Trump ordina cartelli d’avvertimento fuori dallo Smithsonian

Il presidente Donald Trump ha inasprito venerdì lo scontro con lo Smithsonian, ordinando l'installazione di cartelli fuori dal National Museum of American History per segnalare quelle che definisce "informazioni inaccurate" nelle sue esposizioni

Donald Trump ha inasprito venerdì il suo scontro con il National Museum of American History dello Smithsonian, ordinando l’installazione di cartelli all’esterno dell’istituzione per segnalare quelle che un ordine esecutivo definisce “informazioni inaccurate” presenti nelle sue esposizioni. La direttiva arriva mentre i repubblicani intensificano il controllo sull’istituzione, recentemente oggetto di un rapporto di 162 pagine che accusa la sua direttrice, Anthea M. Hartig, di aver sostituito “l’educazione storica” con un “attivismo politico estremo”. Secondo l’ordine, i cartelli segnaleranno ai visitatori che le esposizioni del museo “dovrebbero essere rinnovate” per allinearsi alle conclusioni del rapporto, indirizzandoli verso altri luoghi ritenuti dall’amministrazione più fedeli alla storia americana, senza però specificare quali.

Un contesto di tensioni crescenti

L’offensiva arriva pochi giorni dopo che Hartig ha dovuto rispondere, durante due audizioni al Congresso, ad accuse di parzialità politica nella gestione del museo, oltre a domande sulla sua lealtà verso gli Stati Uniti. Bersaglio esplicito del rapporto della Casa Bianca, la direttrice ne ha respinto le conclusioni principali, difendendo un lavoro “rigoroso” e “basato sui fatti”, volto a raccontare una storia più completa dell’America attraverso “prove storiche, prospettive diverse” e “dibattiti tuttora aperti”. Il decreto coinvolge anche diversi alti funzionari governativi, tra cui il Segretario degli Interni e il direttore dell’Office of Management and Budget, incaricati di “ripristinare la fiducia” nell’istituzione e garantirne la conformità alle conclusioni della Casa Bianca. La presenza dell’ufficio del bilancio farebbe riferimento alla dipendenza finanziaria dello Smithsonian dai fondi federali; viene nominato anche il consigliere per la politica interna del presidente, il cui Domestic Policy Council ha pubblicato il rapporto all’origine della polemica.

Il testo del venerdì richiama un precedente ordine esecutivo del marzo 2025, intitolato “Restoring Truth and Sanity to American History”, che già accusava lo Smithsonian di non celebrare adeguatamente i traguardi degli Stati Uniti, presentandone sotto una luce negativa i principi fondativi e le tappe storiche, in particolare in vista del 250° anniversario della nazione, celebrato proprio questo mese. Citando la presunta mancanza di rispetto verso i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, Trump ha ora incaricato le agenzie governative di installare esposizioni o segnaletica temporanea su marciapiedi, sentieri e terreni gestiti dal National Park Service, allo scopo di correggere quelle che definisce “informazioni inaccurate presentate nel museo”.

L’opposizione denuncia un’ingerenza politica

La deputata democratica Melanie Stansbury (Nuovo Messico) ha criticato duramente la decisione, affermando che l’amministrazione Trump starebbe ancora una volta tentando di usare l’autorità esecutiva per imporre la propria volontà politica sulle istituzioni culturali indipendenti del paese. Ha inoltre contestato le audizioni parlamentari di questa settimana, definendo la campagna a guida repubblicana contro lo Smithsonian una vera e propria “caccia alle streghe” politica, e ha annunciato una nuova proposta di legge volta a rafforzare l’autorità del Congresso sull’istituzione e sulle agenzie indipendenti simili. Per Stansbury, il decreto riflette un’agenda ideologica volta a riscrivere la storia americana: le istituzioni Smithsonian, ha sottolineato, non appartengono al presidente ma al popolo americano e lo stesso vale per la narrazione storica del paese.