Tromarama mette in crisi Times Square con un’opera che confonde spazio fisico e virtuale

Tutte le notti di luglio, per tre minuti, il video del collettivo Tromarama trasforma Times Square in uno spazio immersivo a cielo aperto

Questo luglio, oltre novanta schermi luminosi di Times Square saranno invasi da Turn On #2, il nuovo progetto video del collettivo indonesiano Tromarama che per soli tre minuti – dalle 23:57 a mezzanotte – trasformerà la piazza più famosa di New York in un gigantesco spazio espositivo all’aperto. In uno dei luoghi più iconici della cultura visiva contemporanea, il gruppo di artisti porta una riflessione sulla percezione della realtà nell’era digitale, sfruttando proprio il linguaggio e gli strumenti della comunicazione tecnologica per mettere in discussione il rapporto tra esperienza, immagine e spazio urbano.

Il collettivo, fondato nel 2006, nasce dall’incontro di Febie Babyrose, Ruddy Hatumena e Herbert Hans, tre artisti formatisi presso l’Institut Tecnologi di Bandung. Fin dagli esordi, la loro ricerca si concentra sulla trasformazione della realtà nell’epoca delle tecnologie digitali, esplorando quello stato di ambiguità che gli artisti definiscono come iperrealtà. Attraverso il linguaggio interdisciplinare che spazia dalla stop-motion alla videoarte, dalle installazioni alle stampe lenticolari, Tromarama esplora il confine sottile tra l’esperienza quotidiana e quella mediata dalla tecnologia, interrogandosi su come gli strumenti digitali ridefiniscano la percezione umana del mondo contemporaneo.

Questa riflessione trova una nuova espressione nella video opera Turn On #2 del 2026, presentata nell’ambito di Midnight Moment, il programma artistico promosso da Times Square Arts in collaborazione con The Kitchen, storico centro no-profit dedicato all’arte contemporanea che ha recentemente ospitato Upon a Machine, la prima mostra negli Stati Uniti del collettivo. Tra video, installazioni e processi algoritmi, l’esposizione affrontava la progressiva dissoluzione del confine tra dimensione fisica e spazio virtuale, invitando il pubblico a indagare il legame tra informazioni, immagini, suoni e fenomeni sociali come la cultura del consumo e dei media.

Con Turn On #2, il collettivo amplia ulteriormente questa riflessione, concentrandosi soprattutto sul modo in cui la tecnologia interviene nella costruzione della realtà, a livello sia individuale sia collettivo. L’opera si sviluppa come un ciclo continuo e perfettamente sincronizzato, nel quale immagini di ventilatori elettrici sembrano mettere in movimento una successione di scene tratte dalla quotidianità. Se inizialmente il rapporto di causa ed effetto appare facilmente riconoscibile, piano piano questa logica si incrina: le relazioni tra gli elementi diventano ambigue, suscitando interrogativi sui meccanismi della memoria, sulla costruzione delle identità sociali e culturali e, più in generale, sulla natura stessa della realtà e sui concetti che ne determinano la definizione.

Immersa nello scenario spettacolare di Times Square e mandata in onda su una miriade di schermi, l’opera acquista una dimensione monumentale che amplifica il coinvolgimento degli spettatori. La moltitudine di schermi digitali – alcuni estesi per vari piani di un edificio – che circondano ed accerchiano il pubblico, contribuisce a mettere in discussione i meccanismi percettivi degli osservatori, generando una tensione tra spazio fisico e ambiente virtuale e rendendo sempre più incerto il confine tra i due. Le immagini scorrono, si sovrappongono e si dissolvono in una narrazione visiva fluida, suggerendo come la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è costruito digitalmente non sia più stabile, ma continuamente negoziata e aperta all’interpretazione di chi osserva.