Per Marcel Duchamp gli scacchi non furono un semplice passatempo, ma un’estensione della pratica artistica. «Gli scacchi hanno tutta la bellezza dell’arte e anche di più», amava ripetere l’artista francese che, a partire dagli anni Venti, arrivò a dedicare al gioco gran parte della propria vita, partecipando a tornei internazionali e rappresentando la Francia alle Olimpiadi degli scacchi. È proprio questo aspetto meno noto della sua biografia che il Museum of Modern Art di New York ha scelto di celebrare con un evento speciale. Il prossimo 28 luglio, data del 139° anniversario della nascita di Duchamp, il museo organizzerà una grande partita simultanea nella quale la grande maestra internazionale Susan Polgar, una delle figure più autorevoli della storia degli scacchi femminili, affronterà contemporaneamente 50 avversari provenienti dal mondo dell’arte: artisti, curatori, critici, studiosi e personalità della cultura. L’iniziativa sarà aperta anche ai visitatori del museo, che potranno assistere all’intera sfida.

L’appuntamento si inserisce nel programma della grande retrospettiva “Marcel Duchamp”, visitabile fino al 22 agosto, la prima ampia mostra dedicata all’artista negli Stati Uniti dal 1973. L’esposizione riunisce circa 300 opere e ripercorre oltre sessant’anni di attività, dai dipinti cubisti ai celebri ready-made, fino agli esperimenti ottici e concettuali che hanno ridefinito il significato stesso dell’arte contemporanea. L’omaggio assume un valore simbolico perché gli scacchi rappresentarono uno dei grandi fili conduttori dell’esistenza di Duchamp. Nel 1923 annunciò pubblicamente il proprio ritiro dall’arte per dedicarsi quasi esclusivamente al gioco, pur continuando in segreto a lavorare alla monumentale installazione Étant donnés, rivelata solo dopo la sua morte. Nel corso degli anni disputò campionati francesi, prese parte alle Olimpiadi degli scacchi e pubblicò anche studi teorici sul gioco, convinto che il pensiero strategico possedesse la stessa forza creativa della pratica artistica.



La scelta di Susan Polgar non è casuale. Campionessa del mondo e pioniera dell’emancipazione femminile negli scacchi, la grande maestra ungherese è considerata una delle giocatrici più influenti della storia. Sarà lei a percorrere i cinquanta tavoli della simultanea, sfidando uno dopo l’altro tutti gli invitati in una performance che richiama le celebri esibizioni dei grandi maestri ma che, al MoMA, assume anche il valore di un’opera partecipativa. L’iniziativa conferma inoltre la volontà del museo di rileggere Duchamp non soltanto come il padre dell’arte concettuale, ma come una figura capace di abbattere i confini tra discipline diverse. Se i ready-made hanno rivoluzionato il modo di intendere l’opera d’arte, gli scacchi diventarono per lui il luogo ideale in cui esercitare logica, immaginazione e possibilità combinatorie: una partita infinita in cui, come nelle sue opere, contavano più le idee degli oggetti. Proprio questa continuità tra arte e gioco è oggi al centro della retrospettiva newyorkese, che restituisce un’immagine più ampia e complessa di uno degli artisti più influenti del Novecento.


