È morto all’età di 81 anni il romano Fausto Delle Chiaie, figura inclassificabile dell’arte contemporanea italiana, conosciuto da migliaia di romani e turisti per il suo museo all’aperto allestito ogni giorno tra l’Ara Pacis e piazza Augusto Imperatore. La notizia della sua scomparsa segna la fine di una delle esperienze artistiche più originali e coerenti del panorama italiano. Per oltre quarant’anni Delle Chiaie ha scelto di sottrarsi ai circuiti tradizionali dell’arte, trasformando il marciapiede nel proprio spazio espositivo. Le sue installazioni, costruite con oggetti abbandonati, materiali di recupero, piccoli assemblaggi e interventi ironici, nascevano dal dialogo diretto con la città. L’opera non era destinata al museo, ma al passante, chiamato a fermarsi, osservare e spesso sorridere. Un’idea radicale che anticipò molte riflessioni contemporanee sullo spazio pubblico e sulla partecipazione.



Autore del Manifesto Infrazionista (1986), Delle Chiaie definiva la propria pratica come un’azione di “collocazione” e “donazione”: le opere venivano lasciate nei luoghi dell’arte e della vita quotidiana senza alcuna mediazione, affidandosi allo sguardo di chi le incontrava. La Treccani ha riconosciuto il suo lavoro come uno degli episodi più significativi della street art italiana ante litteram, ben prima che il termine diventasse di uso comune. Achille Bonito Oliva lo definì efficacemente un “artista en plein air”, mentre negli anni la sua ricerca è stata sostenuta da critici come Carolyn Christov-Bakargiev, Jan Hoet e Cesare Pietroiusti. Pur partecipando a mostre e progetti internazionali, Delle Chiaie rimase fedele alla propria idea di arte quotidiana, gratuita e accessibile, costruita lontano dal mercato e vicina alle persone. Il suo “Museo all’aria aperta” era un luogo in continua trasformazione, fatto di incontri, conversazioni e piccoli gesti, dove ogni visitatore diventava parte dell’opera stessa.

Negli ultimi anni il riconoscimento istituzionale è finalmente arrivato. Nel 2023 il Governo gli ha concesso il vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli, riconoscendo il valore di una ricerca artistica sviluppata con straordinaria coerenza, spesso in condizioni economiche difficili. Alcune sue opere sono inoltre entrate nella Collezione Farnesina, confermando il ruolo ormai acquisito nella storia dell’arte contemporanea italiana. La scomparsa di Fausto Delle Chiaie lascia un vuoto non soltanto nel panorama artistico romano, ma nell’idea stessa di arte pubblica. Ha dimostrato che un museo può nascere su un marciapiede, che un oggetto scartato può diventare poesia e che il pubblico più importante non è quello delle inaugurazioni, ma quello che inciampa casualmente in un’opera durante una passeggiata.


