Guglielmo Coladonato, una carriera tra figurazione e simbolismo surreale

In oltre cinquant'anni di attività ha esposto in Italia e all'estero, con opere presenti in musei e collezioni private

Guglielmo Coladonato, nato a Torricella Peligna (Chieti) il 3 gennaio 1933, vive e lavora ad Aranova, alle porte di Roma. La sua produzione artistica, sviluppata nell’arco di oltre mezzo secolo, si distingue per un linguaggio che unisce pittura figurativa e simbolismo surreale, con particolare attenzione ai temi della figura umana, del paesaggio, della natura morta e delle metamorfosi.

Tra le caratteristiche della sua tecnica vi è l’utilizzo dell’olio su faesite, spesso dipinto sulla superficie ruvida del supporto, scelta che l’artista considera particolarmente adatta alla conservazione dell’opera e all’intensità cromatica.

Il percorso di Coladonato è stato segnato da un’infanzia difficile. Dopo la morte della madre trascorse gli anni dell’infanzia come pastore sulle montagne abruzzesi. Durante la Seconda guerra mondiale perse un occhio in seguito all’esplosione di un ordigno e successivamente fu accolto al Villaggio del Fanciullo di Silvi Marina, dove iniziò ad avvicinarsi all’arte attraverso la scultura.

L’incontro con i fratelli Tommaso, Giuseppe e Michele Cascella rappresentò una tappa decisiva della sua formazione. Su loro incoraggiamento frequentò l’Istituto d’Arte di Chieti e, dopo gli studi, lavorò prima al Tribunale di Saluzzo e poi, dal 1961, alla Corte d’Appello di Roma. Parallelamente proseguì l’attività artistica, iniziando a esporre in mostre collettive dalla seconda metà degli anni Sessanta.

Negli anni successivi ha realizzato circa cento mostre personali, ospitate in sedi come il Museo di Roma, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, oltre che in gallerie di Parigi, Londra, Caracas, Svizzera, Belgio, Canada e Australia. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in diversi Paesi.

Tra gli incontri più significativi della sua carriera figurano quello con Salvador Dalí, conosciuto nel 1967 durante un soggiorno in Spagna, e quello con lo scrittore Ignazio Silone, che nel 1977 visitò il suo studio romano definendolo «un pittore della realtà, colmo di fuoco, sempre alla ricerca di momenti pieni di pathos e di umanità». La ricerca di Coladonato continua ancora oggi, mantenendo al centro una pittura che coniuga esperienza figurativa e dimensione simbolica, in un percorso artistico che ha trovato spazio in numerose esposizioni nazionali e internazionali.

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