Ad Avilés, nel nord della Spagna, il paesaggio industriale diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle trasformazioni ambientali, sociali e culturali che attraversano il nostro tempo. In questo scenario nasce la prima Bienal Climática, un progetto che porta l’arte contemporanea dentro le tensioni del presente, trasformando una città segnata dalla storia produttiva in un luogo di ricerca e confronto. L’esposizione invita artisti, comunità e studiosi a confrontarsi con una delle sfide più urgenti della contemporaneità: ripensare il rapporto tra sviluppo umano, ambiente e territori. Attraverso mostre, interventi partecipativi e percorsi urbani, la città diventa un laboratorio aperto in cui l’arte contribuisce a immaginarne il futuro.
Avilés tra passato industriale e nuovi orizzonti
Con il titolo Rehearsing the Unexpected, la prima edizione della Bienal Climática prende forma come un racconto corale affidato agli sguardi di oltre quaranta artisti e collettivi provenienti dalla Spagna e da diverse parti del mondo. Curata da Amanda Masha Caminals, la manifestazione attraversa confini e discipline, intrecciando opere, ricerca, pratiche partecipative e memoria dei luoghi per esplorare il rapporto tra ciò che Avilés è stata e ciò che potrebbe diventare. Il passato industriale della città non viene semplicemente ricordato, ma diventa una materia viva da cui partire per interrogarsi sulle trasformazioni del presente.
Il percorso curatoriale si articola attorno a tre grandi nuclei tematici, tre prospettive attraverso cui guardare alle trasformazioni del presente. Stazione Meteorologica invita a ripensare il modo in cui percepiamo e raccontiamo l’atmosfera, cercando nuovi linguaggi per comprendere i cambiamenti climatici. Industrie Attuali porta invece lo sguardo sui territori segnati dalla produzione industriale, interrogando le possibilità della transizione energetica e i nuovi scenari che si aprono dopo decenni di sviluppo basato sull’industria pesante. Infine, Lutto e Giubilo entra nella dimensione più profonda e personale del cambiamento, esplorando il rapporto tra perdita, memoria e capacità collettiva di immaginare forme di rinascita.

Il patrimonio artistico come riflessione sulla responsabilità ambientale
Le fabbriche, i paesaggi produttivi e le storie delle comunità locali entrano così in dialogo con la necessità di immaginare nuovi equilibri culturali, sociali e ambientali. All’interno di questo percorso trova spazio anche una selezione di opere della Collezione Statale di Arte e Clima, promossa dal Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (MITECO), ospitata negli spazi del Centro Niemeyer. La raccolta rappresenta un progetto pubblico dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico come strumento di riflessione sulle sfide ecologiche contemporanee. Le opere diventano così testimonianze di un dialogo in continua evoluzione tra creatività, territorio e responsabilità verso il futuro.
La collezione diventa così uno degli elementi centrali di una riflessione più ampia, dove l’arte si offre come strumento per leggere le trasformazioni del pianeta e il modo in cui queste influenzano la vita delle persone. Le opere raccolte non raccontano soltanto l’emergenza ambientale, ma aprono prospettive diverse sul cambiamento climatico, osservandolo come fenomeno scientifico, questione politica, esperienza sociale e dimensione emotiva capace di coinvolgere paure, memorie e aspettative collettive. La Bienal Climática supera così il concetto tradizionale di esposizione e si diffonde nel tessuto urbano di Avilés: la città diventa uno spazio espositivo in movimento, attraversato da mostre, performance, proiezioni cinematografiche e radiofoniche, passeggiate esplorative e momenti di confronto pubblico.

Dalla memoria industriale a una nuova identità urbana
Tra le iniziative più significative della Bienal Climática emergono i Critical Cartography Drifts, un progetto nato dal percorso di ricerca sviluppato sviluppato da Elisa Cuesta. Più che semplici passeggiate, questi percorsi diventano esplorazioni collettive attraverso cui abitanti, studiosi e realtà locali attraversano Avilés per riscoprirne le diverse stratificazioni: le tracce della memoria industriale, gli equilibri degli ecosistemi e le trasformazioni che hanno progressivamente ridisegnato l’identità della città.

I Drifts trasformano il territorio in una mappa da leggere con nuovi occhi, dove ogni luogo conserva tracce del passato e interrogativi sul futuro. Giants of Steel accompagna i partecipanti dentro la storia dell’eredità industriale di ENSIDESA, riportando alla luce il ruolo della grande industria nella costruzione dell’identità urbana. La Navigazione nell’estuario di Avilés segue invece il rapporto complesso tra acqua, attività produttive e ambiente naturale, mentre Llaranes racconta il quartiere nato attorno alla fabbrica, oggi diventato un paesaggio della memoria dove convivono storie operaie, trasformazioni sociali e nuovi processi di rigenerazione. I percorsi pongono così una questione centrale sul significato stesso di una biennale contemporanea: quale traccia rimane quando le opere vengono smontate e gli spazi espositivi tornano alla loro quotidianità? La risposta sembra trovarsi nella capacità di costruire legami, produrre conoscenza condivisa e generare un senso di appartenenza che continua oltre la durata dell’evento.
La prima Bienal Climatica di Avilés apre così una riflessione sul futuro delle grandi manifestazioni culturali, proponendosi non come un episodio isolato, ma come un organismo vivo in grado di radicarsi nel territorio, generare nuove connessioni e creare un dialogo continuo tra arte, comunità e ambiente.



