Il Belgio scende in campo con una divisa ispirata a Magritte

Firmata Adidas, la maglia presenta un motivo di sfere circolari e la frase "Ceci n'est pas un maillot", due richiami diretti all'universo di Magritte

Tra il clamore per la revoca del cartellino rosso per l’attaccante statunitense Folarin Balogun e la vittoria schiacciante contro gli Stati Uniti, in pochi avranno prestato attenzione alla maglia del Belgio. Eppure, i richiami nel design al pittore surrealista belga René Magritte sembrano riflettere perfettamente la prestazione straordinaria della squadra.

Realizzata da Adidas, la divisa sfoggia un’insolita combinazione di azzurro e rosa, impreziosita con dei motivi circolari ispirati al dipinto La Voix des airs del 1931, in cui tre grandi sfere fluttuano sospese sopra un paesaggio verde, selvaggio. I soggetti rappresentati derivano da un elemento ricorrente, seppur raro, nella produzione di Magritte: i campanelli. Lo stesso pittore li descriveva come oggetti capaci di trasformarsi in presenze enigmatiche e quasi inquietanti, sospese sull’orlo dell’ignoto. Era proprio questa la forza della sua pittura: alterare le proporzioni degli oggetti più comuni e collocarli in contesti improbabili, generando nello spettatore una sensazione di familiarità e, allo stesso tempo, di straniamento.

La maglia del Belgio rilegge questo motivo in chiave contemporanea, sfruttandone anche la loro somiglianza con la forma di un pallone da calcio. Il tributo al pittore surrealista però non finisce qui: sul retro del colletto infatti compare la frase “Ceci n’est pas un maillot” (“questa non è una maglia”), un riferimento immediato a La Trahison des images, l’opera del 1929 che riporta la celebre scritta “Ceci n’est pas une pipe”, che ha segnato la storia dell’arte contemporanea mettendo in discussione il rapporto tra realtà e rappresentazione.

La scelta della federazione belga di celebrare uno dei più grandi artisti del Novecento dimostra la volontà di portare nel mondo non soltanto la propria tradizione calcistica, ma anche il proprio patrimonio culturale, creando un legame tra due universi apparentemente lontani. Ciò dimostra che, nonostante sport e arte parlino linguaggi diversi, condividono la stessa capacità di emozionare e unire migliaia di persone.