L’idea è difficile da contestare. Più librerie, soprattutto nei territori dove non ce ne sono, significa più cultura, più presìdi sociali, più occasioni di lettura. Per questo il Ministero della Cultura ha pubblicato il bando Librerie under 35, mettendo a disposizione 4 milioni di euro per sostenere l’apertura di nuove librerie indipendenti gestite da giovani imprenditori. Il contributo può arrivare fino a 24 mila euro, con un ulteriore incentivo di mille euro destinato alla formazione e al tutoraggio. La priorità sarà data alle aree interne, ai piccoli comuni, ai territori privi di librerie o di biblioteche statali e, negli altri casi, alle librerie realmente indipendenti rispetto ai punti vendita affiliati a grandi gruppi.
L’obiettivo dichiarato dal ministro Alessandro Giuli è quello di trasformare le librerie in presìdi culturali permanenti. Ma la domanda vera è un’altra: 24 mila euro, o meno in altri casi, bastano per costruire un’impresa che possa sopravvivere? Il bando infatti interviene sul momento più visibile del problema: l’apertura. Non affronta invece quello che, secondo quasi tutte le analisi economiche sul settore, rappresenta il nodo centrale: la sostenibilità. Una libreria indipendente vive con margini estremamente ridotti. I costi fissi sono elevati: affitti, personale, utenze, logistica, software gestionali, eventi culturali. A questi si aggiunge la concorrenza permanente dell’e-commerce, delle grandi catene e delle piattaforme digitali.


Aprire una libreria significa affrontare mesi, se non anni, prima di raggiungere un equilibrio economico. Il contributo pubblico copre parte dell’investimento iniziale, ma non interviene sul capitale circolante, sulla liquidità necessaria nei primi anni o sulle difficoltà di gestione quotidiana. È il classico rischio delle politiche “una tantum”: aiutare a partire senza accompagnare il percorso. Guardando all’estero emerge un elemento costante. I Paesi dove le librerie indipendenti resistono meglio non puntano soltanto sui contributi economici. La Francia rappresenta il caso più noto. Da oltre quarant’anni protegge il settore attraverso il prezzo fisso del libro grazie alla Loi Lang del 1981 (ovvero la normativa francese voluta dall’allora Ministro della Cultura Jack Lang, che impone il prezzo unico per i libri nuovi in tutto il Paese), aiuti pubblici, fondi dedicati, sostegni alla modernizzazione, interventi fiscali e perfino norme specifiche contro gli sconti aggressivi dell’e-commerce.
Nel 2021 Parigi ha persino introdotto una normativa che limita la concorrenza basata sulle spedizioni quasi gratuite praticate dai grandi operatori online, misura ribattezzata dalla stampa “anti-Amazon”. Eppure neppure la Francia è immune dalle difficoltà. Nel 2024 hanno aperto 129 nuove librerie indipendenti, ma ne hanno chiuse 72. Gli studi del Centre National du Livre indicano tra le principali criticità l’aumento dei costi di gestione, l’inflazione e la crescita dell’e-commerce. Dunque, anche in un ecosistema molto più protetto di quello italiano, le librerie restano attività economicamente fragili. Inoltre c’è anche un problema generazionale, ovvero che il bando è riservato agli under 35.

La scelta vuole incentivare l’imprenditoria giovanile, ma introduce inevitabilmente un criterio anagrafico. Nel settore librario, tuttavia, l’esperienza professionale conta moltissimo. Molti dei migliori librai italiani arrivano dopo anni trascorsi nell’editoria, nella distribuzione o nella gestione culturale. Escludere chi supera i 35 anni significa rinunciare a una parte di competenze che potrebbero aumentare le probabilità di successo delle nuove librerie. L’età, da sola, non misura né la capacità imprenditoriale né la qualità del progetto. Il fondo del Ministero rappresenta un segnale politico importante. Riconosce che le librerie non sono semplici esercizi commerciali ma infrastrutture culturali. Tuttavia, se l’obiettivo è invertire davvero la desertificazione libraria italiana, difficilmente basteranno quattro milioni destinati alle nuove aperture. Servirebbero politiche permanenti: incentivi fiscali, sostegno alla gestione nei primi anni, interventi sui costi degli affitti, programmi di formazione manageriale, rafforzamento delle biblioteche come partner delle librerie e una riflessione più ampia sul rapporto tra commercio online e rete libraria. Perché il vero problema delle librerie italiane non è riuscire ad aprire, ma riuscire a festeggiare il quinto anniversario.


