Il Victoria and Albert Museum di Londra è al centro di una controversia che mette in discussione il modo in cui una delle più prestigiose istituzioni culturali britanniche affronta i temi della diversità e della decolonizzazione. A sollevare il caso è stata Yuko Kikuchi, ex responsabile dei programmi accademici, che ha lasciato il proprio incarico denunciando episodi di razzismo e insensibilità culturale.
Tutto è iniziato alla fine di gennaio, quando Kikuchi ha inviato una lettera a Tristram Hunt, direttore del museo, e ai membri del comitato di ricerca del V&A, trasformando le proprie critiche in una segnalazione formale. Nel documento, la studiosa ha sostenuto che all’interno dell’istituzione si sia instaurata una “cultura di razzismo sistemico”, spiegando di aver deciso di intervenire perché le problematiche sollevate dagli studenti del master in History of Design, da lei diretto, rischiavano di non essere affrontate.

In un’intervista all’Art Newspaper, Kikuchi ha raccontato di essersi sentita esclusa fin dal suo arrivo al museo e di aver vissuto una serie di episodi che ha interpretato come microaggressioni: dalla resistenza incontrata davanti ad alcune iniziative da lei proposte fino all’esclusione da riunioni considerate rilevanti. La docente ha inoltre riferito che un collega le avrebbe consigliato di evitare l’utilizzo di termini come “decoloniale” e “postcoloniale” nelle conversazioni con altri membri dello staff.

Le accuse hanno portato l’attenzione anche sul master in History of Design, un programma gestito congiuntamente dal museo e dal Royal College of Art. Le due istituzioni hanno risposto alle dichiarazioni di Kikuchi ribadendo il proprio impegno nella promozione della diversità, dell’uguaglianza e dell’inclusione, sottolineando di considerare con la massima serietà ogni segnalazione relativa a episodi discriminatori o ad ambienti di apprendimento non sicuri. Secondo le due realtà, il percorso accademico coinvolto nella vicenda affronta già attraverso la ricerca e l’insegnamento questioni legate alla giustizia sociale, alla decolonizzazione e alle storie globali. Le istituzioni hanno inoltre dichiarato di aver avviato un confronto con gli studenti attraverso incontri dedicati e discussioni successive, con l’obiettivo di rispondere alle criticità emerse e rafforzare il supporto offerto, la formazione del personale e le pratiche didattiche.
A sostegno delle proprie accuse, Kikuchi ha allegato alla lettera una serie di testimonianze raccolte tra gli studenti del programma, che hanno raccontato esperienze legate al razzismo, alla mancanza di sensibilità culturale e alla percezione di un ambiente accademico non adeguatamente sicuro. Alcuni studenti intervistati direttamente da Art Newspaper hanno confermato preoccupazioni simili, aprendo un confronto più ampio sul ruolo delle istituzioni culturali nel garantire spazi realmente inclusivi.



