C’è un Antonino Zichichi che appartiene alla memoria collettiva: il fisico teorico, il divulgatore scientifico, il fondatore del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” e l’uomo che ha trasformato Erice in un punto di riferimento internazionale per la ricerca. Ma esiste anche uno Zichichi meno conosciuto, che per decenni ha frequentato studi d’artista, discusso di geometria, luce e armonia con pittori e scultori, convinto che arte e scienza fossero manifestazioni della stessa tensione creativa. È questo il volto che emerge da Antonino Zichichi e l’arte contemporanea. Dalla materia alla meraviglia, la mostra inaugurata il 24 luglio a Erice e visitabile fino al 4 novembre 2026 negli spazi dell’Istituto Wigner-San Francesco, del Castello di Venere e della Chiesa di San Pietro. Curata da Giordano Bruno Guerri, l’esposizione rappresenta la prima ricostruzione organica del rapporto che il grande scienziato, scomparso il 9 febbraio scorso, ha intrattenuto con alcuni dei principali protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale.

In mostra oltre cinquanta opere di ventotto artisti, chiamati a restituire un dialogo costruito negli anni attraverso incontri, amicizie e confronti intellettuali. Dalle ricerche ottico-cinetiche di Alberto Biasi alle installazioni luminose di Horacio García Rossi, passando per la materia poetica di Gregorio Botta, le architetture simboliche di Piero Pizzi Cannella, le figure essenziali di Oliviero Rainaldi, le pieghe monumentali di Umberto Mariani e l’intensità spirituale di Bruno Ceccobelli, ogni opera testimonia una diversa interpretazione dei grandi interrogativi sulla materia, sul tempo, sullo spazio e sull’infinito. Il percorso riunisce inoltre alcuni protagonisti assoluti del Novecento italiano, come Emilio Greco, Umberto Mastroianni, Francesco Messina, Emilio Vedova, Luciano Ventrone, Giuliano Vangi, Ettore de Conciliis e Piero Guccione, le cui opere dialogano con il paesaggio di Erice e con il pensiero scientifico del professore. La mostra si apre anche a figure provenienti da altri ambiti del sapere, a conferma della visione umanistica coltivata da Zichichi. Sono presenti lo scrittore Tahar Ben Jelloun, l’etologo Danilo Mainardi, il giurista e storico Ortensio Zecchino e il surrealista svedese Henry Unger, autore delle illustrazioni del primo libro di divulgazione scientifica pubblicato dal fisico.


Una sezione è dedicata agli omaggi realizzati appositamente per questa esposizione. Vito Bongiorno, Angelo Colagrossi e Mauro Magni propongono nuove opere ispirate al rapporto tra uomo, cosmo e materia, mentre Alexandra Schaffer presenta uno degli ultimi ritratti eseguiti dal professore ancora in vita, Assioma dell’invisibile (2025). Lucia Crisci, invece, immagina l’ultimo incontro di Zichichi con la bellezza attraverso un’opera che richiama il finale del musical All That Jazz di Bob Fosse. Come ricorda Giordano Bruno Guerri, Zichichi nutrì per tutta la vita una profonda fascinazione per il linguaggio artistico. Dopo alcuni tentativi personali di dedicarsi alla pittura, sviluppò un dialogo costante con gli artisti contemporanei, promuovendo iniziative dedicate ai rapporti tra matematica, geometria e arti visive, come la mostra su Fibonacci e il Numero Aureo allestita nel 2016 a Castel del Monte. Al vernissage, ospitato all’Istituto Wigner-San Francesco, sono intervenuti lo stesso Guerri, il parroco di Erice Pietro Messana, il sindaco Daniela Toscano Pecorella, il presidente della Fondazione Erice Arte Nicola Adragna, il direttore della Scuola di Nonequilibrium Phenomena Bernardo Spagnuolo e Lorenzo Zichichi della Fondazione Ettore Majorana. L’esposizione restituisce così l’immagine di un Erice pensato non soltanto come laboratorio scientifico, ma come luogo in cui ricerca, arte e cultura umanistica si incontrano. Un’eredità che continua a vivere nell’idea, cara a Zichichi, che la meraviglia rappresenti il punto di origine comune della conoscenza e della creatività umana.


