Milano, muore in bici l’artista e gallerista Laura Ghirardi

L'artista milanese è stata travolta e uccisa da un camion in via Gattamelata. Aveva 66 anni ed era conosciuta per la sua attività di pittrice, scultrice e ceramista

Milano torna a fare i conti con una tragedia che sembra ripetersi con una drammatica regolarità. Laura Ghirardi, artista milanese di 66 anni, è morta dopo essere stata travolta da un camion mentre percorreva in bicicletta via Gattamelata, all’altezza dell’incrocio con via Colleoni. L’incidente è avvenuto nella mattinata di lunedì 7 luglio: i soccorsi sono stati immediati, ma per la donna non c’è stato nulla da fare. Il conducente del mezzo pesante è stato denunciato per omicidio stradale, mentre la Polizia locale sta ricostruendo con precisione la dinamica dell’accaduto.

Secondo le prime ricostruzioni, il camion e la bicicletta procedevano nella stessa direzione quando, durante una manovra del mezzo pesante, la ciclista è stata investita. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere della zona per stabilire eventuali responsabilità e verificare se abbiano inciso fattori come l’angolo cieco del camion o la conformazione dell’incrocio. La vittima non era soltanto una ciclista. Laura Ghirardi era un’artista conosciuta nel panorama lombardo, pittrice, scultrice e ceramista. Sul proprio sito si definiva un’autrice che preferiva «lasciar parlare le proprie opere», raccontando storie attraverso la materia e il colore. Gestiva la Galleria Long a Iseo e il suo atelier milanese, dove sviluppava una ricerca che spaziava tra pittura, ceramica e scultura.

La sua morte si inserisce in una lunga sequenza di incidenti che negli ultimi anni hanno coinvolto ciclisti e mezzi pesanti nell’area metropolitana milanese. Dal 2023 numerosi investimenti mortali hanno interessato incroci urbani, alimentando un dibattito che coinvolge infrastrutture, progettazione delle piste ciclabili, formazione degli autisti e dotazioni tecnologiche dei camion. Diverse inchieste giudiziarie hanno evidenziato come, in molti casi, il cosiddetto “angolo cieco” abbia avuto un ruolo determinante, mentre altre hanno acceso i riflettori anche sulla sicurezza delle infrastrutture ciclabili. Negli ultimi anni Milano ha introdotto misure per ridurre il rischio, tra cui l’obbligo per molti mezzi pesanti di essere dotati di sensori per il rilevamento degli utenti vulnerabili e telecamere per eliminare gli angoli ciechi. Tuttavia, gli incidenti continuano a verificarsi, dimostrando che la tecnologia, da sola, non basta. Servono controlli efficaci, infrastrutture che separino realmente i flussi di traffico e una pianificazione urbana capace di ridurre i punti di conflitto tra biciclette e camion.