A Somerset House “HOLY POP!” esplora il lato sacro della cultura pop

Tra santuari, gomme da masticare e reliquie, la mostra trasforma l'ossessione privata in arte pubblica, mettendo in scena una nuova geografia della devozione

Per secoli la parola “reliquia” è stata associata alla sfera religiosa: ai resti dei santi conservati come testimonianza della loro presenza, ai quali viene attribuito il potere di preservare un legame con qualcosa di più grande e invisibile. Migliaia di persone hanno affidato a questi oggetti la propria devozione, trasformandoli in simboli di fede, memoria e appartenenza. In una società sempre più distaccata dalla spiritualità, un meccanismo simile ha trovato spazio anche al di fuori della religione, penetrando profondamente nella cultura pop contemporanea. È proprio da questa riflessione che nasce HOLY POP! al Somerset House, una mostra che celebra i santuari contemporanei e indaga come, in una società sempre più individualista, la venerazione rituale delle celebrità possa diventare un nuovo modo per creare una comunità.

Dream Girl (2023) Athen & Nina: Sleepover, Gathering’s GLASSHOUSE, London. Photo: Damian Griffiths

Curata da Tory Turk, l’esposizione presenta lettere, cimeli e foto adorate dai fan, tra cui l’opera di Connor Coulston Notice Me…Take My Hand – una coppa piena di foto di Britney Spears -, un enorme omaggio a forma di cuore dedicato a Elvis Presley, avvolto da una fascia con la scritta “I can’t help falling in love with you” e e persino un lavoro dedicato a Dobby, l’elfo domestico della saga di Harry Potter. In un’epoca dominata dal digitale, HOLY POP! riporta l’attenzione sul valore degli oggetti fisici e sul loro potere di custodire emozioni, ricordi e connessioni. Il percorso accompagna il visitatore attraverso diverse forme di devozione, partendo dal rapporto più personale tra fan e icona per arrivare alla dimensione collettiva del culto.

Children of Graceland (project). Hayley Louisa Brown

A chiudere il percorso è la gomma da masticare di Nina Simone, raccolta dal musicista Warren Ellis dopo aver assistito all’ultimo concerto della cantante. Un oggetto comune, destinato normalmente a perdere ogni valore nel momento stesso in cui viene consumato, è stato trasformato dallo sguardo di un fan in una reliquia personale, fino a diventare il punto di partenza del memoir di Ellis del 2021, Nina Simone’s Gum: A Memoir of Things Lost and Found. La sua storia racchiude perfettamente il senso della mostra: il valore di un oggetto non risiede nella sua natura materiale, ma nella memoria e nell’emozione che riesce a custodire. Come racconta Turk, la mostra osserva proprio questi piccoli rituali quotidiani, dai ricordi conservati sul frigorifero ai fiori e ai messaggi lasciati sulle tombe delle celebrità, mostrando come i fan creino spontaneamente luoghi di memoria dedicati ai propri eroi.

«Indipendentemente dalla propria religione, la fede nasce sempre dal cuore – spiega la curatrice – HOLY POP! racconta il nostro desiderio profondamente umano di credere in qualcosa di più grande di noi, perché è proprio questo a farci sentire vivi».

Ph: David Parry