Un investimento di circa centomila dollari, mesi di lavoro e l’ambizione di trasformare una scultura in un monumento itinerante. Questa è la scommessa di Sergio Furnari, scultore italoamericano con base a New York, che ha deciso di realizzare un’opera a grandezza naturale dedicata all’attivista conservatore Charlie Kirk. Un progetto nato senza alcuna commissione e finanziato interamente dall’artista, ma che, almeno per il momento, non è riuscito ad attirare né i sostenitori né il pubblico immaginati.
Furnari ha rivelato in un’intervista con il Guardian di aver realizzato il progetto per rendere omaggio all’attivista conservatore e figura di spicco della destra americana, ucciso l’anno scorso a colpi d’arma da fuoco. Una motivazione, come continua a raccontare, non troppo diversa da quella che ha spinto i grandi maestri della storia dell’arte a creare i loro capolavori, paragonando il suo gesto creativo e la sua volontà di commemorare un momento storico e la vita di una persona, alla realizzazione della Pietà di Michelangelo e alla Monna Lisa di Leonardo Da Vinci.

Non è la prima volta, infatti, che lo scultore si misura con interventi monumentali: nel corso della sua carriera, Furnari ha realizzato una statua dedicata al calciatore portoghese Cristiano Ronaldo e un’installazione a grandezza naturale ispirata alla celebre fotografia del 1932 Lunch Atop a Skyscraper, che ritrae alcuni operai sospesi su una trave tra i grattacieli di Manhattan. Due opere che hanno riscosso un importante successo tra il pubblico e che dimostrano come la difficoltà di questo nuovo progetto non risieda tanto nella capacità dell’artista di confrontarsi con la dimensione pubblica, quanto nelle condizioni che ne accompagnano la realizzazione.

Il primo ostacolo, infatti, sembra essere di natura economica. Prima ancora di avviare una campagna di raccolta fondi, Furnari aveva già investito circa 100 mila dollari tra materiali, lavorazione e manodopera, assumendosi interamente il peso finanziario di un’opera nata senza una committenza alle spalle. La campagna online, invece, era partita con l’obiettivo di raccogliere almeno 150 mila dollari, cifra che avrebbe rappresentato solo il primo passo verso un progetto più ambizioso: finanziare un tour nazionale della scultura con un investimento complessivo di diversi milioni di dollari. A oggi però, la raccolta ha raggiunto una cifra intorno ai 1400 dollari.
La difficoltà economica del progetto sembra essere, però, il sintomo di una questione più ampia, legata al soggetto scelto da Furnari e al contesto politico in cui si inserisce l’opera. Charlie Kirk è infatti una figura fortemente divisiva, che ha costruito gran parte della propria notorietà rivolgendosi alle nuove generazioni, sfruttando i social media e gli interventi nei campus universitari come strumenti per diffondere le proprie posizioni conservatrici. Nel clima politico statunitense sempre più polarizzato e in una città come New York, tradizionalmente vicina al Partito Democratico, non stupisce che il progetto abbia incontrato difficoltà nel trovare sostegno economico.

Nonostante il risultato deludente però, Furnari non sembra intenzionato ad abbandonare la propria visione. La sua prossima mossa prevede l’esposizione della statua a Times Square il 10 settembre, data che coincide con il primo anniversario della morte di Kirk. Una scelta ambiziosa e potenzialmente controversa, con cui lo scultore spera di attirare l’attenzione del pubblico e trasformare la visibilità dell’opera in una nuova occasione per rilanciare il progetto.
Per il momento, però, la risposta ricevuta sembra essere lontana dalle aspettative dell’artista. Furnari ha raccontato di aver ricevuto messaggi intimidatori da parte di persone che minacciavano di vandalizzare la scultura, confermando quanto un’opera dedicata a una figura politica così polarizzante possa diventare terreno di scontro ben oltre il suo valore artistico.



