Heidi Bucher e l’impronta della memoria

I lavori giovanili di Heidi Bucher a cent’anni dalla sua nascita al Kunstmuseum di Winterthur in dialogo con Liesl Raff

Attraversando la porta di ingresso del Kunstmuseum di Winterthur si viene travolti da un odore di lattice che accompagna i visitatori trasformando la visita in un’esperienza immersiva. Questa sensazione è amplificata dalle opere di Liesl Raff, artista contemporanea che, con le sue installazioni site-specific, ispirate alla produzione e alla ricerca artistica di Heidi Bucher, trasforma il White Cube in un ambiente che invita ad avvicinarsi alle opere non soltanto con lo sguardo ma con tutto il corpo.

Nella mostra Closer, i pavimenti sono ricoperti da fogli di gomma, un materiale per sale da danza che l’artista Raff utilizza come superficie di lavoro nel proprio atelier e, in quest’occasione, utilizza per aprire un dialogo tra le opere giovanili esposte di Bucher e l’ultima fase della sua produzione artistica, quella delle Häutungsaktionen (Azioni di spelatura) dove il lattice ha un ruolo centrale.

In mostra, si trovano una selezione di disegni che raccontano l’evoluzione artistica dove linee e dettagli diminuiscono con il passare del tempo e il crescere dell’esperienza, trasformandoli in forme astratte. Segue una collezione di frottage esposta sull’installazione murale “Space for Heidi” di Raff dove pannelli di fibra di vetro impregnati di resina ricordano le tinte dei lavori di Heidi Bucher e i profili di acciaio danno ritmo, scandendo lo spazio espositivo. I frottage, tra disegni e impronte, sono realizzati attraverso lo sfregamento di una tinta madreperla e grafite che trasferisce la materialità e la stratificazione di abbigliamento, accessori e oggetti scelti dall’artista per il loro valore affettivo. È già forte il desiderio di Heidi di voler lasciare delle tracce, catturare uno stato attuale e conservarlo invariato proteggendolo dallo scorrere del tempo. In due di queste opere viene rappresentata la libellula, simbolo di trasformazione e metamorfosi che tornerà spesso nella vita dell’artista.

In un’altra sala l’opera Curve di Liesl Raff struttura lo spazio in tre zone espositive per i lavori di Heidi: bozzetti da stilista, una serie di acquerelli e alcuni collage realizzati con tessuti ritrovati, ritagliati, sovrapposti e incollati. In questi ultimi lavori si riconosce l’apprendistato da sarta e le tecniche apprese al corso di specializzazione in moda presso la Kunstgewerbeschule (Scuola di arti e mestieri) di Zurigo dove studiò sotto la guida dei maestri del Bauhaus, Max Bill e Johannes Itten, e la designer tessile Elsi Giauque.

L’opera di Liesl Raff Corridor, installata nell’atrio al primo piano, formata da strati di lattice chiusi in profili di acciaio, accompagna i visitatori e li prepara alla visione del filmato Räume sind Hüllen, sind Häute (Le stanze sono involucri, sono pelli). Entrambe le artiste indagano il rapporto tra essere umano e ambiente costruito: Liesl Raff con installazioni che modificano l’esperienza immediata dello spazio e Heidi Bucher attraverso le Häutungen (“spelature”), performance in cui riporta alla luce la storia di spazi architettonici trasformandoli in sculture mobili. La sua azione fisica di ricoprire per poi spelare una stanza diventa un rituale di purificazione principalmente verso gli ambienti con forte carica patriarcale. A partire dai luoghi della sua infanzia fino agli edifici storici Heidi Bucher ricopre intere stanze di lattice e pigmento madreperlato per poi rimuoverlo una volta asciutto con un gesto performativo e scultoreo, imprimendo la condizione dell’edificio in una traccia permanente che prepara le superfici a vivere un’altra vita. La pelle è un’interfaccia con il mondo, un deposito sensoriale di memoria che solo se azzerata porta a nuovi inizi, come le libellule che durante la metamorfosi abbandonano la propria pelle per spiccare il volo. 

Heidi Bucher è stata una collezionista di dettagli, osservatrice attenta della storia e custode di memorie. Le sue installazioni, che coinvolgono i sensi e portano a riflettere, sono state apprezzate in Svizzera solo dopo la sua morte: nel 1994 riceverà il Premio alla cultura dalla sua città natale Winterthur che nel 2023 le dedicherà una piazza a suo nome. 

La frase “Devo avvicinarmi di più a ogni cosa” pronunciata dall’artista in occasione del lavoro di spelatura di Villa Bleuler ispira il titolo della mostra Closer. Attorno al tema della vicinanza si sviluppa questo percorso espositivo che mette in dialogo due generazioni di artiste, che riflette sulla distanza fisica dello spazio e sulla forma di attenzione nei confronti degli ambienti, dei materiali e delle storie che in essi si sono sedimentate e che spesso richiedono di essere liberate. Per lei vicinanza significava una comprensione fisica del mondo invitando a fare altrettanto chi osserva le sue opere custodite in tutto il mondo.

fino all’8 novembre
Kunst Museum Winterthur | Beim Stadthaus
Museumstrasse 52, 8400 Winterthur
info: www.kmw.ch

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