L’Art Dealers Association of America (ADAA) ha reso nota la lista delle 63 gallerie che animeranno il prossimo appuntamento fieristico newyorkese, ribattezzato per l’occasione ADAA Fair. L’evento tornerà nella cornice consueta del Park Avenue Armory, nell’Upper East Side, ma con alcune novità di rilievo sul piano organizzativo.
La fiera debutterà dal 13 al 16 novembre, con qualche giorno di ritardo rispetto al passato, in modo da inserirsi nella cornice dell’Art Week NYC. Cambia anche il beneficiario della serata inaugurale del 12 novembre: sarà il Whitney Museum of American Art, segnando così il primo risultato concreto della gestione firmata da Kinsey Robb, direttrice esecutiva dell’associazione.

Una pausa strategica, non una crisi
Il ritorno in scena arriva dopo la brusca cancellazione dell’edizione 2025, quando la manifestazione si chiamava ancora The Art Show. Kinsey Robb ha spiegato che quello stop era necessario e voluto, pensato per adattarsi a un mercato dell’arte in fase di profondo cambiamento, e che l’obiettivo oggi è costruire una fiera calibrata sulle condizioni reali del settore. Quella scelta aveva segnato anche la fine della lunga collaborazione con l’Henry Street Settlement, che nel frattempo aveva trovato un nuovo accordo con la fiera Independent per l’appuntamento di maggio, aprendo così la strada all’intesa attuale con il Whitney.
Il clima generale del mercato dell’arte è oggi più disteso rispetto a un anno fa: secondo l’ultimo rapporto Art Basel e UBS sul mercato globale dell’arte, pubblicato lo scorso marzo, le vendite mondiali sono cresciute del 4% nel 2025, arrivando a circa 59,6 miliardi di dollari. Un incremento apparentemente contenuto, ma che segna un’inversione di rotta significativa dopo due anni consecutivi di calo. Anche i risultati delle case d’asta, indicatore più immediato dello stato di salute del settore, hanno mostrato una ripresa robusta nel corso del 2026.
Meno gallerie, più spazio
Rispetto all’ultima edizione, il numero di espositori scende di circa una dozzina, fermandosi a 63. Robb descrive la formula più contenuta come più mirata, sottolineando che consente agli espositori, soprattutto a chi propone progetti collettivi, di disporre di maggiore spazio. Secondo la direttrice, le fiere stanno oggi riflettendo con più attenzione sulla propria responsabilità verso gli espositori, mentre le gallerie, dal canto loro, si interrogano sempre più seriamente su dove investire tempo e risorse, una dinamica che, a suo avviso, spinge l’intero settore a puntare su eventi capaci di generare valore reale, piuttosto che crescere solo per inerzia dimensionale. L’obiettivo dichiarato, spiega ancora Robb, è costruire una fiera a cui le gallerie desiderino tornare, non un appuntamento che debba semplicemente farsi più grande di anno in anno. Ogni generazione di galleristi affronta condizioni diverse, aggiunge, e il compito dell’associazione è garantire che la fiera evolva insieme alla comunità che rappresenta.

Chi espone: tra storia e nuovi ingressi
Le 63 gallerie selezionate provengono dalla rete di circa 200 associati dell’ADAA, individuate attraverso una valutazione tra pari, e rappresentano 23 città distribuite in 12 Stati americani. Tra i partecipanti figurano nomi storici legati alla fondazione dell’associazione, come Hirschl & Adler e Kraushaar Galleries, accanto a realtà presenti fin dal debutto della fiera nel 1989, tra cui Berggruen Gallery, GRAY e Schoelkopf Gallery. Non mancano le new entry: debuttano per la prima volta spazi come Alexander Berggruen, Sargent’s Daughters e Hollis Taggart, tutte di New York, insieme a Piero Atchugarry Gallery di Miami e Nicodim, mentre fanno il loro ingresso anche membri entrati di recente nell’associazione, come AH Arts, David Lusk Gallery e Luis De Jesus Los Angeles.
Tra i contenuti già annunciati figura uno stand monografico dedicato agli assemblaggi di Betye Saar, a cura di Roberts Projects, insieme a una selezione salon-style di opere su carta del Novecento, frutto della collaborazione tra Marc Selwyn Fine Art e David Nolan Gallery. Ampio spazio sarà dedicato anche alla scena artistica del Sud degli Stati Uniti, con un progetto curato a quattro mani dalla galleria del Tennessee David Lusk Gallery, oltre alle opere su carta di Alteronce Gumby presentate da Pace Prints e a un percorso storico firmato da Jonathan Boos, dedicato agli artisti sostenuti dal Whitney tra gli anni Trenta e Cinquanta.


