Il Museo d’Orléans lancia “Wanted”: una campagna di caccia per i suoi dipinti scomparsi

Con immagini in bianco e nero e la scritta “WANTED” in caratteri cubitali, il museo riporta l'attenzione sui dipinti scomparsi durante la Seconda Guerra Mondiale

Un uomo di mezza età con una parrucca bianca incipriata e una Madonna con un bambino tra le braccia: due soggetti innocui, lontani dall’immaginario dei ricercati. Eppure, da qualche giorno, i loro volti in bianco e nero sono comparsi ovunque per le strade di Orléans, accompagnati dalla scritta “WANTED” in caratteri cubitali: sui social, nei manifesti e negli spazi pubblici della città. Naturalmente non si tratta di veri ricercati – definirli tali sarebbe quasi un paradosso – ma di opere d’arte scomparse da decenni.

I ritratti fanno parte dei 424 lavori ancora dispersi appartenenti alla collezione del Musée des Beaux-Arts d’Orléans, che ha deciso di trasformare la loro tragica scomparsa in una caccia al ricercato stile western. Così il museo ha scelto di catturare l’attenzione del pubblico, spronandolo a partecipare alla ricerca. Come spiega la direttrice dell’istituzione, Olivia Voisin, la campagna nasce proprio dalla volontà di far conoscere la storia di queste opere per restituire loro una nuova vita.

Tutta la vicenda affonda le radici nel 1940, quando la guerra raggiunse Orléans. Nel giugno di quell’anno, durante l’offensiva tedesca, il Musée Paul Fourché venne incendiato e saccheggiato nel caos dell’occupazione. Tra i lavori ancora dispersi figurano opere attribuite alla bottega di Raffaello, un dipinto di Édouard Manet, lavori del pittore italiano rinascimentale Lorenzo Costa, del tedesco Hans Holbein il Giovane e del fiammingo Anthony van Dyck. Un patrimonio dal valore storico incalcolabile che, secondo Voisin, non può essere tradotto in una cifra economica: queste opere, infatti, sono beni pubblici inalienabili e imprescrittibili, parte integrante del patrimonio culturale francese.

Una storia che si trascina ormai da quasi ottant’anni e sulla quale il museo ha cercato più volte di richiamare l’attenzione del pubblico. Due anni fa la direttrice ha avviato un nuovo progetto di ricerca volto alla creazione di un catalogo completo delle opere scomparse, uno strumento pensato per essere consultato da case d’asta, mercanti d’arte e professionisti del settore, così da rendere più semplice l’identificazione dei dipinti nel caso fossero riemersi sul mercato o all’interno di collezioni private.

Una strategia che ha già dato i primi risultati: tre opere sono infatti tornate nelle collezioni del museo, dimostrando, secondo la direttrice, un cambiamento nella sensibilità del pubblico nei confronti del patrimonio trafugato e la possibilità concreta di recuperare anche opere considerate perdute da decenni. Forte di questi primi successi, l’istituzione ha deciso di rilanciare una ricerca su larga scala, che non si limita alle strade di Orléans ma si estende anche agli strumenti digitali, attraverso il sito web del museo e i suoi canali social, trasformando la ricerca in un appello rivolto a una comunità sempre più ampia.