Il Museo Vincenzo Vela inaugura la sua stagione primaverile con una mostra dedicata a Bertille Bak (1983), la prima personale dell’artista francese in un’istituzione museale svizzera: l’appuntamento è per il 25 aprile 2026, alle ore 17.00. Il progetto conferma l’attenzione del Museo verso le pratiche artistiche contemporanee e il dialogo tra i linguaggi attuali e il patrimonio storico. Realizzata in stretta collaborazione con l’artista e curata dalla direttrice del Museo, Antonia Nessi, l’esposizione, visibile dal 26 aprile 2026 al 10 gennaio 2027, mette in dialogo le opere recenti di Bak con la collezione permanente, in particolare con Le vittime del lavoro (1882-83) di Vincenzo Vela.

Le favole contemporanee di Bertille Bak
Attraverso video, disegni e installazioni, Bertille Bak mette in luce alcune tra le problematiche più urgenti del mondo del lavoro contemporaneo. Le sue opere attraversano i fenomeni legati allo sfruttamento e alle contraddizioni della globalizzazione: dal lavoro minorile nelle miniere, in Mineur Mineur (2022), alle logiche paradossali del commercio mondiale, in Boussa from the Netherlands (2017), fino alle implicazioni ecologiche e sociali dell’industria floricola, in Nature Morte (2023). Attraverso strategie visive che combinano assurdità, parodia e immaginazione, l’artista costruisce vere e proprie “favole contemporanee”: racconti in cui il quotidiano viene reinventato, e in cui, accanto alla durezza di alcune realtà, emergono forme di resistenza poetica.
Al cuore della ricerca di Bak vi è l’incontro con comunità spesso marginalizzate o rese invisibili. L’artista costruisce i suoi progetti instaurando una relazione empatica con gruppi sociali specifici, condividendone temporaneamente la quotidianità e coinvolgendoli nel processo creativo stesso. Lontana da ogni atteggiamento pietistico o didascalico, la sua pratica offre alle persone coinvolte la possibilità di raccontare sé stesse in modo inatteso, talvolta sovversivo, talvolta autoironico: un realismo che non rinuncia mai all’invenzione.

Al confine tra documentario sociologico e fiction, tra realismo e burlesco, la produzione di Bak intreccia narrazioni personali e collettive, dando vita a una vera e propria “fabbrica di storie” capace di reinventare il quotidiano. È in questo spirito che si inserisce il dialogo con Vincenzo Vela: in occasione della mostra, il Museo propone un focus sul traforo del Gottardo, a partire proprio dall’altorilievo Le vittime del lavoro.
Un dialogo con Vela, un secolo e mezzo dopo
Le opere di Bak trovano una particolare risonanza con Le vittime del lavoro, l’opera che Vincenzo Vela realizzò come uno dei primi monumenti europei dedicati alla classe operaia, in memoria dei lavoratori morti durante la costruzione del traforo del Gottardo (1872-1882). «A più di un secolo di distanza, e nonostante la conquista di alcuni fondamentali diritti sociali, troppe “vittime del lavoro” sono ancora drammaticamente strette negli ingranaggi della macchina sfruttatrice e nel sistema globalizzato e digitalizzato del mondo contemporaneo», scrive Antonia Nessi nel testo introduttivo della pubblicazione.
In parallelo alla mostra, il museo propone un approfondimento dedicato al traforo del San Gottardo, con opere, testimonianze e materiali legati sia all’altorilievo veliano sia alla costruzione della galleria alpina, arricchito da una selezione di fotografie storiche tra cui le celebri Photographische Ansichten der Gotthardbahn (ca. 1881-82) di Adolphe Braun. In occasione della mostra è edita una pubblicazione a cura di Antonia Nessi, con testi in italiano, francese e inglese dell’artista Mohamed El Khatib e della curatrice. Il percorso espositivo è accompagnato da attività di mediazione, visite guidate e incontri pubblici transdisciplinari.
Da Arras a Parigi: il percorso di Bertille Bak
Nata ad Arras nel 1983, Bertille Bak vive e lavora a Parigi. Si forma all’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, allieva di Christian Boltanski (2002-07), e successivamente presso lo Studio National des Arts Contemporains Le Fresnoy a Tourcoing (2007-08). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni internazionali, pubbliche e private, tra cui quelle del Centre Pompidou, del Musée d’art moderne de la Ville de Paris, del Fonds national d’art contemporain (FNAC), della Fondazione Merz e della Collection François Pinault. Bak è stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui l’Edward Steichen Award Luxembourg (2009) e il Mario Merz Prize (2019); nel 2023 è stata selezionata tra gli artisti nominati per il Prix Marcel Duchamp del Centre Pompidou, e nel 2025 le è stato conferito il titolo di Chevalière des Arts et des Lettres dalla Repubblica francese.


