris e dallo stesso Festival.
Con lei c’è ONCEIM – Orchestra di Nuova Creazione, Sperimentazione e Improvvisazione Musicale, diretta da Frédéric Blondy: più di trenta musicisti chiamati a confrontarsi con una composizione nella quale l’elettronica di Barbieri incontra la dimensione orchestrale. Ad aprire la stessa serata sarà Constellation di Christian Marclay, Leone d’Oro alla Biennale Arte di Venezia nel 2011 per The Clock. Il lavoro costruisce con ONCEIM una partitura aperta, nella quale frammentazione, improvvisazione e ascolto collettivo rendono ogni esecuzione potenzialmente diversa.
Dalla danza alla musica, i primi giorni del REF
Già nella prima settimana si chiarisce il carattere del programma. Il 10 e 11 settembre al Teatro India Nacera Belaza incontra Valérie Dréville in L’Echo, mentre il 14 settembre Benjamin Millepied porta in prima nazionale all’Auditorium Conciliazione Summerland, creato con November Ultra nell’ambito delle celebrazioni per i settant’anni del gemellaggio Roma-Parigi. Dal 15 al 17 settembre Romaeuropa entra invece all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone con tre serate realizzate grazie alla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Fatoumata Diawara presenta il nuovo album Massa; il Philip Glass Ensemble accompagna dal vivo Powaqqatsi di Godfrey Reggio; Jeff Mills e Kety Fusco costruiscono con The Trip to Vega un viaggio audiovisivo tra elettronica, arpa e immaginari fantascientifici. È soltanto l’inizio di un programma che nei mesi successivi mette insieme alcune delle personalità che hanno segnato la danza e il teatro europeo degli ultimi decenni con una generazione più giovane di autori e interpreti.
La danza resta una delle colonne portanti
La danza continua a essere uno dei territori privilegiati di Romaeuropa. La partnership con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, avviata nel 2022, si rafforza ulteriormente: Romaeuropa resta l’unico partner italiano del programma e Serge Laurent, direttore della programmazione Danza e Cultura di Van Cleef & Arpels, entra nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Romaeuropa. Dentro questo percorso si muove una parte consistente del cartellone internazionale. Tornano (LA)HORDE con il Ballet national de Marseille e la nuova produzione Après moi, le déluge; Boris Charmatz con Muette; Wim Vandekeybus e Ultima Vez con una nuova vita dello storico What the Body Does Not Remember.

Sasha Waltz torna invece in scena come interprete in Bach Cello Suites Dance, insieme alla violoncellista Anastasia Kobekina. Rachid Ouramdane porta a Villa Medici Lora, costruito intorno alla storia e al movimento della danzatrice lituana Lora Juodkaite. A questa geografia appartengono anche Christos Papadopoulos con Landless, Eun-Me Ahn con Post-Orientalist Express, Katerina Andreou insieme alla compagnia norvegese Carte Blanche e Ben Duke con The Last Hamlet.
Particolarmente significativa è la presenza dell’Opera Ballet Vlaanderen al Teatro Costanzi: il 10 e 11 novembre la compagnia fiamminga presenta un programma che riunisce lavori di Jan Martens, Anne Teresa De Keersmaeker e Christos Papadopoulos. E poi c’è il Collectif XY. Con Le Pas du Monde, al Teatro Olimpico, la compagnia francese costruisce attraverso acrobazia, fiducia e movimento collettivo quella stessa metafora del “passo del mondo” che attraversa idealmente l’intera edizione.
Castellucci, Cuscunà e la scena italiana
La presenza italiana non è confinata all’apertura. Uno degli appuntamenti più attesi è il ritorno di Romeo Castellucci, che presenta in prima nazionale Faust. Fatto, non detto, nuova creazione dedicata alla figura dell’artista e alla tensione tra realtà, visione, condanna e redenzione. Marta Cuscunà debutta invece con La Medium, partendo dalla vicenda reale di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy, rinchiusa per quattordici anni in manicomio. Illusionismo, spiritismo e memoria diventano gli strumenti per riportare alla luce una storia femminile cancellata.
Giorgina Pi rilegge Filottete in chiave femminile in Lemnos e porta al MAXXI la videoinstallazione Miasma; Pietro Giannini affronta il mito tecnologico contemporaneo con STARMAN – La vera storia di Leon Skum; Marco D’Agostin e Marta Ciappina costruiscono con Catalogo un mosaico coreografico sul congedo.
