Un enigma, un dedalo, un labirinto: sono immagini ricorrenti nell’opera di Jorge Luis Borges, tra racconti e poesie in cui la realtà si piega spesso su se stessa fino a farsi indecifrabile. Nato a Buenos Aires nel 1899, lo scrittore e saggista argentino trascorse buona parte della vita in Europa, tra Spagna e Svizzera, e proprio in Svizzera morì, nel 1986. In Argentina, Borges strinse amicizia con Randall Coate, architetto e diplomatico britannico con cui condivideva un interesse profondo per la forma del labirinto, intesa sia come struttura fisica sia come metafora. Anni dopo, su iniziativa della vedova dello scrittore, María Kodama, fu proprio Coate a disegnare un labirinto vegetale a Venezia, negli spazi dietro i chiostri della Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore.
Il progetto risale agli anni Ottanta, ma la sua realizzazione arrivò solo nel 2011: oggi il percorso, disegnato con 3.250 piante di bosso (Buxus sempervirens) su una superficie di 2.300 metri quadrati, è considerato tra i più affascinanti d’Italia nel suo genere.

Tra memoria, letteratura e paesaggio: un restauro atteso
A quindici anni dalla sua realizzazione e a quarant’anni dalla morte di Borges, il labirinto è stato sottoposto a un intervento di restauro conservativo, necessario a restituire leggibilità ai 1.150 metri che compongono il disegno originario. Il pubblico potrà tornare ad ammirarlo a partire dal 10 luglio. Renata Codello, segretaria generale della Fondazione Cini, lo descrive come una presenza capace di tenere insieme mondi diversi: memoria storica e contemporaneità, scrittura e architettura, natura e paesaggio.
A rendere possibile il restauro è stato il progetto «PwC per la cultura», attraverso cui la società di consulenza sostiene da tempo iniziative legate alla crescita culturale del Paese. Non è la prima volta che PwC Italia interviene su un bene artistico italiano: in passato aveva già finanziato il restauro dei giardini dell’Accademia Carrara di Bergamo, oggi Giardini PwC, e quello del Cenacolo di Pieter Paul Rubens, conservato alla Pinacoteca di Brera. Come ha spiegato il presidente e amministratore delegato dell’azienda, Giovanni Andrea Toselli, la scelta di sostenere il Labirinto Borges nasce dal legame speciale che l’azienda ha con Venezia, «città che rappresenta un punto di riferimento culturale assoluto per l’Italia e per il mondo» e con l’intero Nord-Est, area strategica per PwC Italia. Una collaborazione, quella con la Fondazione Cini, che Toselli definisce «motivo di orgoglio», perché restituisce vita a «un luogo così amato e così simbolico».
Il Labirinto Borges racchiude in fondo un doppio volto di Venezia: quello di una città a tratti ostica, difficile da attraversare fino in fondo e proprio per questo capace di custodire sorprese e bellezze che si rivelano solo a chi ha la pazienza di cercarle.


