Letizia Battaglia e Davide Tranchina, doppio sguardo sulla fotografia italiana

Camera inaugura a Torino la stagione autunnale con un doppio progetto: dal 17 ottobre, la retrospettiva «L'opera, 1970-2020» ripercorre cinquant'anni di carriera della fotografa palermitana

Camera-Centro Italiano per la Fotografia inaugura a Torino la stagione espositiva autunnale con un doppio progetto dedicato a due protagonisti della fotografia italiana, appartenenti a generazioni e linguaggi differenti ma accomunati da una profonda riflessione sul potere dell’immagine. Dal 17 ottobre sarà visitabile la grande retrospettiva «Letizia Battaglia. L’opera, 1970-2020», che, attraverso più di 200 fotografie, ripercorre cinquant’anni di attività della fotografa palermitana, in programma fino al 7 febbraio 2027. Nella Project Room, invece, «Davide Tranchina. Lightyears Away» racconta il rapporto tra fotografia, realtà e costruzione dell’immagine.

Cinquant’anni di sguardo: la retrospettiva di Letizia Battaglia

Frutto della coproduzione tra la Camera e il Jeu de Paume, con la collaborazione dell’Archivio Letizia Battaglia, la mostra è curata da Walter Guadagnini e sostenuta da Intesa Sanpaolo come partner principale. Dopo aver toccato Tours, Arles e Forlì, il progetto approda ora a Torino con oltre 200 scatti che raccontano mezzo secolo di carriera dell’artista. Il percorso attraversa i suoi lavori più noti: dalle inchieste fotografiche sulla criminalità organizzata ai volti della vita palermitana, passando per le tradizioni religiose e gli scatti realizzati all’interno degli istituti psichiatrici. La mostra restituisce così un percorso in cui esperienza personale, ricerca visiva e impegno civile si intrecciano costantemente. Completano il progetto un catalogo firmato Dario Cimorelli Editore, una selezione di 22 testate a cui Battaglia diede vita o con cui collaborò, e un docufilm dedicato alla sua vita.

Palermitana classe 1935, Battaglia si avvicina alla fotografia quasi per caso, a fine anni Sessanta, lavorando come giornalista per il quotidiano “L’Ora”. È proprio tra le pagine di quella redazione che costruisce buona parte della sua opera, documentando per oltre quindici anni gli anni più bui delle guerre di mafia a Palermo, al fianco del compagno di lavoro e di vita Franco Zecchin. Ma il suo obiettivo non si ferma alla cronaca nera: ritrae con la stessa intensità la quotidianità dell’isola, le sue feste, i suoi volti. Il suo impegno va oltre la macchina fotografica; è stata consigliera comunale, assessora, deputata regionale fino a fondare, nel 2017, il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo. Riconosciuta a livello internazionale (è stata la prima donna europea a vincere il W. Eugene Smith Grant, nel 1985), si è spenta nella sua città nel 2022, lasciando un archivio oggi custodito dall’associazione che porta il suo nome.

Davide Tranchina, tra analogico e digitale nella Project Room

Nella Project Room trova spazio la personale di Davide Tranchina, fotografo bolognese classe 1970 e oggi tra i nomi più autorevoli della scena fotografica italiana contemporanea. Il progetto, nato dalla collaborazione con la Galleria Studio G7 di Bologna e curato anch’esso da Guadagnini, ripercorre oltre vent’anni di ricerca dell’artista. Cresciuto in una generazione a cavallo tra pellicola e strumenti digitali, Tranchina ha costruito il proprio lavoro attorno all’ambiguità dell’immagine fotografica e al rapporto instabile tra scatto e realtà. Per gli spazi torinesi rilegge alcuni dei momenti chiave del suo percorso, in una mostra che si chiude con un’opera inedita, pensata appositamente per Camera.

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