Romaeuropa sarà presente anche nella riapertura del Teatro Valle con Memorie di ragazza di Silvia Costa, tratto dal libro di Annie Ernaux e interpretato da Federica Fracassi, Francesca Mazza ed Emanuela Villagrossi.
Da Capossela a Steve Reich, fino a Blade Runner
La musica occupa un’altra parte decisiva del programma, muovendosi tra repertorio, sperimentazione, canzone, cinema ed elettronica. Vinicio Capossela arriva per la prima volta al Romaeuropa Festival, insieme a Pierpaolo Capovilla, con E morte non avrà dominio, ballad opera liberamente ispirata alla vita di Renato Striglia e all’opera di Dylan Thomas. Per i novant’anni di Steve Reich, Blow Up Percussion costruisce un percorso che comprende lavori come Pendulum Music, Drumming e Come Out. Il centenario della nascita di Hans Werner Henze viene invece ricordato con Voices, affidato al New European Ensemble diretto da Carlo Boccadoro.
Maki Namekawa e Thomas Enhco affrontano The Köln Concert di Keith Jarrett, mentre The Avex Ensemble rilegge dal vivo la colonna sonora di Vangelis per Blade Runner in forma di cine-concerto. I due progetti sono sostenuti da Poste Italiane. Sul versante elettronico spicca Osmium, presentato per la prima volta a Roma: il progetto riunisce Hildur Guðnadóttir, James Ginzburg, Rully Shabara e Sam Slater. In cartellone anche Kangding Ray con il nuovo A/V live Superfluid e Third Coast Percussion insieme a Jlin.
Il focus sulla scena tedesca, legato ai 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, porta inoltre al Festival Moritz von Oswald, Hans Thomalla e altri progetti costruiti con l’Ambasciata di Germania, Villa Massimo e Goethe-Institut.

ULTRA REF e il programma per bambini e famiglie
A La Pelanda torna ULTRA REF, la sezione dedicata alla creatività emergente, ai linguaggi ibridi e alle forme meno facilmente classificabili. Quest’anno il progetto è sostenuto da ENI e avrà una propria conferenza stampa il 17 settembre, quando sarà presentato nel dettaglio il programma. Cresce anche REF Kids & Family, curato da Stefania Lo Giudice e articolato in tre weekend dedicati all’infanzia e alla preadolescenza. Teatro, musica, nuovo circo, installazioni e attività gratuite trasformano La Pelanda in uno spazio pensato anche per bambini e famiglie, con proposte provenienti da Italia, Fiandre, Catalogna, Paesi Bassi, Norvegia e Giappone.
Dodici ore di musica per il finale
Se l’apertura è doppia, la chiusura punta invece sulla durata e sull’idea di festa collettiva. Il 15 novembre Romaeuropa saluta la sua quarantunesima edizione con una maratona di dodici ore. Nel pomeriggio Vanessa Wagner esegue integralmente gli Études di Philip Glass, anticipando le celebrazioni per i novant’anni del compositore nel gennaio 2027, mentre Third Coast Percussion affronta Águas da Amazônia.
Il principio e la fine della giornata sono invece affidati al Classical Rave Party di Enrico Melozzi. Al mattino entrano in scena i 100 Cellos fondati da Melozzi e Giovanni Sollima; la sera l’Orchestra Notturna Clandestina allarga la festa a ospiti provenienti da mondi differenti, tra i quali Niccolò Fabi, Alessandro Baricco, Giovanni Sollima, Gloria Campaner, la Banda dell’Esercito Italiano, Elsa Lila, Anastasio e Fasma.
Un finale volutamente lontano dalla liturgia tradizionale del concerto: classica, contemporanea e cultura pop finiscono nello stesso spazio, con il pubblico chiamato non soltanto ad assistere ma a partecipare. È forse qui che torna il senso di quel “passo del mondo” scelto per raccontare l’edizione 2026. Non tanto uno slogan quanto un metodo: mettere sullo stesso terreno artisti affermati e nuove generazioni, repertorio e sperimentazione, istituzioni storiche e nuovi spazi, provando a capire attraverso la scena quale ritmo abbia assunto il presente.
A sostenere questa struttura c’è una rete estesa di istituzioni e partner: dal Ministero della Cultura alla Regione Lazio, Roma Capitale, Camera di Commercio di Roma e Fondazione Roma, fino alle collaborazioni con Teatro di Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Teatro dell’Opera, MAXXI, Mattatoio, Villa Medici e numerose realtà internazionali. Rai si conferma Main Media Partner, con una copertura prevista tra televisione, radio, web e social.


