La Robert Mapplethorpe Foundation ha negato la licenza per utilizzare un ritratto di Roy Cohn come copertina di “American Scoundrel: Roy Cohn’s Dark Journey from Joe McCarthy to Donald Trump”, nuova biografia firmata da Kai Bird e Susan Goldmark. La fotografia scelta dagli autori e dall’editore era stata scattata da Robert Mapplethorpe nel 1981 e ritrae frontalmente Cohn, controverso avvocato newyorkese che fu collaboratore del senatore Joseph McCarthy e, molti anni dopo, legale e mentore di Donald Trump.
Secondo quanto ricostruito dal New York Times, alla base del rifiuto ci sarebbero preoccupazioni di carattere politico. La fondazione, registrata negli Stati Uniti come organizzazione non profit 501(c)(3), avrebbe temuto che concedere una fotografia per la copertina di un libro critico nei confronti dell’attuale presidente potesse essere considerato una forma di attività politica.
Il ritratto di Roy Cohn
La fotografia, intitolata semplicemente “Roy Cohn”, è uno dei ritratti realizzati da Mapplethorpe nel periodo in cui il suo lavoro iniziava ad aprirsi sempre più a personaggi conosciuti del mondo della cultura, dell’arte e della società newyorkese. Cohn appare frontalmente contro uno sfondo nero. Lo sguardo è rivolto direttamente verso l’obiettivo e la luce mette in evidenza i tratti del volto, compresa la caratteristica cicatrice sul naso.
Lo scatto nacque nel 1981 in occasione di un’intervista a Cohn destinata a Interview, la rivista fondata da Andy Warhol. Steven M.L. Aronson, autore dell’articolo e book editor della testata, convinse l’avvocato a posare per Mapplethorpe. Cohn era allora uno dei professionisti più conosciuti e discussi di New York. Tra i suoi clienti figuravano uomini d’affari, personaggi dei media ed esponenti della criminalità organizzata. Tra questi c’era anche Donald Trump, all’epoca giovane imprenditore immobiliare, che trovò in Cohn un avvocato ma anche una figura di riferimento.

Un soggetto insolito per Mapplethorpe
Il ritratto occupa una posizione particolare nella produzione del fotografo. Durante gli anni Settanta Mapplethorpe aveva documentato soprattutto l’ambiente underground newyorkese e la scena S&M, culminata nel controverso “X Portfolio” del 1978.
All’inizio degli anni Ottanta il suo repertorio si stava ampliando. Celebrità, artisti, collezionisti e personalità pubbliche entrarono con maggiore frequenza nel suo studio, accanto ai nudi e alle composizioni floreali che sarebbero diventati altrettanto centrali nella sua opera.
Cohn rappresentava un soggetto particolarmente complesso. Pubblicamente aveva assunto posizioni ostili nei confronti dell’omosessualità, mentre la sua vita privata rimase a lungo nascosta. Morì nel 1986 per complicazioni legate all’Aids, anche se ufficialmente sostenne fino alla fine di essere affetto da un tumore al fegato. Mapplethorpe morì a sua volta nel 1989, a 42 anni, per complicazioni legate all’Aids. Una stampa del ritratto di Cohn è oggi nelle collezioni del Los Angeles County Museum of Art e del J. Paul Getty Trust, grazie a una donazione effettuata dalla Mapplethorpe Foundation nel 2011.
I timori della Fondazione Mapplethorpe
La questione centrale riguarda il motivo per cui la fondazione abbia deciso di non concedere l’immagine. La Robert Mapplethorpe Foundation gestisce l’eredità artistica e parte della collezione del fotografo. Fu istituita dallo stesso Mapplethorpe poco prima della morte con l’obiettivo di tutelare la sua opera, promuoverne la visione artistica e sostenere alcune delle cause alle quali era legato.
In quanto organizzazione 501(c)(3), è soggetta alle regole statunitensi che limitano determinate forme di partecipazione politica da parte degli enti non profit. Secondo il New York Times, il consiglio della fondazione avrebbe ritenuto rischioso autorizzare il ritratto per un volume che presenta una lettura fortemente critica di Trump. La preoccupazione sarebbe stata che la concessione dell’immagine potesse essere interpretata come una presa di posizione politica.
Il quotidiano riferisce inoltre che tra i membri del board sarebbe emerso il timore di possibili conseguenze da parte dell’amministrazione Trump, comprese eventuali contestazioni dello status fiscale della fondazione. La Mapplethorpe Foundation non ha commentato pubblicamente nel merito queste ricostruzioni.
La reazione dell’autore Kai Bird
Kai Bird, coautore del libro insieme a Susan Goldmark, ha criticato duramente la decisione. Intervistato dal New York Times, Bird si è detto “sbalordito” e “indignato”, contestando quella che considera un’eccessiva prudenza della fondazione di fronte a un possibile rischio politico.
La questione va oltre la scelta grafica di una copertina. Il rifiuto ha infatti aperto una discussione sul modo in cui musei, fondazioni e altre organizzazioni culturali americane stanno valutando le proprie decisioni in un contesto di crescente tensione tra politica e istituzioni artistiche.
Durante il suo secondo mandato Trump è intervenuto direttamente su diverse istituzioni culturali federali. Tra i casi più discussi ci sono le pressioni sullo Smithsonian Institution e i cambiamenti nella gestione del John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington.

Mapplethorpe e una lunga storia di censura
La vicenda assume un significato particolare proprio perché riguarda Robert Mapplethorpe, un artista la cui storia è strettamente legata al dibattito americano sulla libertà artistica. Nel 1989, pochi mesi dopo la sua morte, la Corcoran Gallery of Art di Washington cancellò una tappa della retrospettiva itinerante dedicata al fotografo. Al centro delle contestazioni c’erano soprattutto le immagini sessualmente esplicite dell’“X Portfolio”.
L’esposizione aveva ricevuto un finanziamento del National Endowment for the Arts e divenne rapidamente un caso politico. Esponenti conservatori contestarono l’utilizzo di fondi pubblici per sostenere opere considerate oscene, contribuendo a trasformare Mapplethorpe in una delle figure centrali delle cosiddette culture wars americane tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta.


