Aki Sasamoto conquista Milano con la sua prima personale europea

La mostra XYZ, in apertura il 17 settembre, ripercorre oltre due decenni di ricerca a cavallo tra arte e scienza, dove i gesti più ordinari si trasformano in territorio d'indagine emotiva

A prima vista, il lavoro di Aki Sasamoto (Yokohama, 1980) sembra avvicinarsi all’analisi empirica e a una celebrazione dichiarata dello strano. In realtà, il cuore della sua pratica risiede altrove: nell’osservazione delle dinamiche umane e sociali, nello studio della memoria e della sfera emotiva. Da oltre vent’anni, l’artista giapponese scava negli angoli più nascosti dell’esperienza umana con un approccio quasi scientifico, pur senza mai perdere il tono ludico, apertamente incline all’assurdo. Una ricerca originale, a metà tra scultura, installazione e performance, approda finalmente in Europa e in Italia al Pirelli HangarBicocca di Milano. XYZ, che apre i battenti il 17 settembre, segnerà la prima personale dedicata all’artista da parte di un’istituzione europea.

Danza, matematica, psicologia: gli strumenti di un’indagine enigmatica

“Un semplice dato di fatto sulle persone in movimento. Prevedi la velocità di invecchiamento di un familiare e calcola la relativa velocità di frustrazione. Il risultato dovrebbe essere la giusta dose di cura. Esercita la pazienza, è tutta una danza.” Sono parole di Sasamoto, che da vent’anni vive e lavora a New York, e restituiscono bene il registro della sua ricerca: enigmatico, riflessivo, fuori dagli schemi. Lo stesso vale per l’esperienza che si fa davanti alle sue opere. Attingendo tanto alla danza quanto alla matematica, e ancora alla psicologia o alle scienze eco-comportamentali, l’artista costruisce ambienti in cui i visitatori possono esplorare il rapporto tra corpo e spazio attraverso oggetti quotidiani, spesso deformati, trasformati in un commento sulla vita stessa, e sulle sue complicazioni.

Sasamoto costruisce uno spettacolo dal tono tragicomico, che mette in discussione le modalità tradizionali di percezione e ridefinisce i confini del linguaggio scultoreo e performativo. Le sue opere diventano così una sorta di messa a terra, un modo per dare forma concreta alla realtà che la circonda.

Una mostra a più livelli, a partire dal titolo

Curata da Roberta Tenconi con Tatiana Palenzona, XYZ si presenta come un progetto stratificato fin dal nome. Le ultime tre lettere dell’alfabeto, che spesso alludono a possibili continuazioni, richiamano da un lato le coordinate cartesiane delle tre dimensioni dello spazio, dall’altro le variabili quantistiche usate per descrivere la probabilità che una particella si trovi in un dato punto. Non manca poi un tocco d’ironia: le stesse lettere formano anche l’acronimo di eXamine Your Zipper, espressione usata per segnalare una patta dei pantaloni rimasta aperta.

Questa pluralità di letture si riflette anche nel percorso espositivo, allestito nello shed, lo spazio anteriore del Pirelli HangarBicocca. Installazioni, sculture, video e performance provenienti da diverse fasi della carriera di Sasamoto si susseguono lungo la visita. Al di là delle differenze, tutte le opere condividono uno stesso terreno d’indagine: la complessità delle relazioni e delle norme sociali, e il modo in cui queste plasmano corpo e memoria. E tutte parlano, in un modo o nell’altro, il linguaggio della matematica, grafici, linee, meccanismi rotanti, mantenendo viva la tensione tra dato quantificabile ed esperienza vissuta.

Cosa si potrà vedere in mostra? Tra le opere esposte figura Sounding Lines (2024), installazione cinetica animata da molle motorizzate e esche da pesca che inglobano utensili da cucina. C’è poi catch or be caught (2025), scultura formata da due strutture metalliche che, muovendosi in sequenza alternata, si aprono e si chiudono richiamando ora un fiore, ora una trappola per granchi. Delicate Cycle (2016) mette invece in discussione l’idea stessa di ciclo, facendo incontrare lavatrici e scarabei stercorari, mentre la nota installazione-performance Secrets of My Mother’s Child (2009) affronta il tema del trauma intergenerazionale attraverso la metafora complessa di una barra metallica sospesa, che riprende la funzione matematica X × Y = 1. L’uso di materiali quotidiani, ricorrente in tutta la sua produzione, emerge con chiarezza anche in Centrifugal March (2012) e in Strange Attractors (2010), opera realizzata per la Biennale del Whitney Museum, costruita come una costellazione di elementi sospesi tra tavoli, telecamere a circuito chiuso e bicchieri incastonati in retine da frutta.

Aki Sasamoto: un linguaggio ibrido, tra logica e intuizione

Alla base della sua pratica e dunque del suo sguardo sul mondo, c’è un’esperienza fondativa di distacco dal contesto familiare. Sasamoto lascia il Giappone giovanissima, prima per il Galles e poi per gli Stati Uniti, dove inizia a studiare matematica. Il suo percorso accademico prende però una piega inattesa: si laurea in danza alla Wesleyan University, nel Connecticut. È proprio attraverso la danza e la performance teatrale che si avvicina al mondo dell’arte, fino a conseguire un master in Arti Visive alla Columbia University’s School of the Arts di New York. Affascinata dall’improvvisazione tipica del jazz, approfondisce in quegli anni le sperimentazioni sonore e gestuali degli anni Cinquanta e Sessanta, studiando figure come John Cage, David Tudor e, soprattutto, Alvin Lucier.

Oggi, dopo aver esposto nei principali musei internazionali, Sasamoto insegna alla Yale University School of Art, dove dirige i Graduate Studies in Scultura. Nata a Kanagawa nel 1980 e residente a New York, muove la propria ricerca al confine tra performance, scultura, installazione e video, costruendo ambienti e situazioni in cui persone e oggetti entrano in relazione, un’indagine costante sul rapporto tra corpo e spazio, pensata per coinvolgere il pubblico su più livelli sensoriali. Attraverso un rapporto insolito con gli oggetti di uso quotidiano, spesso alterati o smontati nella loro funzione originaria. Le sue opere attingono a discipline eterogenee, danza, matematica, psicologia sociale, meteorologia, scienze eco-comportamentali, dando vita a un lessico ibrido tanto nei contenuti quanto nelle forme. Vissuti ed esperienze personali vengono così trasferiti in un immaginario metaforico, capace di evocare momenti liminali e nuove narrazioni sospese tra ragionamento e istinto.

Quell’allontanamento originario dal Giappone, prima verso il Galles, poi verso gli Stati Uniti, resta un punto di riferimento costante nella sua produzione: le sue opere continuano infatti a interrogare la dimensione psicologica, la complessità delle emozioni e delle abitudini, le relazioni interpersonali e le tensioni che attraversano i processi di comunicazione.

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