Jeff Koons esce ancora una volta vincitore da un’aula di tribunale. Dopo anni di contenzioso, la Corte d’Appello di New York ha stabilito che la causa per violazione del copyright presentata dall’artista Michael Hayden non poteva procedere perché depositata oltre i termini previsti dalla legge.
La vicenda affonda le radici in un episodio che risale alla fine degli anni Ottanta, quando Hayden aveva realizzato una scultura in polistirolo raffigurante un serpente avvolto su se stesso per Ilona Staller, in arte Cicciolina – all’epoca collaboratrice artistica e compagna di Koons -. Un’opera che sarebbe poi comparsa in una fotografia del 1989 parte di Made in Heaven, la celebre e controversa produzione con cui l’artista aveva raccontato, attraverso immagini fotografiche, dipinti a olio e un grande manifesto pubblicitario, la propria relazione con l’attrice.

Hayden ha registrato il copyright della scultura nel 2019, sostenendo di aver scoperto soltanto allora che il suo lavoro era entrato a far parte della serie di Koons e, due anni dopo, ha deciso di portare il caso davanti ai giudici. La corte tuttavia ha ritenuto che il tempo per avanzare la richiesta fosse ormai trascorso. I giudici hanno inoltre stabilito che – dato il clamore mediato suscitato da Made in Heaven – l’artista avrebbe avuto numerose possibilità di venire a conoscenza della presunta violazione prima della scadenza del termine triennale previsto dalla legge americana.

Nella motivazione della sentenza, il giudice Denny Chin ha precisato che non si può pretendere da un artista un controllo costante di ogni pubblicazione o riferimento alla propria produzione, sottolineando però che la legge non può tutelare chi sceglie di ignorare una vasta esposizione pubblica e internazionale di un’opera per poi avanzare una contestazione a distanza di trent’anni. Nel tentativo di rafforzare la propria posizione, Hayden aveva fatto ricorso anche al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge statunitense che tutela le informazioni legate alla proprietà di un’opera protetta da copyright e vieta che vengano rimosse o alterate con l’obiettivo di facilitare una violazione.
Anche questa strada, però, non ha portato a un nuovo esito favorevole per l’artista. La corte distrettuale aveva infatti già stabilito che la sua richiesta principale fosse stata presentata oltre i termini previsti dalla legge, mentre la Corte d’Appello ha ritenuto poco fondata la nuova argomentazione. La vicenda, che si è chiusa con la vittoria di Koons, aggiunge un nuovo capitolo alla lunga serie di controversie che hanno accompagnato la carriera dell’artista, noto per aver costruito gran parte della propria ricerca sul rapporto tra immagini esistenti, cultura popolare e trasformazione creativa.



